Capannoni Monteco e la leggenda su abusi e inagibilità: ecco cosa c'è dietro

All’ombra della presunta inagibilità dei capannoni Monteco, su cui il Tar ha fissato un punto fermo stabilendo che non vi fosse ragione di ritenere che le strutture non fossero a norma, c’è un retroscena che forse è in grado di chiarire il perché si è posta la questione.

BRINDISI - All’ombra della presunta inagibilità dei capannoni Monteco, su cui il Tar ha fissato un punto fermo per i fatti più recenti (dopo il 2010) stabilendo che non vi fosse ragione di ritenere che le strutture non fossero a norma, c’è un retroscena che forse è in grado di chiarire il perché si è posta la questione. Un retroscena a suon di carte bollate che spiega anche come mai la Monteco sia finita a giudizio per una presunta serie di irregolarità sulle “carte”. Vi è poi, per fatti antecedenti al 2010, decreto di citazione a giudizio per i responsabili della ditta che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani a Brindisi, e ciò deriva a quanto si può appurare da una querela formulata che ha dato avvio a indagini prima e poi all’azione penale che per la tipologia di reati non presuppone il passaggio dall’udienza filtro ma prevede l’approdo direttamente dinanzi al giudice monocratico. Sarà quella la sede in cui gli imputati potranno chiarire il loro operato e dimostrare quanto già rappresentato ai giudici amministrativi che di recente ne hanno preso atto. 

Il retroscena riguarda una dispota tra la MaMe srl, azienda che ha dato in locazione a Monteco i capannoni, e un privato cittadino che è acquirente di un terreno adiacente ai capannoni industriali su cui si è acceso il dibattito.

Il privato cittadino, spiega l’avvocato Ercole Pennetta, per la Ma.Me. srl: “In tale vicenda Antonio Orassi (l’acquirente, ndr) si descrive come danneggiato – scrive il legale - da MaMe srl, la quale gli avrebbe venduto circa dieci anni fa un terreno ad uso industriale ma in realtà privo dei necessari requisiti di edificabilità. Si ipotizzano inoltre strane "manovre" che la cliente avrebbe posto in essere per danneggiare l'Orassi e favorire la Monteco srl, nell'ottica di sanare ipotetici abusi edilizi senza coinvolgere - o peggio, all'insaputa - del ridetto signor Orassi”.

“La Mame srl all'inizio degli anni '80 ha acquistato due terreni in zona industriale di consistenza pressoché identica – circa 4mila mq ciascuno – ed ha chiesto ed ottenuto dal Comune di Brindisi il permesso a costruire su entrambi i terreni alcuni capannoni industriali di dimensioni varie. I capannoni sono poi stati costruiti soltanto su uno dei due terreni, rimanendo quello ipotizzato sull'altro terreno allo stato di progetto. Tutti i capannoni hanno ottenuto regolare agibilità e sono stati utilizzati senza alcun problema per vari decenni”.

Ecco cosa succede in seguito: “Nel 2003 il Antonio Orassi chiese di acquistare il terreno rimasto libero e sottoscrisse una dichiarazione, acquisita al protocollo dell'allora Consorzio Sisri oggi Asi il 8.1.2003, con la quale dava atto e riconosceva che il terreno che andava ad acquistare era gravato dalla esistenza di un progetto approvato per la edificazione di un capannone industriale. Con la medesima dichiarazione si impegnava poi a costruire in conformità a quel progetto, intendendosi per conformità ovviamente e solamente il rispetto dei limiti urbanistici di superfici e volumi atteso che nessuno poteva e può impedirgli di costruire un manufatto di forme diverse da quanto a suo tempo concesso”.

“Pochi mesi dopo la vendita del terreno – prosegue - intervenuta alla fine di gennaio del 2003, il Consorzio Sisri prese a sostenere una tesi secondo la quale la vendita del terreno avrebbe in primo luogo generato una singolarissima in diritto ipotesi di abusivismo sopravvenuto dei capannoni già edificati da MaMe srl e contestualmente avrebbe impedito al sig.Orassi di costruire secondo i suoi desideri ed aspettative sul terreno acquistato”. Ecco da dove vengono quindi le presunte irregolarità che avrebbero impedito, a quanto sostenuto dall’amministrazione comunale, a Monteco, di continuare a operare.

Nel settembre dello scorso anno, a seguito di rituale conferenza di servizi convocata dal Comune di Brindisi per risolvere i vari problemi finalmente Comune ed ASI hanno dato atto che: la vendita del terreno è stata operazione perfettamente lecita ed espressamente prevista come tale dalle norme tecniche di attuazione del piano regolatore dell'AsiI; tale operazione non è mai stata suscettibile di incidere sulle potenzialità edificatorie del terreno acquistato dal Anotnio Orassi, il quale è quindi sempre stato libero ed è libero di costruire sulla proprietà acquistata nel rispetto dei limiti di superfici e volumi stabiliti dai piani regolatori del Comune e dell'Asi. Ma soprattutto che “i capannoni Ma.Me srl rispettano ed hanno sempre rispettato i limiti di edificabilità ed i rapporti tra superficie coperta e superficie scoperta previsti dai citati piani regolatori, e non sono quindi mai stati minimamente abusivi né in tutto né in parte”.

Nessun abuso, quindi, a dire del legale, è mai stato compiuto. E ciò potrà ance essere dimostrato in sede dibattimentale.

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