Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

“Brindisi non ha castelli aperti al pubblico: niente pubblicità sui bus Stp”

Ecco il motivo per cui circola l’invito a visitare quello di Gallipoli. Intanto la fortezza del comune salentino viene promossa anche a Bari. Forte e mare e castello svevo sono off limit: il primo è stato devastato dai ladri ed è chiuso, il secondo ospita la Marina Militare dal 1909

BRINDISI – Triste verità: “Brindisi non ha castelli fruibili, nessuno dei due è aperto al pubblico, di conseguenza non è possibile promuovere le fortezze in chiave turistica”. Il motivo per il quale non c’è traccia delle fortezze brindisine sugli autobus della Stp è tutto qui, lo dicono chiaramente da Bari, sede degli uffici regionali per la Promozione, la cultura e la  conoscenza del territorio.

Risiede nella situazione paradossale in cui il comune capoluogo, uno tra i pochi ad avere due castelli a testimonianza del passato raccontato sui libri di storia, è piombato da anni ormai, “colpa” da un lato dei vincoli militari che ancora blindano il castello “di terra” e dall’altro dell’indecisione sul futuro di quello di mare, condannato anche al buio dopo i furti di cavi di rame.

Risultato finale: cancelli chiusi, vietato l’ingresso ai turisti e prima ancora ai brindisini che possono sì vederli dall’esterno, ma nulla di più. Devono appunto accontentarsi di uno sguardo e qualche scatto affidato ai social network nella speranza che qualcuno faccia qualcosa.  Al momento tutto fermo. Niente ha potuto lo spirito di campanile, l’orgoglio di essere brindisini che si è fatto sentire nel vedere il messaggio stampato sui bus della Società Trasporti Pubblici.

Il Castello Svevo di Brindisi, inserito tra i beni alienabili da parte della DifesaIn una situazione come quella brindisina fare pubblicità, o meglio, promozione a scopo turistico non è possibile e ancora prima è impensabile. A Gallipoli, invece, è tutta un’altra storia. E a Bari, negli uffici della Regione, dove è stato concepito il progetto “Salento di Mare e di Pietre” che per Brindisi – in teoria – calzava a pennello – non hanno potuto fare altro che prenderne atto e procedere, di conseguenza, con l’investimento sul castello gallipolino veicolato non solo qui da noi, ma anche nel Barese. Tanto è vero che dal mese di giugno a Bari rimbalza lo stesso invito a visitare il castello di Gallipoli, affidato ai cartelloni sei metri per tre.

L’iniziativa, confermano, rientra nella più ampia articolazione chiamata “Adrifort, focalizzato soprattutto sullo sviluppo di un modello di lavoro comune per sostenere le istituzioni, da quelle locali a quelle regionali, nella gestione e nel riuso delle fortificazioni costiere”. La Regione Puglia, in particolare, aveva la disponibilità di un budget complessivo di 136mila euro, con “il compito di svolgere un'azione pilota in grado di creare un itinerario integrato che coinvolgesse una delle fortezze presenti in Puglia e gli altri beni culturali del territorio interessato”. 

“L'iniziativa, quindi, doveva necessariamente coinvolgere una fortezza "gestita" e "fruibile" e, pertanto, la Regione , tra le tante, ha individuato quella di Gallipoli” dove, peraltro, dall'estate 2014 è in corso una delle esperienze più innovative con la gestione del castello affidata a seguito di un bando pubblico ad un soggetto privato che ha anche sostenuto i costi per rendere fruibile il bene.

Brindisi non poteva essere scelta, pur essendo parte del Salento e avendo non uno ma due castelli. La spiegazione c’è. E la rabbia dei brindisini pure. Anzi. Schizza alle stelle ora che si è capito il motivo per il quale i castelli indigeni non viaggiano sulle quattro ruote della Stp.

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