Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

'Rubava' marche da bollo: licenziato e condannato a 3 anni e mezzo un operatore giudiziario

La sacralità di un ufficio giudiziario non si viola senza rischiare il posto di lavoro e senza correre il rischio di finire a processo e tornarsene a casa a far nulla (o altro) con una condanna pesante e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

BRINDISI - La sacralità di un ufficio giudiziario non si viola senza rischiare il posto di lavoro, senza correre il rischio di finire a processo e tornarsene a casa a far nulla (o altro) con una condanna pesante e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ quello che è accaduto a un operatore giudiziario di Carovigno, Pasquale Carlucci, 56 anni, da 32 anni in servizio al giudice di pace (prima a Lecce e poi a Brindisi)  e condannato oggi dal Tribunale di Brindisi (presidente Domenico Cucchiara, a latere Stefania De Angelis e Vittorio Testi) a una pena pari a 3 anni e 6 mesi per peculato e falso. Il pm, Antonio Costantini, aveva chiesto la condanna a 3 anni.

Tre i capi di imputazione contestati al dipendente amministrativo che nel 2012 ha perso il lavoro per essersi appropriato di alcune marche da bollo e per aver apposto firme false in calce ai documenti dell’ufficio in cui prestava servizio.Marche da bollo da 8 euro secondo quanto emerso, dal valore irrisorio, come specificato dal difensore dell’imputato che nella lunga arringa ha ripercorso l’intera carriera del lavoratore, una carriera “lunga 32 anni”, ha specificato e mai macchiata da episodi che potessero mettere in dubbio la correttezza dello stesso rispetto alla gestione degli atti giudiziari che riportano, nero su bianco, la narrazione di momenti non certo gradevoli per chi li subisce.

Il pm Antonio CostantiniRoba da gestire con estrema cautela. Anche in relazione nel rapporto con gli avvocati, rispetto al quale erano state notate alcune anomalie. I fatti risalgono al 2012 quando l’uomo fu denunciato. Il processo che si è celebrato dinanzi al Tribunale in composizione collegiale si è concluso questo pomeriggio con una sentenza che, se non esemplare, è certamente severa. Indicativa della gravità della condotta che i giudici hanno ritenuto fosse addebitabile all’imputato. Dipendente pubblico appartenente a quella generazione che probabilmente non ha mai assaporato la precarietà o la disoccupazione cronica, tanto da esporsi (se il 56enne in questione lo ha fatto davvero lo si vedrà quando vi sarà un verdetto definitivo) al rischio d’essere defenestrato per una manciata di valori bollati. (A destra il pm Antonio Costantini)

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