Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Omicidio Carvone, prosegue in aula la battaglia per la qualificazione del reato

L'imputato Giuseppe Ferrarese deve rispondere di omicidio volontario, mentre per la difesa sarebbe preterintenzionale. In aula i periti di parte, che hanno ricostruito la traiettoria dei colpi sparati

BRINDISI - Se per l'accusa non ci sono dubbi - il delitto Carvone è omicidio volontario - per la difesa dell'imputato i dubbi ci sono, e come. Si è tenuta nella mattinata di oggi, martedì 9 luglio 2024, presso l'aula Metrangolo del tribunale di Brindisi un'altra udienza del relativo processo, davanti alla corte d'assise presieduta dal presidente Maurizio Saso (a latere Adriano Zullo). La titolare del fascicolo è la sostituta procuratrice della Dda di Lecce Carmen Ruggiero. Unico imputato per la morte del 19enne Giampiero Carvone, il 28enne Giuseppe Ferrarese, assistito dagli avvocati Cosimo Lodeserto ed Emanuela De Francesco. C'è anche un altro imputato, Orlando Carella, che però deve rispondere di minacce nei confronti della testimone chiave. È assistito dall'avvocato Giuseppe Guastella. Nell'udienza odierna, si è proseguito con l'ascolto dei testi presentati dalla difesa di Ferrarese e, successivamente, con l'ascolto di Carella.

Da sinistra, il giudice Adriano Zullo e il presidente Maurizio Saso

La scorsa udienza

Prima di raccontare lo svolgimento dell'udienza, è bene ripercorrere brevemente la precedente, che si è celebrata il 21 maggio scorso. È stata la volta di  altri testimoni della difesa di Ferrarese. Il vice sovrintendente Mauro De Vitis, della sezione volanti della questura di Brindisi, è intervenuto la sera dei fatti. L'agente, rispondendo alle domande dell'avvocato De Francesco, ha spiegato che il corpo della vittima "era in posizione prona, quindi con il capo rivolto verso... Cioè, le spalle verso il civico 19 e il capo rivolto verso la strada, a circa 3/4 metri dall'ingresso del 19", ovvero l'ingresso principale dell'abitazione. Proprio la posizione del corpo del giovane ha portato a un "acceso dibattito" tra l'avvocato Lodeserto e la pm Ruggiero. In sede di controesame il teste ha confermato che la parte più vicina al portone erano i piedi di Carvone e non il capo. Sono stati esaminati anche altri testi, medici e infermieri del 118.

Omicidio Carvone, udienza del 9 luglio 2024

La traiettoria dei tre proiettili

L'udienza di oggi, cominciata poco dopo le 10, ha visto come di consueto la presenza delle parti civili, i famigliari di Carvone, assistiti dall'avvocato Marcello Tamburini. Non poteva essere presente il perito Giuseppe Lanunziata, sul banco dei testimoni c'era il criminologo investigativo Roberto Lazzari, che ha redatto insieme a Lanunziata la perizia di parte. L'ascolto è stato condotto dall'avvocato Lodeserto. In breve: si sono trovate dopo il delitto tre ogive (proiettili) conficcate in un'autovettura, in tre posizioni e altezze differente. Sono stati sparati tre colpi, perché tre sono anche i bossoli. Uno di questi proiettili ha trapassato il cranio della vittima. Immaginando una triangolazione con sparatore, vittima e auto, essi devono essere allineati. Per la perizia - e per gli avvocati Lodeserto e De Francesco - il colpo ha attraversato il cranio della vittima mentre questi era in fase di caduta. L'auto non era parcheggiata sullo stesso piano di vittima e sparatore, ma più in basso di 25 centimetri. I proiettili rinvenuti hanno altezze diverse: esplodendo tre colpi in rapida successione, il polso tende ad alzarsi ("rinculo").

La sostituta procuratrice Carmen Ruggiero-2

La ricostruzione della difesa

La perizia ha spiegato che, se Carvone fosse stato in piedi, il colpo si sarebbe conficcato all'altezza del bacino. Tra le tre ogive, ce n'è una particolarmente "intonsa". Sarebbe quella che prima ha attraversato il cranio della vittima, per poi conficcarsi nell'auto. Le altre due hanno "danni" differenti e più consistenti. L'altra, invece, ha avuto un rallentamento, appunto. L'altro perito di parte ascoltato è Walter De Nitto, che ha redatto la consulenza sulle note medico-legali. Sul corpo di Carvone erano presenti segni sul fianco destro, compatibili con la caduta. Ha spiegato che non c'è stata nessuna deviazione, in base ai suoi rilievi, del proiettile. La traiettoria è lineare. Il colpo, nella ricostruzione difensiva, è partito da circa 22 metri. I bossoli sono stati trovati all'inizio di un sottopassaggio, che collega i due piazzali delle palazzine. All'inizio si trova lo sparatore, poi dopo una colluttazione - raccontata da Ferrarese - la vittima fugge, supera di poco il tunnel e vira a destra per rientrare nella palazzina. È qui che sarebbe caduto il povero Carvone e si realizzerebbe l'allineamento. Dunque, la strategia difensiva punta a negare l'omicidio volontario, a favore di quello preterintenzionale. Anche Ferrarese aveva fornito tale versione in aula, non convincendo dal punto di vista logico il presidente Saso.

L'esame di Orlando Carella

Per la pm Ruggiero questa ricostruzione non regge, perché le analisi non avrebbero preso in esame la consapevolezza dello sparatore, la volontà insomma. In fase di controesame a carico del perito Lazzari, la sostituta non è stata affatto convinta di tale ricostruzione. Idem per quanto riguarda il controesame di De Nitto: a non convincere la pm la ricostruzione della triangolazione tra vittima, sparatore e auto. Successivamente, l'imputato Carella è stato ascoltato in video conferenza e ha risposto alle domande della pm Ruggiero e dell'avvocato Guastella. Gestore di due pizzerie, la pm ha fatto notare come di fatto fosse lui il titolare di una. Questo perché risultava formalmente intestata a una lavoratrice e amica di famiglia, cioè la testimone chiave. Carella ha smentito di averle "consigliato" di coprire Ferrarese. L'ultima domanda è stata però posta dal presidente Saso: se i rapporti erano amichevoli e idilliaci, che motivo avrebbe avuto la ragazza di accusare lei falsamente? "Non lo so", la risposta. La prossima udienza, di carattere tecnico, per il deposito eventuale di altra documentazione, è stata fissata per il 24 settembre.

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