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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Rapina con violenza: pena esemplare, 12 anni e 4 mesi. Per la vittima 100 mila euro

Pesante, ancor più di quanto chiesto dal pm, la condanna per il giovane brindisino che il 4 dicembre scorso evase da una comunità di Latiano in cui si trovava ai domiciliari per compiere una rapina in gioielleria durante la quale tenne in ostaggio una commessa e la violentò.

BRINDISI - Pesante, ancor più di quanto chiesto dal pm, la condanna per il giovane brindisino che il 4 dicembre scorso evase da una comunità di Latiano in cui si trovava ai domiciliari per compiere una rapina in gioielleria durante la quale tenne in ostaggio una commessa e la violentò. Il gup Maurizio Saso ha ritenuto responsabile Vincenzo Leo, di Brindisi, di tutti i fatti a lui addebitati e ha deciso una pena di 12 anni e 4 mesi (3 anni e 4 mesi per la rapina e l’evasione; 9 anni per la violenza sessuale e il sequestro di persona). Per la vittima una provvisionale di 100 mila euro. 

Vincenzo LeoCondivisa quindi la “scissione” su cui aveva incentrato la propria requisitoria il pm, Milto Stefano De Nozza che aveva sì evidenziato la gravità dei fatti e ma, citando una intercettazione di un colloquio in carcere in cui Leo dichiarava di aver agito d’impeto quando aveva rinchiuso la dipendente nello sgabuzzino e aveva abusato, aveva sottolineato come la ricostruzione spontanea dei fatti non consentisse di considerare legati dal vincolo della continuazione (con i conseguenti benefici in termini di calcolo della pena) tutti e quattro i reati contestati.

De Nozza aveva concluso la propria discussione con una richiesta di pena di 10 anni e 8 mesi. Il gup Saso ha anche stabilito una provvisionale per le due parti civili costituite, il titolare della gioielleria e la stessa commessa, con gli avvocati Giancarlo Camassa e Gianfrancesco Castrignanò. Sono 3mila euro per il proprietario e 100mila euro per la ragazza. Il risarcimento andrà invece liquidato in altra sede. 

Va ricordato che il rito celebrato è un abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica che è stata affidata dal gup a un consulente super partes, lo specialista Domenico Suma, che aveva concluso per una totale capacità di intendere e volere di Leo, autore di una precedente rapina al Penny di Brindisi, compiuta nel febbraio 2013, e per questo ristretto ai domiciliari in un centro di Latiano.

Le indagini furono condotte dai carabinieri. Questi i fatti: poco dopo le 17 del 4 dicembre 2014 Leo entrò nella gioielleria, armato di un tagliaunghie. C’era anche una donna incinta, che riuscì però a scappare via. Impose ai presenti di riempire una busta con i preziosi. Qualcuno però nel frattempo era riuscito a dare l’allarme. Fuori c’erano i carabinieri. Trenta minuti di assedio, poi la cattura. Leo fu condotto in cella. E' difeso dall'avvocato Marcello Tamburini.

Il sostituto procuratore Milto De NozzaIl 6 dicembre, dopo l’interrogatorio in carcere fu contestato al giovane anche il reato di violenza sessuale, che andò ad aggiungersi alle accuse di rapina aggravata, evasione dai domiciliari e sequestro di persona. Nel fascicolo che riguarda il 24enne ci sono anche quindi le ambientali captate durante i colloqui in carcere con i famigliari, che hanno contribuito a connotare con maggiore precisione l’intera azione, dai contorni inquietanti per diverse ragioni.

Leo aveva avuto la possibilità di scappare, nonostante le prescrizioni che gli erano state imposte. E di seminare il panico in una attività commerciale in pieno giorno, quando era già quasi iniziato il periodo dello shopping di Natale. Una volta dentro il negozio, non aveva saputo trattenersi. Il resto è drammaticamente scritto su un referto del pronto soccorso, quello della commessa che fu costretta a ricorrere alle cure dei medici, e nei verbali redatti dai militari dell’Arma.

Il 24enne ha mostrato nel corso dei mesi di detenzione momenti di grave instabilità, ma neppure ciò è bastato a ritenere che potesse essere affetto, quantomeno al momento del fatto, da vizio parziale o totale di mente. 

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