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Sit-in davanti sede Monteco, condannati anche in Appello sindacalista e disoccupati

Bobo Aprile, voce del Cobas, e altri 28 accusati di interruzione di pubblico di servizio dopo il sit-in del 2 marzo 2011: chiedevano l'assunzione di brindisini e non di leccesi

BRINDISI – Speravano nell’Appello il sindacalista Cobas Roberto (Bobo) Aprile e altri 28 brindisini, ma dalla Corte salentina è arrivata la conferma della sentenza di condanna dal Tribunale del capoluogo per interruzione di pubblico servizio e sabotaggio dopo il sit-in del 2 marzo di cinque anni addietro, davanti all’ingresso della Monteco, la società che gestiva il servizio di nettezza urbana.

I difensori chiedevano l’annullamento della sentenza di primo grado e lo stesso procuratore generale aveva concluso con richiesta di assoluzione perché il fatto non costituisce reato. I ventinove brindisini rivendicavano all’epoca l’esercizio di un diritto costituzionalmente riconosciuto, qual è il lavoro. In quel periodo il rappresentante della sigla Cobas chiedeva l’inserimento in organico di disoccupati di Brindisi, aderenti a un Comitato, anziché personale leccese. Ma il giudice monocratico del Tribunale di Brindisi non ha riconosciuto valida quella tesi a conclusione del dibattimento, scaturito dall’inchiesta chiamata Escalation che portò a 18 arresti in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare chiesta dal pm Pierpaolo Montinaro e firmata dal gip Giuseppe Licci. Alle stesse conclusioni è arrivata la Corte d’Appello.

Sono state, quindi, confermate le seguenti pene: dieci mesi per il sindacalista Bobo Aprile, del Cobas di Brindisi, ritenuto uno degli organizzatori della protesta insieme a Carlo Greco, 50 anni, condannato a otto mesi di reclusione; Cosimo Andriulo, 40 anni, otto mesi; Matteo Bellucci, 25 anni, cinque mesi; Gianfranco Calignano, 23 anni, otto mesi; Valerio Calignano 47 anni, otto mesi; Antonio Carbone, 35 anni, otto mesi; Aldo Cigliola, 40 anni, un anno e undici mesi di reclusione; Pierluigi Danese, 30 anni, cinque mesi; Daniele De Leo, 31 anni, otto mesi; Antonio De Vita, 40 anni, sette mesi; Luigi De Vita, 46 anni, otto mesi; Francesco Di Presa, 30 anni, sei mesi; Alessio Ferraro, 27 anni, cinque mesi; Vitantonio Fiaccone, 34 anni, otto mesi; Vito Grassi, 62 anni, otto mesi; Andrea Greco, 27 anni, cinque mesi; Fabrizio Guttagliere, 26 anni, sette mesi; Samuel Miacola, 23 anni, sette mesi; Carmelo Nostro, 29 anni, cinque mesi; Mauro Nani, 37 anni, sei mesi; Gianluca Prudentino, 42 anni, sei mesi; Domenico Romano, 46 anni, otto mesi; Marco Sansò, 32 anni, sette mesi; Massimo Simmini, 41 anni, sette  mesi; Teodoro Stano 42 anni, otto mesi; Stefano Sunna, 35 anni, a cinque mesi;  Franco Tafuro, 45 anni, otto mesi; Danilo Reho, 51 anni , cinque mesi. Alcuni furono assolti solo per alcune parziali contestazioni.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Mauro Masiello, Laura Beltrami, Giuseppe Guastella, Cinzia Cavallo, Gianvito Lillo, Simona Attolini, Danilo Di Serio, Paolo D'Amico, Valentina Iurlaro. Hanno già anticipato ricorso in Cassazione. Secondo il pm, tutti avrebbero “impedito al titolare della società, Mario Montinaro e ai dipendenti della Monteco, appaltatrice del servizio di igiene pubblica per il Comune di Brindisi, di accedere all’interno della sede, con violenza” perché si sarebbero posti “con la propria persona e i rispettivi veicoli davanti all’ingresso, creando in tal modo ostacolo”. Con l’aggravante di “aver commesso il fatto più persone riunite”.

La polizia rimuove il blocco al capannone Monteco

Il ruolo di “promotori e istigatori” è stato contestato a Bobo Aprile che per primo ha sempre invocato il dialogo in difesa delle ragioni dei più deboli, dei lavoratori e quanti un posto lo cercavano e sperano di averlo nella Monteco che, in quel periodo, per far fronte alle esigenze, aveva inserito in organico alcune unità provenienti da Lecce. Stessa considerazione per Carlo Greco e Aldo Cigliola, mentre tutti gli altri sono stati definiti “compartecipi”. Tutti “invadevano e occupavano la sede della Monteco al solo scopo di impedire o turbare il normale svolgimento del lavoro, non avendo gli autori pretese giuridicamente fondate e cagionando danneggiamenti all’edificio e agli strumenti”. In questi termini, quindi, per la Procura si configura il sabotaggio.

 “In concorso tra loro, cagionavano l’interruzione di un pubblico servizio, in particolare quello di igiene pubblica”.Con conseguenze per la città di Brindisi e la Monteco, esposta in tal modo a penali da parte dell’Amministrazione comunale. Quanto alla società Monteco, già in sede di udienza preliminare ha ottenuto la costituzione di parte civile per ottenere il risarcimento dei danni patiti dopo il sit-in, pari a cinquantamila euro, somma indicata in via prudenziale, dall’avvocato della srl, Gessica Giurgola. “In particolare, nelle giornate dell’1 e del 2 marzo”, per “garantire comunque l’espletamento dei servizi minimi essenziali, la società Monteco pur avendo a disposizione tutto il personale dei rispettivi cantieri, regolarmente retribuiti, ma impedito a rendere la prestazione lavorativa, è stata costretta a ricorrere a personale e mezzi esterni dell’appalto del Comune di Brindisi, il quale a sua volta è stato fatto oggetto di violenza e minacce, che ha portato a un’ulteriore interruzione del servizio per garantire l’incolumità degli operatori intervenuti”, è scritto nell’atto.

 “La condotta degli imputati – si legge ancora – non solo ha precluso lo svolgimento del servizio pubblico, ma ogni altra legittima azione di vigilanza e controllo sulle proprietà della società”. Una volta allontanati gli imputati, “è stato accertato, a seguito di inventario dettagliato che dal magazzino di via Fermi risultavano sottratte scope professionali, altri utensili del tipo palette, per un totale di trenta pezzi”. Secondo la Monteco, in quei giorni sono stati sottratti anche “suppellettili dal bagno di servizio del personale”, di conseguenza la società “ha dovuto sopportare tutti gli ulteriori e ingiusti costi per i ripristino regolare del servizio, tutte le pulizie straordinarie, perizie sull’integrità delle strutture, arresi e macchine industriali e informatiche”.

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