Cronaca

Morì dopo caduta in casa: arrestato il figlio. Le aveva inferto uno schiaffo

E' morta per una banalissima lite per il formaggio la 68enne di Brindisi Rita Bove deceduta il 13 ottobre scorso nell'ospedale Perrino di Brindisi dove era giunta il giorno prima dopo un caduta in casa provocata da uno schiaffo inferto dal figlio

BRINDISI – E’ morta per una banalissima lite per il formaggio la 68enne di Brindisi Rita Bove deceduta il 13 ottobre scorso nell’ospedale Perrino di Brindisi dove era giunta il giorno prima dopo un caduta in casa provocata da uno schiaffo inferto dal figlio. Lo stesso che nel pomeriggio di ieri, martedì 31 gennaio, è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia” e “omicidio preterintenzionale”. Si tratta di un uomo di 43 anni, indagato sin da subito dopo il decesso.

A fare luce sulla vicenda i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di Brindisi diretta dal capitano Luca Morrone che si misero a lavoro subito dopo i fatti. La donna era giunta in ospedale in gravi condizioni con traumi alla testa, emerse subito che precedentemente c’era stata una lite in famiglia.

La vittima viveva con il figlio di 43 anni, bracciante agricolo, in un appartamento in via Arturo Martini al quartiere Sant’Elia. I “futili motivi” di cui si parlò sin da subito, riguardano una richiesta su dove si trovasse il formaggio. La lite degenerò e l’uomo colpì la madre al volto facendola cadere per terra: la donna batté la testa poi fu colta da malore, chiese aiuto ai vicini che fecero scattare l’intervento del 118. La signora fu ricoverata ma il suo cuore cessò di battere il giorni successivo. 

Il pubblico ministero Iolanda Daniela Chimienti avviò un’inchiesta per omicidio preterintenzionale, e dall'autopsia eseguita il 15 ottrobre successivo dal medico legale Antonio Carusi riscontrò una emorragia cerebrale massiva" riconducibile quasi certamente alla caduta. I militari del Norm si misero subito a lavoro ascoltando alcuni testimoni e lo stesso indagato che in un primo momento fornì parziali ammissioni per poi ritrattare. Emerse che la vittima in passato aveva già informato le forze dell’ordine per gli abusi subiti, aveva sempre indicato il figlio convivente come responsabile delle violenze.

Nel giro di tre mesi il caso è stato chiuso. Il 43enne è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e rinchiuso nella casa circondariale di via Appia a Brindisi in attesa dell’interrogatorio di garanzia che avverrà alla presenza del suo legale di fiducia, l’avvocato Raffaele Giannoccaro.

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