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Sanguinosa rapina ai coniugi Scialpi: i due cugini Chirico condannati a 13 anni e 4 mesi

La prova del "dna" prelevato dalla tazzina e dagli airbag dell'auto è stata evidentemente ritenuta granitica. Per la rapina ai coniugi Scialpi sono stati condannati stasera a 13 anni e 4 mesi di reclusione i due cugini omonimi Nicola Chirico.

BRINDISI - La prova del “dna” prelevato dalla tazzina e dagli airbag dell’auto è stata evidentemente ritenuta granitica, capace di fugare ogni ragionevole dubbio, al riparo di ogni ombra sulla conduzione dell’attività di riscontro. Sono stati condannati stasera a 13 anni e 4 mesi di reclusione i due cugini omonimi Nicola Chirico, uno del ’68 di San Michele Salentino, l’altro del 69, di Brindisi, entrambi detenuti e presenti in aula, responsabili della sanguinaria rapina in danno dell’imprenditore Cosimo Scialpi e della moglie Caterina De Maria. Il pm Marco D’Agostino, che ha coordinato l’inchiesta e sostenuto l’accusa, aveva chiesto al termine della sua requisitoria una pena di 18 anni a testa.

Il collegio (Cucchiara, De Angelis, Testi) ha deciso attorno alle 18.30 dopo tre ore di camera di consiglio. Nell’udienza odierna, riservata alle conclusioni dei difensori dei Chirico, Ladislao Massari e Gianvito Lillo, oltre che alle repliche del pm D’Agostino. I due sono stati condannati anche a 3.500 euro di multa e a una provvisionale sul risarcimento danni pari a 15mila euro per ciascuna delle due parti civili, i coniugi Scialpi, assistiti dall’avvocato Silvia Franciosa.

Nicola ChiricoLa coppia di rapinatori fu sottoposta a fermo nell'agosto del 2012 dai carabinieri. A incastrare i due fu una traccia di Dna rimasta sull'airbag dell'autovettura a bordo della quale tentarono la fuga dopo che Scialpi riuscì a dare l'allarme. Avevano alle calcagna i militari dell'Arma. Furono però anche eseguite indagini di tipo tradizionale.  Questi i fatti: Il 29 aprile di due anni fa il proprietario della ditta di rottamazione sita sulla provinciale che conduce a Tuturano, Cosimo Scialpi, insieme alla moglie, fu sequestrato all'interno del recinto della sua villa appena dopo aver fatto rientro a casa: aveva partecipato ai festeggiamenti per la cresima della nipotina. Quattro persone col volto coperto e armate di pistole, qualificatesi come appartenenti alla Guardia di Finanza, pestarono i coniugi Scialpi con calci e pugni, provocando alla moglie un "trauma cranico facciale, ematoma subdurale, franto parietale destro, trauma toraco-addominale", poi legarono al collo di Scialpi un tubo di ottone, facendogli quasi perdere conoscenza.

Spararono a scopo intimidatorio un colpo di arma da fuoco all'indirizzo della moglie, che cadde a terra svenuta. Tutto questo perché pretendevano la consegna di 200mila euro. Somma poi ridotta a 20mila e poi ancora a 500 euro. I quattro obbligarono Scialpi a recarsi dal consuocero per reperire il denaro, mentre la moglie rimase sequestrata.

Evidentemente insoddisfatti del bottino, i malviventi continuarono a usare violenza trasferendo l'imprenditore all'interno della sua autovettura, una Opel Astra. Lì esplosero altri colpi di pistola e continuarono a picchiare il 69enne. Una pallottola raggiunse la vittima a una gamba. Dopo l'inaudita e ingiustificata violenza si impossessarono dei 500 euro e fuggirono bordo dell'autovettura Volvo Xc 60, oggetto di furto denunciato il 20 dicembre 2011. La violenza aveva cagionato allo Scialpi una "emorragia cerebrale post traumatica" con prognosi di 47 giorni.

Nicola ChiricoLa vittima riuscì a lanciare l’allarme Arrivarono i carabinieri. Fuggirono al volante della Volvo. “Nessuna certezza che provenissero da villa Scialpi” hanno sostenuto le difese. “Dovrebbe esserci stata una concentrazione criminale incredibile in un unico luogo, proprio vicino all’abitazione assaltata” ha ribattuto il pubblico ministero. Logica schiacciante quella dell’accusa.

Partono le indagini. Si preleva il Dna da una tazzina presa nel bar di San Michele in cui solitamente Chirico (del 68) va a bere il caffè. La comparazione con il profilo estratto dalla saliva dell’uomo dà un responso che non ammette altro genere di osservazioni. Se il Dna è quello, allora quella tazzina l’ha utilizzata lui. E se lo stesso profilo è sugli airbag dell’autovettura, allora non c’è altro da aggiungere. Il pm aveva invocato una “pena esemplare”. Un conto salato, per una vicenda crudele, una overdose di violenza del tutto ingiustificata per una rapina da 500 euro. Il verdetto del Tribunale è altrettanto severo: 13 anni e quattro mesi a testa. Novanta giorni per la motivazione della sentenza, poi gli avvocati potranno appellarla.

Va ricordato che Nicola Chirico (classe ’68, di San Michele) è stato di recente raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’omicidio di Cosimo Semerro, detto Mimmo Capellone: sempre dalle stesse tracce di Dna prelevate all’epoca, i Ris di Roma lo hanno individuato come l’autore dell’efferato delitto compiuto a Ostuni nel novembre 2007.

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