“Di quei Kalashnikov non so niente”. Riesame concede i domiciliari

Antonio Prudentino, 44 anni, ha lasciato il carcere di Taranto: era stato arrestato il 12 dicembre

OSTUNI – Due settimane in carcere, prima di ottenere gli arresti domiciliari nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari che ha portato alla scoperta di due Kalashnikov e 92 munizioni: Antonio Prudentino, 44 anni, di Ostuni dopo aver trascorso il Natale in cella, ha fatto rientro nella sua abitazione ieri sera, a distanza di qualche ora dalla pronuncia del Tribunale del Riesame.

Il Riesame

avvocato angelo brescia-2Il collegio barese, in funzione di Tribunale della libertà, ha accolto il ricorso discusso dagli avvocati Angelo Brescia (nella foto), del foro di Brindisi, e Andrea Melpignano, del foro di Bari, suoi difensori di fiducia. I due penalisti avevano impugnato l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Francesco Mattiace, su richiesta del sostituto Bruna Manganelli, contestando tanto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, quanto le esigenze cautelari. Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri il 12 dicembre scorso.

La difesa e le dichiarazioni spontanee

L’indagato ha voluto rendere dichiarazioni spontanee dinanzi ai giudici del Riesame, dopo aver scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere al gip del Tribunale di Taranto che avrebbe dovuto interrogarlo per rogatoria, essendo stato ristretto nel carcere del capoluogo ionico. “Non ho mai detenuto armi, né mai ne ho chieste”, ha detto ai giudici del collegio. “Di quei Kalashnikov non so nulla”, ha voluto precisare.

Le motivazioni del Riesame saranno depositate nei prossimi giorni. Ieri sera, Prudentino ha lasciato il carcere per essere trasferito nella sua abitazione, in regime di arresi domiciliari, in attesa della conclusione delle indagini della Dda, partite per far luce su un presunto traffico di droga.

L’accusa

L’indagato è accusato di  aver detenuto “due fucili d’assalto mitragliatori Ak 47, Kalashnikov, muniti di tre caricatori e 92 cartucce”, in concorso con tre persone residenti in provincia di Bari, nonché con i brindisini “Carmelo Semerano e Giovanni Ciccarone, già arrestati in flagranza di reato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Brindisi” nel mese di maggio 2016.

Semerano e Ciccarone furono fermati dai finanzieri del gruppo Pronto impiego di Bari: erano a bordo di un’Audi A 6 e furono inseguiti lungo la statale 16, in direzione di Brindisi. Alla guida c’era Semerano. Era il 26 maggio 2016. Nel bagagliaio c’erano due Kalashnikov con munizionamento.

Il successivo 10 giugno, Ciccarone venne rimesso in libertà dai giudici del Tribunale del Riesame, in accoglimento del ricorso discusso dall’avvocato Mario Guagliani. Ciccarone rimase ucciso nell’assalto al bancomat della Popolare di Bari, filiale di Brindisi, in via Orazio Flacco, nella notte fra il 20 e il 21 luglio 2018. Stando alla ricostruzione della Procura di Brindisi, Ciccarone avrebbe fatto parte del commando che pianificò il furto con la tecnica dell’esplosione.

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Per quella morte, il pubblico ministero Pierpaolo Montinaro, a conclusione delle indagini, ha chiesto l’archiviazione per omicidio colposo nei confronti di due agenti della sezione Volanti. L’avvocato Guagliani, in rappresentanza della famiglia della vittima, ha presentato opposizione. Si attende la fissazione della camera di consiglio per la discussione.

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