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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Le "soffiate" del finanziere e il conto salato dell'accusa: 3 anni e 4 mesi per Lisi

Spazio alla requisitoria del pubblico ministero anche per la funzionaria dell'Inps Gabriella Iafelice e l'avvocato civilista Giovanni Faggiano. Per loro il conto si è fermato a un anno e quattro mesi.

BRINDISI - La pena più alta richiesta dall’accusa è per l’ex maresciallo della guardia di finanza: fatte le dovute addizioni, valutati analiticamente tutti gli episodi contestati e tenuto conto dello sconto di un terzo previsto dal rito, Pasquale Lisi dovrebbe scontare 3 anni e 4 mesi di reclusione, secondo il pm Milto Stefano De Nozza. Oggi, nell’udienza a porte chiuse del processo con rito abbreviato, spazio alla requisitoria del pubblico ministero oltre che per l’ex sottufficiale delle Fiamme Gialle, anche per gli altri imputati che hanno scelto il giudizio abbreviato: la funzionaria dell’Inps Gabriella Iafelice e l’avvocato civilista Giovanni Faggiano. Per loro il conto si è fermato a un anno e quattro mesi.

Si torna in aula il 20 novembre prossimo per le arringhe difensive (gli avvocati sono Vito Epifani per Faggiano, Massimo Manfreda per Iafelice e Gianvito Lillo per Lisi) e molto probabilmente per la sentenza di primo grado che metterà un punto fermo su un’inchiesta che trae origini da un’altra maxi indagine su rifiuti che coinvolgeva il civilista. Tanto Lisi, quanto Faggiano, furono arrestati nel 2011.

pasquale lisi-2Lisi ha ammesso le sue responsabilità nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Coinvolti anche l’ex direttore dell’Inps, Cesare Bove e l’imprenditore ed ex presidente dell’Enel Basket per cui il processo con rito ordinario è iniziato ieri (8 ottobre) dinanzi al Tribunale di Brindisi. L’Inps batte cassa: è parte civile con richiesta risarcitoria di 250 mila euro per danno di immagine e non solo.

Le accuse sono a vario titolo di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Quest’ultima è la principale contestazione riferita a Lisi che avrebbe fornito notizie riservate, naturalmente non senza ottenere in cambio qualche agevolazione. Favori? L’assunzione della figlia in un istituto di vigilanza di Faggiano. Il maresciallo nativo di Fasano, residente a San Pietro Vernotico, era in servizio all’epoca dei fatti, quando la procura di Napoli approfondiva il business dei rifiuti che coinvolgeva Faggiano, presso la seconda compagnia di Brindisi della Gdf. Era il responsabile dell’ufficio delegato alle indagini patrimoniali. In quel periodo la procura di Brindisi aveva delegato proprio i finanzieri di svolgere accertamenti patrimoniali sull’avvocato in relazione a un impresa di Brindisi (la Ca.Me.) della quale era stato amministratore. 

Fu raggiunto da una telefonata in cui Lisi gli prospettò la necessità di incontrarsi personalmente. Poi in seguito gli investigatori ascoltarono (le conversazioni al cellulare e le ambientali sono oggetto di una perizia chiesta dal pm nel processo con rito ordinario) anche il seguito: fu rivelato in anticipo quanto la procura aveva chiesto alle fiamme gialle. Disse pure di aver “bloccato tutto” per far mettere a posto le carte. Faggiano rispose che non aveva nulla a che fare con quella società ormai da anni. Ma le notizie riservatissime, ad ogni modo, andavano mantenute sotto il più stretto riserbo. Utili o inutili, per non commettere un illecito, non avrebbero dovuto esservi “soffiate”. Tenuto conto poi che per l'omesso versamento di Iva, le indagini patrimoniali sulla Ca.Me. furono effettuate regolarmente. Il pm chiese l'archiviazione per Faggiano, il gip la dispose. 

giovanni faggiano-2Altra storia è quella che riguarda Bove e la Iafelice, compagni nella vita oltre che coimputati: le presunte progressioni di carriera, le minacce al nuovo direttore Inps. Per non dire poi dello scambio, interessato secondo l’accusa, di biglietti per le partite di basket e di abbonamenti al Teatro Verdi.

L’intreccio è fitto, ma il processo è stato spaccato in due per via dei differenti percorsi intrapresi dagli imputati. Uno spicchio di verità (sempre di verità processuale si parla) sarà definito a fine novembre con la decisione “allo stato degli atti” del giudice. Dopo aver ascoltato attentamente cos’hanno da dire in merito i tre difensori. 

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