Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Salute e sicurezza sul lavoro: in Europa l'ok al 'parere' di D'Attis

Lo studio redatto, insieme a tecnici e ad esperti, da D'Attis, si propone di "Sostenere la competitività delle imprese puntando sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro in tempi di crisi": è il punto centrale del parere "Un quadro strategico dell'unione europea in materia di salute e di sicurezza sul lavoro 2014-2020"

BRINDISI - Se lo decide l’Europa, allora si può fare. Si può pensare, addirittura, di  escludere dal patto di stabilità degli Enti regionali e locali le spese di sicurezza e bonifica per assicurare la capacità di intervento a livello locale e ridurre il rischio di danni alla salute per lavoratori e il corrispondente costo sanitario”, si possono proporre politiche “per la la defiscalizzazione di investimenti e spese di manutenzione annue per le imprese che introducono sistemi e strumenti di gestione sulla Sicurezza del lavoro”. Fissare parametri univoci per valutare gli interventi per limitare le “patologie dell’amianto, polmonari e della pelle, sul cancro, sull’asma, sulle materie ostruttive e sulle altre strategie”.  E perfino estendere, cambiando argomento, le denominazioni Dop e Igp ai prodotti non agricoli.

E’ il contenuto di uno dei due pareri ‘italiani’ approvato oggi dal Comitato delle Regioni, riunito a Bruxelles in sessione plenaria, e formulati da Mauro D’Attis, eletto ieri tra i nove vicepresidenti del gruppo Ppe. D’Attis è l’unico pugliese riconfermato come membro effettivo del Cdr per il prossimo quinquennio.20150212 DATTIS BRUX (1)-2

Lo studio redatto, insieme a tecnici e ad esperti, da D’Attis, si propone di “Sostenere la competitività delle imprese puntando sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro in tempi di crisi”: è il punto centrale del parere “Un quadro strategico dell’unione europea in materia di salute e di sicurezza sul lavoro 2014-2020”. L’idea è di puntare sulla cultura della prevenzione e una nuova cultura dell’impresa fondate sul principio che la qualità e la salute delle persone è determinante anche per favorire la qualità dei processi produttivi. Il parere propone di attuare strategie di contrasto alla disomogeneità normativa e applicativa nel mercato Ue, e anche di tutelare la salute dei lavoratori migranti insieme ai lavoratori non dichiarati, stranieri provenienti dai Paesi dell’unione europea ma anche dai Paesi terzi.

“Allo stato attuale – ha spiegato D’Attis – vi sono oltre 17 diversi soggetti europei che si occupano a vario titolo e livello della sicurezza sul lavoro”. Tra le proposte c’è quella di attivare un soggetto di indirizzo unitario, centrale, che stabilisca linee guida unitarie di valutazione di parametri sanitari in tutto il territorio europeo”.  Ora saranno la Commissione europea e il Parlamento europeo, che avevano richiesto il parere, a doverne prendere atto nel proprio iter legislativo che porterà alla definizione delle direttive comunitarie.

Quanto all’estensione della protezione delle indicazioni geografiche dell’unione europea anche ai prodotti non agricoli. Viene evidenziato che l’estensione delle Ig ai prodotti non agricoli, se gestita adeguatamente dalle istituzioni pubbliche, può essere un vantaggio sia per i produttori che per i consumatori.

D'ATTIS BRUXELLES-2“Tutto il mondo  - ha detto D’Attis presentando la proposta al Cdr – ci riconosce che le nostre regioni hanno una ricchezza di prodotti non agricoli legati al saper fare tradizionale”. E’ quindi indispensabile “una adeguata valorizzazione e tutela di questi prodotti che potrebbe contribuire allo sviluppo dell’Unione europea a livello locale e regionale specialmente sul piano economico e sociale”.

La proposta prevede che il sistema di protezione garantisca la salvaguardia dei nomi geografici associati a un determinato luogo. Il suggerimento che giunge alla Commissione europea è che vi siano regole comuni a tutte le categorie dei prodotti e che permangano i due distinti livelli già esistenti per i prodotti agricoli, i marchi Dop e Igp. Altra indicazione è che i disciplinari di produzione contengano informazioni relative alle materie prime, alla descrizione delle fasi di produzione e del legame che unisce il prodotto al territorio. Si tratterebbe, per evitare ulteriori costi per le aziende, di una registrazione “ volontaria” per gli imprenditori.

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