Cronaca

Processo Enel, i dipendenti: "Non ci sono mai state dispersioni accidentali di carbone"

Ancora una volta protagonisti i due plastici che rappresentano in miniatura il carbonile e una sezione del nastrotrasportatore e ancora una volta al banco dei testimoni i dipendenti Enel che "escludono fenomeni di dispersione".

BRINDISI - Ancora una volta protagonisti i due plastici che rappresentano in miniatura il carbonile e una sezione del nastrotrasportatore e ancora una volta al banco dei testimoni i dipendenti Enel che “escludono fenomeni di dispersione”. Il meccanismo di funzionamento della centrale Federico II di Brindisi è stato sviscerato, naturalmente dal punto di vista di Enel, in ogni suo passaggio. Per sostenere che non è possibile che da Costa Morena e da tutte le torri attraverso cui si snoda il nastro trasportatore fino alla centrale di Cerano vi siano state fuoriuscite di carbone. Ergo, stando sempre a quel che sostiene Enel, la coltre nera che si è depositata sui campi degli agricoltori e che a dire degli stessi entra nelle loro abitazione, potrebbe essere tutt'altro piuttosto che il minerale sotto accusa.

E’ in estrema sintesi quanto è stato ribadito nella udienza di oggi a Brindisi del processo a carico di 13 dirigenti Enel e di due imprenditori locali, i rappresentanti legali delle ditte appaltatrici Cannone e Nubile. Hanno sfilato altri testi indicati da Enel: si tratta per lo più di dipendenti della società elettrica, alcuni anche in quiescenza, che hanno spiegato le attività di logistica da loro svolte dal molo di Costa Morena, dove il carbone viene scaricato, fino al carbonile interno alla centrale “Enel Federico II”. I testi inoltre hanno nelecato i vari interventi messi in campo da Enel, per eliminare inconvenienti tecnici e migliorare l’impatto ambientale legato alla movimentazione del carbone necessario al funzionamento della centrale.  

L’accusa nel processo è sostenuta dal pm Giuseppe De Nozza. Più volte gli avvocati dei contadini che vivono e conducono imprese agricole nelle vicinanze hanno chiesto ai testi, durante il controesame, se Enel avesse mai chiesto agli stessi dipendenti di valutare la presenza di polvere nera sui campi e nei pressi delle abitazioni. Il dilemma insomma è il seguente ed emerge ancora una volta dalla dialettica tra accusa e difese. Se le torri sono ermetiche, se lo è l’asse attrezzato in tutti i suoi 13 chilometri di percorso, se il carbone all’interno del carbonile è quasi fanghiglia, bagnato dai fog-cannon e coperto di filmante e comunque di dimensioni tali da escludere qualsiasi forma di spolverio, allora cos’è quella polvere nera che ha ricoperto gli acini d’uva, le foglie di vite, i carciofi e che alcuni hanno detto di dover spazzare via continuamente dai propri pavimenti? Cenere di stoppie? In quantità industriali.

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