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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca

Il procuratore Dda perde la sua guerra contro Brindisi: annullata sanzione disciplinare per Dinapoli

"Cassata senza rinvio la sentenza". Così il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, perde non una battaglia, ma la guerra dichiarata alla procura di Brindisi, conflitto che ha provocato non pochi strascichi nella quotidiana gestione delle inchieste e imbarazzi nel rapporto con le forze dell'ordine.

ROMA - “Cassata senza rinvio la sentenza”. Così il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, perde non una battaglia, ma la guerra dichiarata alla procura di Brindisi, conflitto che ha provocato non pochi strascichi nella quotidiana gestione delle inchieste e imbarazzi nel rapporto con le forze dell’ordine. La Corte di Cassazione a Sezioni unite accogliendo il ricorso della difesa ha annullato la sanzione disciplinare della “censura” inflitta dal Csm al procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli. Si chiude così una vicenda in sede disciplinare, nata da una inchiesta penale archiviata, che aveva avuto avvio nel 2012, subito dopo l’individuazione e il fermo di Giovanni Vantaggiato, l’autore reo confesso dell’attentato davanti alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi del 19 maggio in cui perse la vita la studentessa 16enne Melissa Bassi e rimasero ferite altre nove persone tra studenti e passanti.

Il procuratore della Repubblica, Marco DinapoliLe incolpazioni per Dinapoli traevano origine dalla denuncia del procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, tanto alla Procura della Repubblica di Potenza che aveva archiviato il procedimento quanto al “tribunale delle toghe”. Al Palazzo dei Marescialli il 22 novembre del 2013 si era deciso per attribuire al procuratore di Brindisi una delle forme più lievi di sanzione previste, ossia la censura, che equivale a una nota di biasimo. Secondo il procuratore Motta, Dinapoli, fornendo via mail al gip Ines Casciaro che avrebbe dovuto esprimersi sulla convalida del fermo di Giovanni Vantaggiato, materiale di giurisprudenza e dottrina, avrebbe pensato di condizionare lo stesso giudice, così interferendo nell’attività della Dda di Lecce, nelle sue valutazioni sulla sussistenza dell’aggravante della finalità terroristica, contestazione che aveva determinato il trasferimento dell’inchiesta da Brindisi a Lecce. Inizialmente era stato chiesto per Dinapoli il trasferimento in via cautelare, ma il Csm aveva opposto un rigetto.

Senza macchia, quindi, la carriera del magistrato che è a capo della procura di Brindisi. Egli stesso, dopo la progressiva disarticolazione dell’accusa in sede disciplinare a suo carico, si era detto fiducioso in un annullamento complessivo. Non avrebbe agito per fini personali, sostiene la Suprema Corte, a quanto si è appreso, ma avrebbe agito legittimamente nell’ambito di un normalissimo confronto tra magistrati nell’ambito del quale non era tra l’altro stato sollevato alcun conflitto. 

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