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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Processo Enel: milioni per l'ambiente, ma carbonili coperti molto in ritardo rispetto a Civitavecchia

No, non era un talk-show, ma l'udienza del processo Enel in cui hanno iniziato a parlare i testimoni citati dalle difese. C'erano i plastici, però, proprio come nel salotto di Bruno Vespa. Due riproduzioni in scala rispettivamente del parco carbone e di un tratto del nastro trasportatore.

BRINDISI - No, non era un talk-show, ma l’udienza del processo Enel in cui hanno iniziato a parlare i testimoni citati dalle difese. C’erano i plastici, però, proprio come nel salotto di Bruno Vespa. Due riproduzioni in scala rispettivamente del parco carbone e di un tratto del nastro trasportatore. In miniatura perfino i macchinari utilizzati per la movimentazione del carbone e per la distribuzione delle sostanze filmanti. E sono serviti alle difese Enel per illustrare al giudice monocratico Francesco Cacucci, attraverso l’ascolto di uno dei testi citati, l’ingegnere Pietro Barlabà, non solo le modalità tecnico-logistiche attraverso cui il carbone giunge alla centrale di Cerano, ma anche le “decine” di interventi di ambientalizzazione che dal 2001 in poi sono stati eseguiti. Per uno stanziamento totale che supera i 300 milioni di euro.

C’è solo un’opera ancora in itinere. La realizzazione dei due “Dome” in cui sarà trasferito il parco carbone. Saranno pronti il prossimo anno. Barlabà ha risposto alle domande dei legali degli imputati (gli avvocati Angelo Nanni e Michele Laforgia) ed è stato controesaminato anche dal pm che sostiene l’accusa, Giuseppe De Nozza, che si è soffermato sulle ragioni per cui Enel abbia ritenuto necessario provvedere alla copertura del parco carbone solo in tempi recenti, mentre in altri casi, come per la centrale di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia, i “dome” siano stati realizzati molto prima. Il testimone, dirigente Enel che si occupa di investimenti e contabilità, ha risposto che nel caso di Civitavecchia, unica centrale in Italia al momento dotata di una struttura così avanzata, le coperture del carbonile sono state previste nel progetto di conversione iniziale della stessa centrale.

Proprio dal carbonile, secondo l’accusa, oltre che dall’asse attrezzato, si sarebbero dispersi ingenti quantitativi di polveri di carbone che avrebbero poi imbrattato i terreni circostanti. I fatti contestati risalgono al 2009 e al 2010. Il capo di imputazione è stato poi esteso fino al 2012. “L’Enel – ha specificato Barlabà – investe ogni anno almeno 20 milioni di euro per migliorie finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale”. E’ un punto fondamentale, questo, del processo in corso. Quando sono stati progettati i carbonili coperti? Enel era già da tempo in possesso di elementi tali da far ritenere che l’investimento da 170 milioni per realizzarli fosse realizzabile molto prima? Perché a Civitavecchia, unica centrale in Italia, ci sono già dal 2009, ossia da cinque anni? E se a Torrevaldaliga Nord sono stati già “messi sul tavolo” almeno 5 anni prima dell’inaugurazione, quindi circa nel 2004, perché a Brindisi non è accaduto, con tutto quel che ne consegue in termini di imbrattamento?

E’ stata una lunga deposizione quella di Barlabà. E’ partito dalle modalità con cui il carbone viene scaricato dalle navi carboniere a Costa Morena, per poi descrivere come arriva a Cerano. Tutto “ermetico” sostiene Enel. Tutto al passo con le tecnologie più moderne. “Sono stati fatti interventi di modernizzazione tecnica e gestionale che non erano stati neppure imposti alla società” ha spiegato l’ingegnere che ha partecipato a diversi tavoli tecnici nel 2005 e 2006, con la partecipazione di Regione, Provincia, Comune e autorità varie, per la predisposizione di misure per l’adeguamento della centrale, per renderla a più basso impatto possibile. Per “minimizzare la dispersione all’interno della torre”. Secondo quanto ha descritto Barlabà il nastro “non vede luce, è completamente chiuso”. A meno che, si è poi appreso in seguito, durante il controesame del pm De Nozza, le finestre e i varchi utilizzati per accedere alle torri quando si effettua la pulizia, non siano aperti.

Il pm Giuseppe De Nozza al processo per le polveri di carboneQuanto al carbonile, si è invece appreso, già nel 2006 si parlava di copertura. Erano in corso “approfondimenti” per realizzare un’opera “ciclopica” che prevenisse dispersioni anche in caso “di eventi eccezionali”.

Ma poiché, al di là di un episodio relativo allo scarico di carbone da una nave cinese, nel 2000, secondo Enel non vi erano state dispersioni “importanti”, si è potuto temporeggiare. Fino ad arrivare ai giorni nostri, a un processo in corso per danneggiamento e getto pericoloso di cose a carico di 13 dirigenti della società elettrica e due imprenditori locali, e a un rischio “sequestro” che ha forse giocato il suo ruolo nella decisione di prevedere i due “dome” che impediranno dal parco minerali qualsiasi forma di diffusione di polveri.

Sentiti oggi anche i due consulenti della ditta Nubile, appaltatrice dell’Enel, il cui titolare Luca Screti, figura tra gli imputati. La difesa, sostenuta dall’avvocato Danilo Di Serio, ritiene che l’azienda abbia sempre rispettato i parametri contrattuali, senza mai ricevere alcuna contestazione. Se ha “sporcato”, insomma, lo ha fatto Enel. Nubile “aveva dei compiti precisi che sono stati portati a termine”. 

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