Mala, estorsioni e droga: otto imputati in Corte d’Appello

Ricorso del pm dopo le assoluzioni di: Giampiero Alula, Cosimo Candita, Maurizio Screti e Maria Carmela Rubini

BRINDISI – Processo d’Appello per otto brindisini coinvolti nell’inchiesta della Direzione distrettuale Antimafia di Lecce, chiamata Game Over su nuove affiliazioni all’associazione di stampo mafioso, Sacra Corona Unita, ed estorsioni ai danni di titolari di paninoteche nella zona a Sud di Brindisi.

La requisitoria

Quattro sono gli imputati per i quali l’appello è stato proposto dal pubblico ministero Alberto Santacatterina dopo l’assoluzione affermata nella sentenza del Tribunale di Brindisi il 29 dicembre 2017: Giampiero Alula, Cosimo Candita, Maurizio Screti e Maria Carmela Rubini. Per gli altri, invece, l’appello è stato proposto dai difensori: Marco Asuni, Roberto Candida, Luca Ferì e Sabino Roberto.

Appello del pm

Per Giampiero Alula (difeso dall’avvocato Ladislao Massari), il pm ha impugnato l’assoluzione del Tribunale di Brindisi dall’accusa di estorsione e il procuratore generale ha chiesto la condanna a dieci anni di reclusione. Secondo il collegio di primo grado “non è stato trovato riscontro all’esito dell’istruttoria dibattimentale”.

Per Maria Carmela Rubini il Tribunale non ha confermato l’accusa mossa dal pm della Dda in relazione all’affiliazione alla Sacra Corona Unita. Il collegio giudicante ha riqualificato l’imputazione in “concorso esterno in associazione mafiosa” e ha condannato l’imputata alla pena di quattro anni e otto mesi, a fronte della richiesta a dieci anni che i pm avevano invocato sostenendo che la donna raccogliesse le direttive impartite dal carcere dal nipote, Raffaele Renna, alias Puffo. Quest’ultimo è stato condannato, in abbreviato, a 16 anni e otto mesi. Per la donna, il procuratore generale oggi ha chiesto alla Corte di condannarla alla pena di dieci anni di reclusione. L’imputata è difesa dagli avvocati Cosimo Lodeserto e Francesco Cascione.

Per Maurizio Screti, difeso dall’avvocato Francesco Cascione, il pg ha chiesto la condanna alla pena di nove anni per associazione mafiosa, accusa non riconosciuta dal Tribunale di Brindisi. Il pm ha impugnato anche l’assoluzione dall’accusa di appartenenza all’associazione di stampo mafioso per Cosimo Candita e oggi il pg ha chiesto la condanna alla pena di nove anni di reclusione.

Gli altri imputati

Hanno presentato Appello gli altri quattro imputati. Per Marco Asuni, difeso dall’avvocato Francesco Cascione, c’è stata condanna in primo grado alla pena di sei anni e sei mei più 30mila euro di multa, previa esclusione dell’aggravante mafiosa contestata dai pm con richiesta di condanna a nove anni.

L’aggravante è stata esclusa dal Tribunale di Brindisi anche nei confronti di Roberto Candita, condannato alla pena di due anni e sei mesi più diecimila euro di multa. L’imputato ha appellato la sentenza con l’avvocato Francesco Cascione.

Hanno appellato, inoltre, Luca Ferì difeso dagli avvocati Cosimo Lodeserto e Raffaele Missere, condannato in primo grado a  19 anni di reclusione (la pena più alta inflitta dal Collegio), a fronte dei 15 chiesti dal pm, con l’accusa di affiliazione alla Sacra Corona Unita,  e Sabino Roberto, difeso dagli avvocati Mario Guagliani e Domenico Di Terlizzi, per il quale c’è stata condanna previa esclusione dell’aggravante mafiosa a dieci anni più 60mila euro di multa. Parte civile è il ministero dell’Interno, rappresentato in giudizio dall’avvocato Dorian De Feis. I penalisti prenderanno la parola in occasione della prossima udienza, fissata in primavera.

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Il blitz

Il blitz scattò all’alba del 18 novembre 2013, quando vennero eseguite le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di indagati ritenuti “affiliati a un gruppo di stampo mafioso riconducibile a Salvatore Buccarella e a Francesco Campana che, per conto di Raffaele Renna”, stando all’impostazione dell’accusa, “coordinava lo spaccio di droga e le estorsioni ai danni di titolari di esercizi commerciali, ristoratori e paninari”.

 

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