“Tentato omicidio dell’amante”: chieste condanne per marito e moglie

Il pm ha invocato 30 anni per Matteo Lacorte e sei anni per la donna, accusati anche di droga e usura. La difesa: “Processo indiziario”

OSTUNI  – Con le accuse di aver tentato di uccidere un fruttivendolo, ritenuto amante della moglie, traffico di droga e prestito di denaro a usura,  il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per Matteo Lacorte, 45 anni, di Ostuni, ristretto in carcere, e sei anni per la donna D.C, a piede libero. Entrambi sotto processo dinanzi al Tribunale di Brindisi, in composizione collegiale.

La requisitoria

Raffaele Casto-2La requisitoria è del sostituto procuratore Raffaele Casto (nella foto) , a conclusione dell’istruttoria dibattimentale scaturita dall’inchiesta condotta dal commissariato di Ostuni, tenuta a battesimo come  Bonnie & Clyde. Il conto presentato dal pm si riferisce a 16 capi di imputazione. Il processo pende dinanzi al collegio presieduto da Domenico Cucchiara. La sentenza è attesa per la fine dell’anno, salvo rinvii per eventuali repliche dei difensori. 

La difesa

Nell’udienza di oggi ha preso la parola il penalista Angelo Brescia, legale di fiducia della donna, per chiedere l’assoluzione dell’imputata per mancanza di prova. “E’ un processo indiziario”, ha detto il legale nel corso della sua arringa. La prossima udienza, in calendario per l’inizio del prossimo mese, è prevista l’arringa dell’avvocato Vito Cellie, difensore di Lacorte, accusato di altri due tentati omicidi, in aggiunta a quello dell’amante della moglie.

Triplice tentato omicidio

Lacorte, arrestato il 14 luglio 2017,  è accusato di aver sparato per punire un ambulante di Ostuni, colpevole – a suo dire - di un affronto passionale per avere avuto una relazione con  sua moglie nel periodo in cui lui era in carcere per scontare una condanna definitiva. Avrebbe anche ferito a fucilate uno zio materno, ritenuto l’autore del furto di un quod, e avrebbe aggredito con un coltello un ospite di una comunità terapeutica.

La donna, invece, è stata rinviata al giudizio del Tribunale in relazione alla detenzione illegale della rivoltella calibro 38 usata dal coniuge per ferire il fruttivendolo: secondo l’accusa avrebbe dato fuoco all’arma, per distruggerla, seguendo le istruzioni che il marito le dava dal carcere. E’ ascoltando le conversazioni tra i due nella saletta colloqui di Borgo San Nicola, a Lecce, che gli agenti hanno acquisito una serie di elementi. In una occasione i due, nella convinzione di non essere ascoltati, fecero riferimento a Bonnie & Clyde.

Il movente passionale

Il primo episodio contestato alla coppia, in concorso, attiene a quanto accaduto a Ostuni la mattina dell’11 maggio 2011: attorno alle 13,30 un uomo si presentò al Pronto soccorso dell’ospedale con ferite d’arma da fuoco. Interrogato dai poliziotti, riferì che un quarto d’ora prima, mentre stava sgomberando la bancarella del mercato, notò un motociclista: aveva il  casco integrale e sotto casco, sparò tre o quattro colpi, uno di questi puntando alla zona dell’inguine. Nessuna indicazione utile alle indagini.

Gli agenti qualche sospetto l’avevano già nei confronti di Lacorte, irreperibile all’epoca, sostenendo che alla base della sparatoria, qualificabile come tentato omicidio, potesse esserci un movente passionale, vale a dire il presunto tradimento della moglie con l’ambulante.

Il 26 giugno successivo Lacorte, venne arrestato in una casa di campagna, in contrada Tamburroni. I poliziotti lo sorpresero nel sonno, assieme ad altre due persone, accusate di essere fiancheggiatori. In quell’occasione a Lacorte venne notificato l’ordine di esecuzione emesso dalla Procura presso la Corte d’Appello di Bari, per l’espiazione della condanna a sette anni, tre mesi e 12 giorni di reclusione.

La pistola

avvocato angelo brescia-2La perquisizione permise di trovare e sequestrare due pezzi di droga del peso di quattro grammi, un coltello a serramanico di marca Anoiuna, con lama di dieci centimetri, una pistola Beretta calibro 7,65 con munizionamento, trovati in un forno a legna in costruzione. Da qui le contestazioni di spaccio di droga e detenzione e ricettazione di arma (essendo provento di furto). 

La punizione dopo il furto di un quad

Stando a quanto emerso a conclusione delle indagini, Lacorte già nel 2006 avrebbe usato le armi per uccidere – si legge nel capo di imputazione – uno zio materno, perché ritenuto coinvolto nel furto di un quad in qualità di mandante. Un affronto da punire con il sangue, dopo che il 23 settembre 2006 l’azione di fuoco non andò a buon fine. Quella mattina l’uomo, mentre era in auto, venne raggiunto di striscio alla spalla da colpi di fucile calibro 12. Stando a quanto ricostruito dagli agenti, la vendetta per quel furto avrebbe dovuto essere portata a termine la mattina in cui venne sorpreso dagli agenti nella casa di campagna. Seconda accusa di tentato omicidio.

L’accoltellamento

Lacorte, inoltre, è accusato di un terzo tentato omicidio, con riferimento all’accoltellamento di un ospite della comunità Airone Onlus di Lecce, presso cui lui stesso stava seguendo un programma terapeutico: la mattina del primo maggio 2017, due mesi dopo il suo ingresso, si scagliò nei confronti di un uomo, per futili motivi. 

L’usura e la droga

Marito e moglie, inoltre, rispondono di “usura in concorso continuata” ai danni di diversi commercianti che si sarebbero trovati in difficoltà economico-finanziarie. In un caso, a fronte di un prestito di diecimila euro, avrebbero pretesto 400-500euro al mese a titolo di interessi.

A entrambi è stata contestata anche l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti perché “ricevevano piccoli quantitativi di droga, soprattutto hashish, che la donna faceva saggiare a giovani ostunesi in vista dell’acquisto di maggiori quantità da fornitori all’ingrosso”. I contatti sarebbero stati indicata alla donna dal marito, mentre questi era in carcere, “in maniera epistolare” oppure usando come “nuncius” un familiare.



 

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