Cronaca

Omicidi e ferimenti Scu: i pm chiedono cinque ergastoli e pene fino a 12 anni

Carcere a vita, nonostante lo sconto di pena previsto dal rito, per cinque presunti esponenti Scu., pene fino a 12 anni per gli altri. E’ il conto presentato dall’accusa a 15 dei 22 “affiliati” alla Sacra corona unita che avrebbero compiuto a vario titolo 4 omicidi e 6 ferimenti dal 1998 al 2010.

BRINDISI - Carcere a vita, nonostante lo sconto di pena previsto dal rito, per cinque presunti esponenti Scu., pene fino a 12 anni per gli altri. E’ il conto presentato dall’accusa a 15 dei 22 “affiliati” alla Sacra corona unita che avrebbero compiuto a vario titolo 4 omicidi e 6 ferimenti dal 1998 al 2010. Sono coloro che hanno scelto la via del giudizio abbreviato in sede di udienza preliminare e per i quali oggi vi è stata la requisitoria dei pm della Dda di Lecce Alberto Santacatterina e Valeria Farina Valaori.

Tutti i fatti contestati sono stati ricostruiti attraverso il racconto di 11 collaboratori di giustizia e di una delle vittime di un agguato, sopravvissuta per miracolo. Oggi in aula la confessione di Franco Locorotondo che ha ammesso di aver tentato di uccidere il pentito Francesco Gravina (Gabibbo) per motivi passionali.

Queste le richieste dei pm: Francesco Argentieri (ergastolo), Tommaso Belfiore (6 anni e 6 mesi), Carmelo Cavallo di Ostuni (7 anni e 4 mesi), Marcello Cincinnato (ergastolo), Diego Dello Monaco (8 anni), Antonio Epicoco (ergastolo), Francesco Gravina, soprannominato Pizzaleo (12 anni), Francesco Gravina, soprannominato Gabibbo, dalla scorsa primavera collaboratore di giustizia (6 anni), Emanuele Guarini (ergastolo), Cosimo Giovanni Guarini (1 anno e 4 mesi), Giuseppe Leo, collaboratore di giustizia (6 anni e 6 mesi), Francesco Locorotondo (12 anni), Massimo Pasimeni (ergastolo), Salvatore Solito (8 anni) e Carmelo Vasta di Ostuni (8 anni). Il collegio difensivo è composto da: Raffaele Missere, Ladislao Massari, Marcello Falcone, Rosanna Saracino, Giancarlo Camassa, Cinzia Cavallo, Gianfrancesco Castrignanò, Gianvito Lillo, Daniela D’Amuri. 

La gran parte di essi è accusata di aver compiuto omicidi o tentati omicidi con l’aggravante del metodo mafioso. Diciotto di loro furono sottoposti a custodia cautelare nell’operazione Zero dell’ottobre 2014. Le indagini sono state compiute dai poliziotti della Mobile di Brindisi e dai carabinieri del reparto operativo di Brindisi. Gli episodi sono stati ricostruiti attraverso il racconto di 11 collaboratori di giustizia e di una delle vittime di un agguato, sopravvissuta per miracolo. Tra i fatti contestati l’omicidio, a Bar in Montenegro, di un giovane reo di aver spacciato droga senza l’autorizzazione del clan, il delitto del fratello di un pentito, l’agguato su commissione di un uomo a Mesagne (Brindisi) che fu messo a segno per accrescere il consenso sociale dell’organizzazione criminale, e anche una sparatoria dinanzi a una nota discoteca estiva di Ostuni (Brindisi).

Ecco gli episodi nel dettaglio:

Omicidio di Nicolai Lippolis: Il 10 luglio 2011 Mario Lippolis, fratello di Nicolai, presenta denuncia di scomparsa del fratello e riferisce che si era allontanato da casa un giorno dell'anno 1998 per sottrarsi alla cattura in esecuzione di un ordinanza di custodia cautelare e non vi aveva fatto più ritorno. Aveva contattato la madre al telefono solo una volta facendo intendere di trovarsi in Montenegro. Disse, il fratello, che Nicolai faceva uso di droga. Il cadavere viene ritrovato il 7 ottobre 2009 a Bar, proprio in Montenegro.

Era sotterrato da circa cinque o sei anni. Furono riscontrati fori procurati da un'arma da fuoco alla testa, al petto e alla scapola sinistra. Nelle tasche c'era ancora il tesserino del codice fiscale. Penna disse di aver appreso da Emanuele Guarini di essere preoccupato perché il collaboratore Tommaso Belfiore aveva riferito di aver avuto mandato di eliminare quel ragazzo reo di aver spacciato droga senza autorizzazione. Per quel delitto sono indagati Marcello Cincinnato, Giuseppe Leo, Tommaso Belfiore, Antonio Epicoco e Emanuele Guarini.

Ferimento di Claudio Facecchia: gli autori sono Massimo Pasimeni, Ercole Penna e Giuseppe Locorotondo che in concorso con due persone decedute avrebbero prelevato la vittima, l'avrebbero condotta in aperta campagna e gli avrebbero sparato con una mitraglietta Skorpion. Pasimeni aveva autorizzato dal carcere.

Il movente? Facecchia aveva pagato solo un milione di lire come "punto" sul contrabbando, e non era stato ritenuto sufficiente. Fu prelevato con la forza, portato in un bar nel centro di Mesagne dove fu poi rinvenuta l'auto in moto, con appunti importanti per le indagini. Era il primo gennaio 1997, il giorno di Capodanno.

Omicidio di Antonio Molfetta. Era detto "Toni Cammello", di Torre Santa Susanna affiliato a Delle Grottaglie. Tra il 29 maggio 1998 (data della scomparsa) e l'8 ottobre 1998 (data del ritrovamento) Molfetta fu ucciso nelle campagne di Ostuni perché era ritenuto confidente delle forze di polizia. Responsabili: Massimo Pasimeni, Ercole Penna, Francesco Argentieri. Dal carcere Pasimeni tramite "sfoglie" diede l'ok. La vittima fu colpita al volto con un corpo contundente poi più colpi d'arma da fuoco, sempre in faccia, a munizionamento singolo e di grosso calibro.

Omicidio di Antonio D'Amico: autori Francesco Campana e Carlo Gagliardi, il primo in permesso premio. Il 9 settembre 2001 lo condussero sulla diga, a Brindisi, nel feudo di Campana. Spararono al capo e al torace più colpi di fucile a pallettoni calibro 12. Antonio D'Amico era il fratello di Massimo, collaboratore di giustizia, detto Uomo Tigre. Entrambi, sia Campana che Gagliardi erano evasi. La vittima aveva addosso attrezzatura da pesca, giubbotto, lampadina e altro. In quei momenti era in corso la festa del Casale e gli spari si confusero con i botti. I famigliari di D'Amico non collaborarono.

Ferimento di Tobia Parisi. E' uno dei fattacci più freschi, l'unico ad essere calato nella vita quotidiana, anzi notturna della movida, e ad essere stato commesso con incoscienza, includendo nel novero dei rischi anche quello di far male ad altri, come effettivamente accadde. Era il 31 maggio del 2009: Tobia Parisi faceva il buttafuori in discoteca e non fece entrare Carmelo Vasta, ostunese.

Litigarono, anche perché c'erano da tempo dissidi sulla gestione della guardiania dell'Aranceto, locale 'cool' di Rosa Marina. Carmelo Cavallo, già arrestato per questi fatti, sparò più colpi di una calibro 7,65, una Zastava secondo la prima versione dei fatti. Con lui c'era Vasta e lo sapevano anche le pietre. Non c'erano elementi per dimostrarlo. Vasta chiamò ai giornali, disse: "se sono stato io perché non vengono a prendermi?". Era sicuro di restare impunito.

Poi, qualcuno ha parlato. E si è capito che invece era Vasta che steso per terra sparava tra la folla, almeno cinque colpi. Penna dice: "L'Aranceto era sotto la nostra protezione" ed è per questo che c'era Parisi alla porta. Il 19 ottobre nel carcere di Taranto Vasta rifiutò il prelievo di un campione di saliva per i riscontri, da comparare con il profilo genetico prelevato da una montatura dei suoi occhiali. Cavallo è coinvolto, ma solo perché partecipò alla colluttazione.

Tentato omicidio di Francesco Palermo. Lo volevano morto. Chi? Ercole Penna, Vito Stano Francesco Gravina Senior, detto Chicco Pizzaleo. Perche? Era un omicidio su commissione, di quelli che servono alla Scu, per accrescere il proprio consenso sociale. Un esterno chiese l'eliminazione di Palermo che occupava a quanto pare indebitamente una abitazione. Diecimila euro e i killer entrarono in azione. Stano e Gravina i due sicari. Lo aspettarono, il 20 gennaio 2010, mentre usciva di casa. Gli spararono colpi di fucile a pallini ma non lo uccisero. Fu ferito a un braccio. Ma mirarono troppo in alto perché non si possa ipotizzare il tentato omicidio, con metodo mafioso.

Ferimento di Franco Locorotondo. E' una delle verità di Penna. Ragioni sentimentali. Roba di relazioni con mogli altrui, di parenti dei Gravina. Penna diede l'ok, eseguirono i due Gravina. Il 26 marzo 2010 gli spararono all'altezza di organi vitali mentre era alla guida di un'auto vicino alla concessionaria da lui gestita. Dovevano eliminarlo. Avevano avuto il placet del capo che su queste faccende voleva che gli affiliati se la sbrigassero da soli.

Ferimento di Gravina Francesco, detto Gabibbo: era il 13 agosto 2010, fu come è facile comprendere, una vendetta trasversale.

Ferimento di Vincenzo Greco: datato il primo luglio 2010. Agirono Francesco Campana e il suo braccio destro, Ronzino De Nitto. Spararono all'ora di pranzo con una calibro 9. Volevano ammazzarlo: lo colpirono a una spalla e all'addome, non riuscendo nell'intento per cause indipendenti dalla propria volontà. Colpirono di striscio anche Gianni Caputo. Lo scopo? Punire il fratello di Vincenzo Greco, Leonardo Greco, per vendicare l'aggressione subita nel carcere di Lecce da Antonio Campana che a quanto pare era stato picchiato.

Delitto Tommaso Marseglia: ucciso da più colpi di una calibro 12 a pallettoni perché aveva picchiato Carlo Cantanna, vecchia gloria della Scu, il quale era stato schiaffeggiato da Marseglia in presenza di altre persone e quindi umiliato. Anche questo delitto con l'aggravante di aver agevolato un'associazione mafiosa. Alla ricostruzione della verità collaborarono anche la moglie e il figlio.

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