Rapina alla posta del Casale, processo per tre fratelli: incastrati dal Dna

Fabio, Francesco e Andrea Rillo, quest’ultimo arrestato a bordo della nave da crociera Msc nel porto di Genova, hanno chiesto l’abbreviato: il colpo fruttò 1.400 euro

BRINDISI – “Prove evidenti” come il “Dna, le immagini delle telecamere e i tabulati telefonici” sono alla base della richiesta di processo immediato che la Procura ha ottenuto per tre fratelli di Brindisi, con l’accusa di aver organizzato e consumato la rapina nella filiale delle Poste Italiane nel quartiere Casale, lo scorso 22 marzo.

Gli imputati

procura di brindisi-4Andrea Rillo, arrestato a bordo della nave da crociera Msc, dopo l’arrivo nel porto di Genova, Francesco Rillo e Fabio Rillo, in permesso premio il giorno del colpo alla posta, hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato, allo stato degli atti, senza istruttoria, puntando a ottenere la riduzione di un terzo della pena (in caso di condanna). Prima udienza il prossimo dicembre. Tutti e tre furono dai carabinieri il 10 giugno, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Tea Verderosa, su richiesta del sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro, evidenziando l’esistenza di una “granitica piattaforma indiziaria”.

Dei tre fratelli, solo Fabio, 37 anni, scelse di confessare in sede di interrogatorio di garanzia. Francesco, 27, e Andrea, 34, invece, optarono per la facoltà di non rispondere. I tre imputati sono difesi dagli avvocati Marcello Falcone, Giuseppe Guastella e Marcello Tamburini.

La confessione di uno dei tre e il permesso premio

“Buongiorno signor giudice, intendo rispondere: ammetto l’addebito. Sono io quello della rapina alla posta del rione Casale di Brindisi”, disse al gip che lo interrogò per rogatoria. Stando a quanto accertato dai carabinieri, il giorno in cui avvenne la rapina, Fabio Rillo era in permesso premio.

Sono accusati, in concorso, di “essersi impossessati della somma di 1.435,63 euro” durante la rapina consumata nell’ufficio postale di via Duca degli Abruzzi. Il ruolo di esecutori materiali, nel capo d’imputazione è contestato a Fabio e Francesco Rillo. Avevano il passamontagna. Fabio Rillo, mancino, sarebbe stato quello armato di pistola. L’arma sarebbe stata puntata al volto di una delle dipendenti addette allo sportello: “Apri il cassetto, mo’ fai la brava”, si legge nell’ordinanza di custodia.

Ad Andrea Rillo è stato contestato il ruolo di palo: sarebbe rimasto in auto, al posto di guida della sua Fiat Grande Punto, per “agevolare la fuga dei fratelli”.

Il Dna sui passamontagna

I primi ad arrivare, dopo la rapina, furono i carabinieri. In via Tito Minniti, a pochi metri da via De Pinedo, trovarono un “passamontagna con striscia bianca”. L’altro venne “rinvenuto in via Materdomini, direzione di marcia località Sciaia a Mare, prima del sottopassaggio dell’aeroporto militare”. Su entrambi furono eseguiti “accertamenti di natura biologica con comparazione degli esiti con i profili genetici dei tre indagati”, i cui nomi emersero in prima battuta dalla visione delle immagini registrate dalle telecamere della posta e di quelle della zona. I fratelli “acconsentivano a rilasciare volontariamente il campione salivare per l’estrazione del Dna”.

“Il profilo di Ignoto 1 appartiene a Rillo, quello denominato ignoto 2 è stato identificato, per confronto, con Francesco Rillo (nella foto in basso)”, si legge nel provvedimento di arresto. “Emerge – ha scritto il gip – sembra ombra di dubbio che gli autori della rapina sono gli odierni indagati”.

Le immagini delle telecamere e i tabulati telefonici

“In ogni caso, tale esito dell’indagine tecnica è ulteriormente suffragata da altri elementi: dai filmati acquisiti, emerge che poco prima l’auto Fiat Grande Punto si fermava in coda all’incrocio tra via Maddalena e via via Duca degli Abruzzi e scendeva un uomo con volto scoperto, identificato in assoluta certezza dai carabinieri in Fabio Rillo”. Non solo. Agli atti dell’inchieste ci sono anche i tabulati delle utenze telefoniche: “quella in uso a Francesco Rillo, la mattina del 22 marzo tra le 8,11 e le 10,17, impegnava le celle della strada per Giancola e via Baroncino, luoghi che risultano compatibili con la sua presenza nella filiale della posta, tenuto conto della breve distanza”.

“Dalle indagini è anche emerso, senza ombra di dubbio, che Andrea Rillo abbia portato sul luogo della rapina i due fratelli e li abbia ripresi dopo la commissione del reato”, ha scritto sempre il gip. “Come evidenziato dai filmati acquisiti, i due rapinatori percorrevano in fuga via De Pineto e giunto all’intersezione con via Tito Minniti, giravano in piazza Generale del Vento, dove ad aspettarli c’era la Fiat Grande Punto, auto nella disponibilità di Andrea Rillo”.

Indumenti identici a quelli indossati dai rapinatori furono trovati a casa nel corso della perquisizione avvenuta lo scorso 9 aprile e nella cella del carcere di Taranto del detenuto Fabio Rillo. Sono tutti e tre ristretti in cella.


 

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