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“Tentato omicidio nel rione Bozzano”: condannato a otto anni

Imputato Roberto Licci, 29 anni, di Brindisi. E' in carcere dal 28 novembre 2018. La difesa: “Nessuna prova”

BRINDISI – A conclusione del processo, il Tribunale di Brindisi ha confermato l’accusa di tentato omicidio mossa inizialmente nei confronti di Roberto Licci, 29 anni, di Brindisi, e ha condannato l’imputato a otto anni di reclusione in relazione a colpi di pistola sparati contro un’Alfa Romeo Giulietta, il 16 maggio 2017 in viale Belgio. Il Collegio ha escluso l'aggravante dei futili motivi contestata dal rappresentante della pubblica accusa con richiesta di condanna alla pena di dieci anni.

Sparatoria Bozzano, lo scooter T Max-3-2-2-2-2-2-3

La sentenza

La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio di oggi, 30 ottobre 2019. Per il Tribunale, presieduto da Francesco Cacucci (a latere Rubino e Colombo), Licci impugnò una calibro 38 e fece fuoco quattro volte puntando all’auto condotta da un brindisino che, sempre nella ricostruzione accusatoria, sarebbe diventato persona non gradita per questioni riconducibili alla sfera passionale. La Giulietta venne raggiunta in prossimità del parco Maniglio.

Il proiettile avrebbe raggiunto lo “schienale del sedile posteriore del lato conducente, mentre un secondo proiettile impattava il gruppo ottico sinistro”. Licci, sempre secondo quanto viene contestato, avrebbe sparato mentre era “a bordo di uno scooter Yamaha T Max” e “a sua volta” sarebbe stato “inseguito da un’auto dalla quale una persona (non ancora identificata, ndr) fece “partire almeno un colpo di pistola che raggiunse la sella della moto, provocandone in tal modo la caduta”.

Per l’accusa, sono di Licci le tracce biologiche isolare sugli occhiali da sole che furono trovati nel vano porta oggetti dello scooter e sul casco. Il confronto è stato fatto partendo dal Dna ricavato dallo spazzolino da denti.

La difesa

L’imputato era presente in udienza. E’ in carcere dal 28 novembre 2018.  Il suo difensore, Vito Epifani, ha chiesto l’assoluzione con formula piena sostenendo che si tratti di un processo meramente indiziario: “Manca la prova”, ha detto nel corso della sua arringa durata quattro ore.

In occasione dell’interrogatorio di garanzia, all’indomani dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare ottenuta dal pm Luca Miceli, Licci respinse le accuse: “Non sono stato io a sparare, neppure lo conoscevo: del tentato omicidio nel quartiere Bozzano mi dissero alcuni conoscenti. Io sono innocente, ma all’epoca qualcuno iniziò a fare il nome e per paura di essere coinvolto nella vicenda decisi di allontanarmi da Brindisi, andando anche in Germania”. La difesa ha già anticipato il ricorso in Appello, non appena saranno depositate le motivazioni (termine di 90 giorni).

articolo aggiornato alle 18,36

 


 

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