Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

La Norman a Bari: dietro "l'incapacità" di Brindisi il no di Haralambidis

Non c'è ancora un via libera definitivo e ufficiale alla partenza della Norman Atlantic dal porto di Brindisi verso quello di Bari, città che attraverso il presidente dell'Autorità portuale ha subito offerto la propria disponibilità a ospitarla non soltanto per ossequio alle necessità della giustizia

BRINDISI - Non c’è ancora un via libera definitivo e ufficiale alla partenza della Norman Atlantic dal porto di Brindisi verso quello di Bari, città che attraverso il presidente dell’Autorità portuale ha subito offerto la propria disponibilità a ospitarla non soltanto per ossequio alle necessità della giustizia, ma anche per una questione di “prestigio”. Mentre si attendono le determinazioni dei tecnici, c’è una amara certezza cristallizzata nel provvedimento con cui i pm di Bari, Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano tolgono di mezzo Hercules Haralambides da ogni procedura operativa sottraendogli la custodia giudiziale della nave che sin dal principio non aveva gradito per “eccesso di responsabilità”.

E cioè che Brindisi, per mano di chi siede al vertice di enti che la rappresentano, ha fatto la figura dell’incapace a gestire le emergenze. Proprio tale incredibile verità è sintetizzata nelle poche righe, firmate proprio dai sostituti procuratori: “Lette le note dell’autorità portuale di Brindisi del 21 e del 22 gennaio con cui si manifestava l’assenza di banchine idonee alle necessità di giustizia e la richiesta di liberare l’attuale banchina della motonave”.

Chiunque salterebbe dalla sedia. Mai ci si sarebbe attesi che Brindisi, attraverso i propri rappresentanti, declinasse ogni “responsabilità” auto-descrivendosi come “inadeguata”. Brindisi è tutto fuorché inadeguata a gestire l’emergenza. Perché, così come già accaduto in passato con l’esodo di albanesi verso le coste pugliesi, la grande impresa di coraggio e di accoglienza brindisina alla fine celebrata come tutta barese tutta barese, è Brindisi che ha operato con grande impegno sin dal principio nel salvataggio e nel soccorso.

Sono brindisini i vigili del fuoco che hanno patito il mal di mare per quattro giorni di fila in balia delle onde, sui rimorchiatori, nella speranza di potersi spendere per salvare vite umane minacciate dall’incendio. E’ brindisina la nave San Giusto della Marina Militare Italiana, in forza alla Brigata Marina San Marco, partita dal porto di Brindisi e giunta in Albania per accogliere il maggior numero di naufraghi. Da Brindisi, da Galatina e da aeroporti militari siciliani, oltre che da Gioia Del Colle, si sono levati in volo gli elicotteri della Guardia costiera e dell’Aeronautica militare.

Da Brindisi sono partiti i rimorchiatori Barretta che hanno riportato galleggiante la Norman Atlantic, andata inspiegabilmente a fuoco il 28 dicembre nel mare in tempesta, nel porto di Brindisi dopo 60 miglia di navigazione e un bel po’ di cavi sostituiti, l’ultimo proprio all’imboccatura del porto, lì dove si è compreso che con un approdo così vicino e a portata di mano sarebbe stata follia proseguire per Bari rischiando il patatrac.

E Brindisi ora che fa? Anzi cosa fa il presidente dell’Autorità portuale? Rifiuta la Norman dichiarando una “inadeguatezza del porto di Brindisi” a ospitarla per un paio di mesi che non solo è una giustificazione pretestuosa, tenuto conto che era già stata individuata come soluzione la banchina Feltrinelli dove già aveva operato un piccolo cantiere navale, sulla sponda del Seno di Levante dotata anche di tutto quel che serviva a posizionarla di poppa per rimuovere i mezzi e per cercare eventuali corpi. Ma è pure una “scusa” che affossa l’immagine di Brindisi tanto quanto non sia accaduto negli ultimi anni con il porto, la gallina delle uova d’oro per più di qualcuno, per lo meno stando a quel che emerge dalle inchieste giudiziarie.

Mentre i parenti di 18 dispersi contano i giorni nell’angoscia di sapere se per caso qualcuno dei propri cari sia ancora intrappolato in quell’inferno di fiamme e fumo raffreddato con enorme fatica e altrettanta fatica dai vigili del fuoco del comando provinciale di Brindisi, Haralambides si oppone a una permanenza della Norman a Costa Morena, giustificandola con l’imminente arrivo di navi da crociera che in realtà già da tempo avrebbero dovuto già conoscere a menadito il percorso per entrare nel porto interno.

Sarebbero perfettamente in grado di farlo se soltanto non si fosse lasciato trascorrere tempo inutile per procedere al dragaggio dello stesso, se solo in ottica di opere portuali si fosse data la precedenza, piuttosto che a un terminal presumibilmente abusivo (almeno così lo ritiene la procura di Brindisi) all’allargamento del canale Pigonati che, così com’è, impedisce alle navi di arrivare fin nel cuore della città e a consentire allo splendido skyline di Brindisi di fare bella mostra di sé ai crocieristi.

Hercules Haralambides e un traghetto per l'AlbaniaNulla. Allo stesso tempo, più veloce della luce, il presidente dell’Autorità portuale di Bari, Francesco Mariani, esattamente il giorno dopo il ‘no’ di Haralambides (e viene da ri-chiedersi chi lo abbia mandato a Brindisi, ma i meglio informati ricorderanno nome e cognome dei responsabili), il 23 gennaio, individua la banchina. Il pm Cardinali, quasi a sottolineare una netta contrapposizione con l’atteggiamento di Bari che “manifestava piena collaborazione e la messa a disposizione della banchina 12, ubicata nei pressi del Vecchio Molo borbonico e del Terminal Crociere”. Guarda un po’, una banchina per le navi da crociera.

Così la nomina della custodia giudiziaria della nave è stata revocata ad Haralambides e data all’armatore Carlo Visentini. E mentre c’è in atto una gara fra vari porti d’Italia che, come Genova con la Concordia accoglierebbero volentieri la Norman Atlantic, Brindisi, il secondo porto dell’Adriatico, quattro volte più grande di quello di Bari, ormai desolato come i giornalisti hanno potuto notare in due settimane di presenza forzata a Costa Morena Nord da dove si poteva scorgere quasi unicamente la Grimaldi fare capolino da Punta Riso, una gasiera o l’immancabile carboniera, se ne disfa dichiarandosi inadeguata a tenerla. Perché lì, in quel luogo commerciale in cui si vedono tramogge, muletti, bracci meccanici e carbone, bisogna accogliere i turisti.

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