Aste giudiziarie, Brandi al gip: “Mai minacciato nessuno”

L’indagato ha respinto l’accusa di estorsione. La difesa al Riesame: l’ordinanza di arresto notificata dopo la fine della latitanza, il primo agosto: trovato in una villetta a Torre Santa Sabina

BRINDISI – “Non ho mai partecipato alle aste giudiziarie, né ho mai minacciato o fatto pressioni a qualcuno in occasione delle vendite”: Raffaele Brandi, 64 anni, di Brindisi, ha respinto l’accusa di estorsione mossa nell’indagine condotta dalla Mobile di Brindisi. Si è professato estraneo ai fatti davanti al gip del Tribunale che ha firmato l’ordinanza di arresto, notificata quando l’indagato è stato stanato in una villetta a Torre Santa Sabina, località diventata il buen retiro dopo la condanna definitiva per associazione mafiosa.

L’interrogatorio e la difesa

Mario Guagliani-4Brandi ha scelto di affrontare l’interrogatorio di garanzia, alla presenza dell’avvocato Mario Guagliani, del foro di Brindisi (nella foto), per spiegare i rapporti con alcuni degli indagati nel filone relativo alle aste giudiziarie. In questo troncone, lo scorso 15 luglio, sono stati arrestati Luigi Patisso, 35, tuttora in carcere, e Diego Fimmanò, 47, ai domiciliari essendo stato dichiarato con perizia medico-legale incompatibile con il regime carcerario.

Ordinanza di custodia cautelare in carcere anche per Salvatore De Giorgi, 58 anni, e Cosimo Giosa, 57, entrambi di Brindisi, già arrestati il 18 ottobre 2018, in flagranza di reato “mentre incassavano 900 euro da un debitore esecutato come anticipo di 7000 euro per assicurargli che nessun altro partecipasse all’asta giudiziaria”. Furono accusati di estorsione aggravata in concorso. L’arresto venne convalidato il 22 successivo e da allora sono ai domiciliari. Obbligo di firma per  Pasquale Marangio, 59 anni. Quattro brindisini sono rimasti indagati a piede libero nelle indagini della Squadra Mobile: L.P, 62 anni, residente in città; P.P, 69 anni; P.P, 48, entrambi residenti a San Michele Salentino; e A.Z, 41, residente a Brindisi. Il difensore di Brandi presenterà ricorso al Tribunale del Riesame.

La condanna definitiva

Il brindisino, al momento, resta ristretto nella casa circondariale di via Appia, per effetto della condanna definitiva con l’accusa di associazione di stampo mafioso, con riferimento al periodo di tempo compreso tra il 2000 e il 2007, a conclusione dei tre gradi di giudizio, scaturiti dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, chiamata Berat-Dia. Brandi è stato condannato alla pena di undici anni e nove mesi di reclusione. Pena non più impugnabile dal 6 luglio scorso, quando la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso.

La latitanza

Da quel giorno, di Brandi si sono perse le tracce, tanto che lo stesso è stato dichiarato latitante. A mettere la parola fine al periodo di latitanza sono stati gli agenti della Mobile, diretti da Rita Sverdigliozzi, lo scorso primo agosto: era sotto il patio di una villetta a Torre Santa Sabina e quando ha visto i poliziotti non ha opposto resistenza. Si è alzato per stringere la mano agli agenti. Nell’immobile sono stati trovati e sequestrati 2.500 euro.

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L’immobile, stando a quanto accertato, non risulta né intestato né riconducibile ad alcuno dei familiari di Brandi. Resta da chiarire di chi sia quella villetta, chi abbia, eventualmente, fatto da tramite e chi abbia favorito la latitanza.
 

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