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Classifica città smart 2016: Brindisi sempre più in basso

Nella graduatoria stilata CityRate 2016, Brindisi si piazza all'87esimo posto su 106 comuni capoluogo. Nel 2016 era 86esima. Fra le città pugliesi, solo Andria è messa peggio

BRINDISI – Brindisi ha ancora parecchia strada da fare per diventare una città smart, ecosostenibile e a misura d’uomo. Nella classifica ICityRate 2016, indagine realizzata da Fpa che stila la graduatoria delle città italiane analizzando 106 comuni capoluogo sulla base di 105 indicatori statistici e sette dimensioni tematiche (Economy, Living, Environment, People, Mobility, Governance e Legality), Brindisi si attesta all’87esimo posto (un gradino in meno rispetto al 2015, quando si piazzò all’86esimo posto) su 106 città, a quota 296 punti.

In puglia, solo Andria (88esimo posto) ha fatto peggio. Del resto l’insensibilità di un’ampia fetta della cittadinanza e delle amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi anni verso le tematiche legate al mondo smart è testimoniata dal totale flop del servizio di bike sharing, attivato nel dicembre 2014, e dallo stato di degrado in cui versano sia la pista ciclabile, al limite dell’impraticabilità nel tratto compreso fra i rioni Sant’Angelo e Bozzano, che i parchi cittadini.

Problematiche analoghe interessano l'intero Sud Italia, che è ancora lontano dalla top ten, anche se la distanza con le altre aree geografiche si è ridotta. In vetta alla classifica si conferma Milano (624 punti), seguita, con ampio margine di vantaggio, da Bologna (565) e Venezia (514). Il primo comune del mezzogiorno è Cagliari (54esimo posto), che sale di 6 posizioni rispetto al 2015, per continuare con Matera (+12), Pescara (+5), Bari (+4), Lecce (+5), Oristano (+1), Potenza (+2). Appare, inoltre, tra le prime 15 città del Sud, una città siciliana: Siracusa, che sale di ben 16 posizioni dall’anno passato superando Palermo e Catania ed esprimendo le migliori performance in indicatori quali la dispersione idrica, l’equilibrio occupazionale di genere, l’accessibilità degli istituti scolastici, la bassa presenza di giornalisti e amministratori minacciati.

Una crescita, quella del Sud, che sopperisce alle carenze infrastrutturali attraverso dinamiche che afferiscono al capitale sociale, con esperimenti di innovazione sociale che vengono messi a sistema e creano sviluppo.

“Quest’anno più che in passato ICityRate va a misurare, unitamente alla qualità del vivere urbano, la capacità delle città di farsi piattaforma abilitante, di guardare a traguardi lunghi facendo scelte e investimenti che puntano sui nuovi driver di sviluppo– commenta Gianni Dominici, Direttore di FPA e curatore della ricerca - Il paradigma della Smart City negli ultimi anni ha sempre di più spostato l’accento dall’innovazione tecnologica all’innovazione sociale, al co-design, alla gestione dei beni comuni. In questa direzione sono andate le strategie europee della nuova programmazione, e in questa direzione stanno andando le politiche locali”.

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