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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Parlamentarie: che il falso resti o no un reato, intanto il processo "must go on"

Il giudice monocratico Adriana Almiento ha oggi rigettato tutte le eccezioni formulate dalle difese dei 30 imputati nel processo che si sta celebrando a Brindisi sui presunti brogli alle primarie-parlamentarie Pd-Sel del dicembre 2012.

BRINDISI - Che il falso venga depenalizzato o che resti un reato, il processo – nel frattempo – must go on. Ché se si dovessero attendere i tempi biblici che servono a Roma per trasformare un qualsiasi intento, se anche approvato, in fatti, allora si dovrebbe restare mesi e mesi a braccia conserte.

Il giudice monocratico Adriana Almiento ha oggi rigettato tutte le eccezioni formulate dalle difese dei 30 imputati nel processo che si sta celebrando a Brindisi sui presunti brogli alle primarie-parlamentarie Pd-Sel del dicembre 2012.

La prima udienza del processo, nato da un’inchiesta del procuratore aggiunto di Brindisi, Nicolangelo Ghizzardi, si era celebrata il 16 settembre scorso e si era chiusa con un rinvio deciso proprio per decidere le prime questioni presentate dai legali.

Una fra tutte, introdotta dall’avvocato Carmelo Molfetta e condivisa dagli altri, inclusi gli avvocati Raffele Missere, Giancarlo Camassa, Davide Di Giuseppe, Francesca Riccio, quella che riguarda l’unica contestazione riferita agli scrutatori finiti alla sbarra per aver inserito nelle liste dei votanti nomi di gente che ha poi dichiarato alla Digos di non essersi mai recata al seggio. Va ricordato che si tratta di votazioni “interne” ai partiti in questione e non di consultazioni private. Falsità in scrittura privata l’accusa per tutti, dunque.

Tornando all’ipotesi di falso di cui rispondono i 30 scrutatori della provincia di Brindisi: è incluso nel decreto legislativo “depenalizzazione messa alla prova, nuove regole per contumacia e irreperibili” una sorta di mini riforma del processo penale che prevede una serie di modifiche, ad esempio in materia di immigrazione clandestina, di droga. Scompare il reato di atti osceni in luogo pubblico insieme a un bel po’ d’altre contestazioni per cui si finirà soltanto per dover pagare una sanzione amministrativa. Nell’articolo due, punto 3, lettera A c’è anche il salvagente per gli imputati brindisini nel processo “parlamentarie”

Si legge che saranno abrogati: “i delitti di cui al libro secondo, titolo VII, capo III, limitatamente alle condotte relative a scritture private, ad esclusione delle fattispecie previste dall’articolo 491.E’ compreso l’articolo 485 del codice penale, la falsità in scrittura privata: ‘chiunque al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio, o di recare ad altri un danno, forma in tutto o in parte una scrittura privata falsa o altera una scrittura privata vera, è punito qualora ne faccia uso o lascia che altri ne facciano uso, con la reclusione da sei mesi a sei anni”.

La proposta che ha condotto poi all’approvazione del decreto legislativo è firmata da 39 parlamentari del Pd, uno di Sel e un altro del Nuovo Centrodestra. Tornando al processo in corso a Brindisi le difese avevano posto un problema di “risparmio” di energie e danaro al giudice monocratico, oltre a una serie di altre contestazioni tecniche che sono però routine all’avvio dei processi.

Il giudice ha oggi sciolto la riserva: si torna in aula il 5 marzo per parlare di preferenze accordate ad aspiranti parlamentari da inserire poi nei listini dei partiti per l’elezione in parlamento. Se nel frattempo dovessero essere varati i decreti attuativi, allora si dovrà prendere atto e chiudere con una sentenza di non luogo a procedere. Altrimenti, si andrà avanti. 

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