Cronaca

Rendiconto 2018, la Prefettura diffida il Comune Brindisi

“Venti giorni per l’approvazione, altrimenti scioglimento del Consiglio”. I revisori: “Cronica lentezza nella riscossione tributi e ingente quantità di debiti fuori bilancio”

BRINDISI – Diffida della Prefettura per il Comune di Brindisi, in ritardo con l’approvazione del rendiconto 2018: l’Amministrazione ha venti giorni di tempo, altrimenti sarà nominato un commissario e successivamente sarà avviata la procedura per lo scioglimento del Consiglio. Rischio concreto sì. Rischio che a Palazzo di città non intendono correre perché l’obiettivo è arrivare alla naturale scadenza del mandato.

La diffida

La Prefettura di BrindisiVero è che il bilancio consuntivo, ereditato dalla gestione commissariale di Santi Giuffrè non è approdato in Assise entro il 30 aprile 2019, termine stabilito dal legislatore. Né  - ad oggi – risulta essere stato convocato il Consiglio comunale. La diffida del prefetto Umberto Guidato, quindi, è atto dovuto e come tale è stato notificato a Palazzo di città, nelle mani del segretario generale e da questi girata a tutti i consiglieri. Facile immaginare che siano pronti a dare fuoco alle polveri, gli esponenti delle opposizioni dal centrodestra al movimento 5Stelle.

I revisori

Tutti gli inquilini del Palazzo, intanto, hanno ricevuto copia della “relazione dell’organo di revisione interno sulla proposta di deliberazione consiliare del rendiconto di gestione e sullo schema di rendiconto”. Il parere è stato positivo, dopo aver esaminato tutti i capitoli di entrate e uscite, ma restano “criticità che necessitano di essere oggetto di ulteriore attenzione, in quanto possono determinare conseguenze negative sulla gestione dell’Ente”. E’ scritto nella parte finale del documento firmato da Giacomo Sergio Catalano e Carmela Doronzo (nominati dal commissario), dedicata a rilievi, considerazione e proposte”.

I revisori hanno esaminato il rendiconto il 10 maggio scorso, arrivando alla conclusione che “l’Ente non è dissesto e non è da considerarsi strutturalmente deficitario” stando ai dati che emergono dalla tabella dei parametri indicati dal legislatore. Non c’è stato il superamento di “oltre la metà dei parametri obiettivi definiti dal decreto del Ministero dell’Interno del 18 febbraio 2013”.

Il risultato negativo

Il Comune di Brindisi, quindi, non è precipitato nel baratro economico-finanziario come qualcuno temeva, ma il “risultato di amministrazione al 31 dicembre 2018 non è migliorato rispetto al disavanzo al primo gennaio 2018”.

A conti fatti, il risultato della gestione è negativo per un milione e 395.483,17 euro. I revisori hanno evidenziato che dovrà essere “ripianato sul primo esercizio del bilancio di previsione 2019-2021”, vale a dire il primo dell’Amministrazione guidata da Riccardo Rossi.

Lentezza nella riscossione

Logo Comune Brindisi-2Tallone d’Achille resta la riscossione dei tributi: “Cronica lentezza”, stando a quanto si legge nella relazione dei revisori. “Tale aspetto resta elemento di criticità della gestione corrente, con logica conseguenza sulla formazione di ingenti residui attivi, in particolare Tarsu, Tia e Tari (34.067.448)”. La stessa analisi vale per gli altri proventi, tra i quali gli “oneri di urbanizzazione (1.133.354) e le sanzioni per violazione al Codice della Strada (2.586.872) e fitti attivi (7.144.794).

“L’ingente mole di residui – si legge ancora – con anzianità ultraquinquennale evidenziano l’incapacità o le difficoltà riscontrate dall’Ente nella fase della riscossione”. Tale circostanza “può determinare la perdita dei crediti stessi per intervenute prescrizioni”.

Debiti fuori bilancio

L’altro elemento critico è legato  alla “ingente quantità di debiti fuori bilancio”: si “invita l’Ente a effettuare una puntuale e attenta ricognizione dell’ammontare degli stessi, allo scopo di approntare tempestivamente le opportune coperture finanziarie, fermo restando la doverosa analisi delle cause relative alla loro formazione, onde predisporre gli opportuni correttivi per evitare debiti futuri”.

Rispetto alle passività potenziali, i revisori hanno ritenuto “esiguo” l’accantonamento pari a un milione di euro in relazione al contenzioso già in atto. Infine, hanno “invitato nuovamente l’Amministrazione a potenziare l’attività di riscossione delle proprie entrate, al fine di assicurare il reintegro delle somme a specifica destinazione e di ricorrere meno alle anticipazioni di tesoreria che hanno comportato nell’anno 2018 un aggravio di interessi passivi pari a 72.844,63 euro”. L’ultima parola spetta ai consiglieri. Con diffida della Prefettura.

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