Marijuana dall’Albania, chieste condanne in Appello per otto brindisini

Per Contestabile invocati 14 anni, perché ritenuto il capo del sodalizio; otto anni per Fioretti indicato come uomo di fiducia. Sotto processo altri otto

BRINDISI – Droga, soprattutto marijuana, dall’Albania diretta alle coste del Brindisino e sequestrata fra Torre Guaceto e Santa Sabina in diverse occasioni dalla Finanza: l’accusa legata all’esistenza di un’associazione per delinquere è stata ribadita dal pg nel corso della requisitoria davanti alla Corte d’Appello di Lecce, con richiesta di confermare le condanne inflitte in primo grado nei confronti di otto brindisini, giudicati con rito abbreviato, assieme a due cittadini albanesi.

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La requisitoria

La pena più alta è stata invocata per Gianfranco Contestabile, 50 anni, nato e residente a Brindisi: 14 anni di reclusione, come da sentenza del gup Vincenzo Brancato, pronunciata il 17 luglio dello scorso anno, al netto della riduzione di un terzo, diretta conseguenza della scelta del processo alternativo al dibattimento. Secondo il procuratore generale Salvatore Cosentino, Contestabile sarebbe stato a capo del sodalizio italo-albanese, stando all’inchiesta della Dda di Lecce, lungo le vecchie rotte del contrabbando di sigarette, negli in cui Brindisi era diventata Marlboro city.

Richiesta di condanna a otto anni per Rosario Fioretti, 71 anni, di Brindisi, considerato dall’accusa l’uomo di fiducia di Contestabile. Il suo braccio destro. Il pg ha invocato la condanna alla pena di otto anni anche per Luca Sabetta, 39 anni, di San Pietro Vernotico e per Andrea Esposito, 54, di Brindisi. Conferma della condanna a sette anni è stata invocata per Shefik Musho, 34 anni, nato in Albania e residente ad Arezzo.

Sotto processo, in attesa della sentenza di secondo grado, anche Attilio Di Bello, 58 anni, di Brindisi, per il quale il pg ha chiesto la conferma della condanna a due anni e dieci mesi.  Due anni e otto mesi sono stati chiesti per Giuseppe, detto Pino, De Simone, 69 anni, di Brindisi, e per Damiamo Libardo, 71 anni, di Brindisi. Imputati, infine, due cittadini di origine albanese: Leonard Bufi, 36 anni, ed Emilian Bufi, 31, per i quali il pg ha chiesto la condanna a due anni e dieci mesi, così come inflitti in primo grado. 

La difesa, le accuse e i ruoli

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Francesco Cascione, Maria Gabriella Mastrolia, Paola Giurgola, Gianvito Lillo, Ladislao Massari, Luca Leoci e Pantaleo Cannoletta. I primi difensori hanno preso la parola questa mattina per le arringhe.

Secondo i pubblici ministeri Guglielmo Cataldi e Valeria Farina Valaori, titolari del fascicolo d’inchiesta chiamata Griko, ruolo di primo piano sarebbe stato assunto dal brindisino Gianfranco Contestabile, il quale avrebbe “diretto e organizzato il sodalizio finalizzato  al trasporto via mare della marijuana, per l’ingresso sul territorio italiano” in contatto diretto con gli albanesi. A Contestabile avrebbe fatto diretto riferimento, Rosario Fioretti, “presente ai punti di sbarco della droga”. Sempre secondo questa ricostruzione, partecipe nel ruolo di “fornitore del gommone e del motore, sarebbe stato Giuseppe De Simone, incaricato di occuparsi del rifornimento di benzina, mentre  Andrea Esposito avrebbe assicurato il trasporto e lo stoccaggio della sostanza stupefacente. Nell’impostazione dell’accusa,  Luca Sabetta, è ritenuto altro uomo di fiducia di Contestabile, mentre Damiano Libardo, sarebbe stato a disposizione per essere chiamato anche quando “l’approvvigionamento non andava a buon fine”. E ancora, sempre seguendo l’organigramma tracciato dalla procura, Attilio Di Bello, avrebbe avuto un ruolo in seno all’associazione come “scafista”, mentre gli albanesi Shefik Muho e i fratelli Emilian e Leonard Bufi sarebbero stati i “referenti in loco dei fornitori” del Paese delle Aquile.

Il motoscafo con la droga sequestrato dalla Finanza-2

Gli arresti e gli sbarchi

Gli arresti risalgono al 30 giugno 2017, quando scattò il blitz dei militari della Guardia di Finanza, gli stessi che scoprirono un villino pieno di droga sulla provinciale San Vito dei Normanni-Latiano la sera del 4 agosto 2016: c’erano 70 chili di marijuana, più un mitragliatore da guerra con 119 cartucce. In quella occasione venne arrestato un albanese considerato il custode del carico, Seli Dajo. Fonti di prova sono costituite da una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche, assieme ai servizi tradizionali come  i pedinamenti.  

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Nel corso delle indagini sono stati ricostruiti gli sbarchi nei pressi di Torre Guaceto e Torre Santa Sabina, sino ad arrivare alla contestazione legata all’esistenza di un sodalizio finalizzato al narco traffico. I finanzieri arrestarono  anche Luca Sabetta, il 10 novembre 2016, per “detenzione di 386 chili di droga, scoperti in un deposito di contrada Bellanova, nel comune di San Pietro Vernotico. In almeno un’occasione il trasporto non andò a buon fine a causa delle avverse condizioni meteo, con naufragio dell’imbarcazione affidata ad Attilio Di Bello.

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