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Operazione “Last Travel”: l'hascisc lo chiamavano "Filetto", “Coso”, “Ferrari”, “Vuitton”

Le hanno provate tutte per non essere scoperti i sette brindisini arrestati all'alba di oggi, lunedì 31 ottobre, dai carabinieri di Brindisi, per detenzione illecita di sostanza stupefacente, nell'ambito dell'operazione "Last Travel"

BRINDISI – L’hascisc non l’hanno mai chiamato per nome, ma “Filetto” (di carne), “Coso”, “Ferrari”, “Vuitton”, al telefono si sono mantenuti vaghi senza mai fare riferimenti espliciti alle cessioni di droga, hanno comunicato prevalentemente con messaggi di testo, temendo che quelli attraverso Whatsapp potessero essere intercettati. Hanno usato utenze telefoniche intestate ad altri, parenti o persone straniere pagate perché facessero da prestanome utilizzando compagnie estere. I panetti li hanno rivestiti con i palloncini per evitare che il forte odore dello stupefacente potesse in qualche modo insospettire durante eventuali controlli. Gli stessi panetti li hanno nascosti nella carrozzeria dell’auto così bene che per estrarli si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Gli scambi avvenivano nei bar, nelle pizzerie, nei parchi.

Le hanno provate tutte, insomma, per non essere scoperti i sette brindisini arrestati all’alba di oggi, lunedì 31 ottobre, dai carabinieri di hascisc corrieri torino-2Brindisi, per detenzione illecita di sostanza stupefacente, nell’ambito dell’operazione “Last Travel”. Si tratta di Daniele Camon di 33 anni, Giovanni Cannalire di 57 anni, Orlando Carella di 47 anni, Piero Corsano detto Chiavolla di 47 anni, Domenico De Leo di 33 anni, Alessandro Liardi di 35 anni e Teodoro Montenegro di 29 anni.

I militari del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Brindisi (le indagini sono state coordinate dal tenente del Norm Luca Colombari e dal capitano della compagnia, Luca Morrone) si sono messi sulle loro tracce scoprendo un grosso di giro di droga proveniente da Torino, dove viveva Cannalire, suocero di Antonio Di Giovanni arrestato il 9 agosto scorso perché trovato a bordo di un’auto carica di 87 kg di hascisc. Droga che i due avevano portato  dal Piemonte, in quell’occasione ci fu un inseguimento con i carabinieri e Cannalire riuscì a dileguarsi.

FOTO ARRESTO LIARDI (4)-2Le indagini sono state caratterizzate prevalentemente da intercettazioni di conversazioni telefoniche ed ambientali e si sono dipanate attraverso una serie di attività di appostamento, pedinamento e controllo. Durante l’attività investigativa sono stati sequestrati ingenti quantitativi di droga e operati arresti in flagranza di reato. In buona sostanza i militari in qualche occasione hanno fatto saltare i piani intervenendo durante la cessione della droga.

L’indagine è nata con l’arresto in flagranza di reato di Alessandro Liardi, detto Braciola, risalente al 16 gennaio scorso: fu trovato con 2,1 chili di hascisc, una pistola con matricola abrasa, la somma contante di 1200 euro e materiale per il confezionamento della droga. Dall’operazione emerge anche la forte richiesta nel territorio di hascisc. In un’intercettazione del 9 maggio Daniele Camon comunica a Carella “La sua scarsa disponibilità di stupefacente ed esplicitamente gli richiedeva la fornitura “senti qua sto senza, mi devi ricaricare?”.

I due si accordarono per il giorno successivo, di mattina. Lo scambio non avvenne perché l’11 maggio la moglie di Camon aveva partorito. I due si incontrarono due giorni dopo e Camon “prima di ricevere lo stupefacente, prospettava al suo fornitore un nuovo canale di distribuzione in San Michele Salentino, dove persona non menzionata sarebbe in grado di acquistare grossi quantitativi pagandoli con denaro contante”.

Carella risponde di 14 cessioni di consistenti quantitativi di hascisc, Cannalire risponde di due grossi rifornimenti di hascisc, Montenegro, invece di quattro acquisti di droga per la successiva vendita, Liardi risponde di un acquisto di hashish per la successiva vendita “ma le sue intercettazioni dimostrano un’operativa attività di spaccio addirittura dopo il suo arresto del 16 gennaio, nel mentre era sottoposto agli arresti domiciliari”. Nonostante l’arresto di gennaio e la successiva condanna, dopo la scarcerazione ha ripreso l’attività di spaccio “gestita grazie ai rifornimenti di Carella” .

Corsano risponde invece di quattro acquisti di droga per la successiva vendita, De Leo di cinque acquisti, Camon di una singola cessione in concorso con Carella risalente al 13 maggio 2016 “ma dalle intercettazioni emerge il suo coinvolgimento in una operativa attività di spaccio”. 

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