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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca

"Ma che rapina, un dispetto all'amante del mio compagno. E in casa c'erano le lettere"

Cosa non farebbe una donna assillata dal sospetto, attanagliata dalla gelosia e mossa dal bisogno di cercare la verità a tutti i costi. Cosa ha combinato, per sua stessa ammissione, Addolorata Laghezza, 34 anni, arrestata l'altro ieri dagli agenti della sezione Volanti per una rapina impropria che non era mai stata nelle sue intenzioni.

BRINDISI - Cosa non farebbe una donna assillata dal sospetto, attanagliata dalla gelosia e mossa dal bisogno di cercare la verità a tutti i costi. Cosa ha combinato, per sua stessa ammissione, Addolorata Laghezza, 34 anni, arrestata l’altro ieri dagli agenti della sezione Volanti per una rapina impropria che non era mai stata nelle sue intenzioni.

Lo ha spiegato al giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso, stamani, nel corso dell’interrogatorio di convalida che ha sostenuto al fianco del suo legale Giampiero Iaia. Non un furto, poi trasformatosi in rapina. Ma una incursione nell’abitazione di una donna che a suo dire è l’amante del compagno con cui convive da sette anni. “Ho messo a soqquadro l’abitazione, per sfregio. Poi ho frugato nei cassetti, perché cercavo le lettere d’amore fra lei e il mio uomo, e le ho pure trovate”.

La donna è stata scarcerata. Convalidato l’arresto, il giudice ha dovuto prendere atto che non c’erano esigenze cautelari in riferimento al reato contestato. Semmai ne sono stati commessi altri, ma si dovrà procedere per querela di parte. O comunque, anche se d’ufficio, sarà il pm di turno a dover riformulare le accuse. Nel frattempo la donna che ritiene d’essere stata tradita e che accecata dalla gelosia ha agito d’impulso può tornare a casa in tutta libertà.

La versione dei fatti lascia di stucco, ma chi inventerebbe mai una giustificazione del genere dinanzi a un giudice scendendo così in profondità nelle proprie questioni private e tirando in ballo una vittima, tratteggiandola come rivale in amore? Non foss’altro che per orgoglio una donna non giungerebbe mai a tanto, neppure per tirarsi fuori da un mare di guai. E’ così che il gip ha creduto alla ricostruzione. E ha proceduto revocando ogni misura cautelare.

Addolorata Laghezza-2Addolorata Laghezza era accusata di un reato grave, per altro contestatole in concorso con una persona ignota. Secondo l’accusa era entrata in casa di un’altra donna e aveva frugato in ogni dove per sottrarre 220 euro che a quanto pare non sarebbero stati prelevati dall’abitazione della stessa. Del resto non erano stati rinvenuti quando i poliziotti l’avevano bloccata per condurla presso la casa circondariale di Lecce, il 28 maggio scorso. Sembrava così chiaro, tutto. E invece, non lo era affatto. La 34enne non si era intrufolata in un appartamento altrui, approfittando dell’assenza della proprietaria, per cupidigia di denaro o per appropriarsi di preziosi. Tutt’altro intento.

Da giorni la martellava il dubbio che in quella casa ci abitasse una persona molto vicina al suo compagno. Aveva da scoprire se quanto intuito rispondesse al vero. Perché accade di solito che una donna non sopporti di sentirsi ingannata. Si può arrivare a perdere la ragione. E se c’è chi si spinge soltanto fino a controllare telefonini, iPad e messaggini del fidanzato, qualcuno va oltre. Fino a correre il rischio di passare per ladra.

Lo ha spiegato senza remore: “volevo mettere tutto in disordine per sfregio, e l’ho fatto. Poi ho cercato le lettere. E c’erano pure quelle”. Non che sia un comportamento edificante intrufolarsi nelle stanze altrui per fare dispetto. Ma, almeno questo, la donna “tradita”, scrollandosi di dosso le accuse più pesanti, ha potuto ottenere di tornarsene a casa. Farà i conti con il marito. Per tutto il resto, sono stati disposti approfondimenti investigativi. 

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