“Sfruttamento del lavoro”: libero l’imprenditore agricolo di Brindisi

Il Riesame: "Indagine carente". Accolto il ricorso della difesa di Domenico De Leo, arrestato il 3 luglio scorso. I giudici hanno annullato l'ordinanza

BRINDISI – Libero dopo 12 giorni agli arresti con l’accusa di aver sfruttato il lavoro di braccianti agricoli africani per la piantumazione dei meloni: l’imprenditore Domenico De Leo, 50 anni, di Tuturano ha ottenuto l’annullamento dell’ordinanza di arresto dai giudici del Tribunale di Lecce, in funzione di Riesame.

Il Riesame

GIUSEPPE GUASTELLA-4Il collegio, presieduto da Pietro Baffa (giudici Pia Verderosa e Anna Paola Capano) ha accolto il ricorso presentato e discusso dall’avvocato Giuseppe Guastella del foro di Brindisi, dopo aver sciolto la riserva, rimettendo in libertà De Leo, sottolineando l’occasionalità della condotta contestata come sostenuto dal penalista. Con riferimento a quanto è emerso dalle indagini, il Riesame ha ritenuto “carenti” di riscontri le ipotesi investigative.

L’imprenditore era finito in carcere lo scorso 3 luglio, dopo un controllo eseguito dai carabinieri in contrada Trullo, nella frazione di Tuturano. Il giudice per le indagini preliminari il 5 luglio aveva convalidato l’arresto confermando le accuse di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” con “violazione delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro”.

I lavoratori

 “La condotta di reclutamento ascritta a De Leo concerne due lavoratori”, si legge nelle motivazioni depositate dal Riesame. Uno dei giovani stranieri ha riferito di vivere in un casolare abbandonato nelle campagne che si trovano alle spalle del rione Sant’Elia di Brindisi, non alimentato da corrente elettrica, né acqua. Nel fascicolo d’inchiesta, i carabinieri hanno allegato una serie di foto : “Ritraggono – scrivono i giudici – le condizioni di indiscusso degrado dell’alloggio”.

Il giovane, ogni mattina, con la sua bicicletta, si sposta per cercare lavoro e per guadagnare qualcosa che gli consenta di sopravvivere. Cosa è successo quel giorno? Cosa è accaduto il 3 luglio, quando i carabinieri arrestarono in flagranza di reato l’imprenditore agricolo?

Il corrispettivo: cinque euro l’ora

“Poiché erano due settimane che il ragazzo non riusciva a lavorare, si era spostato nella zona di Tuturano e qui si era imbattuto in un signore con maglietta bianca e occhiali, poi riconosciuto nell’indagato (De Leo, ndr) il quale gli aveva proposto un lavoro, ma solo per alcune ore, promettendogli il corrispettivo di 5 euro l’ora e indicandogli personalmente ciò che avrebbe dovuto fare”, si legge nelle motivazioni del Riesame.

“Solo quella mattina, quindi, egli aveva cominciato a lavorare in quel fondo senza ricevere dispositivi di protezione”, come “stivali in gomma in quanto il terreno era bagnato, guanti e tuta e senza che De Leo avesse fatto cenno alcuna alla sottoposizione a visita medica”.

L’altro giovane, straniero anche lui, ha dichiarato di vivere a Mesagne da febbraio 2019 e ha riferito che “era stato De Leo, la sera innanzi, a chiamarlo sul telefonino per dirgli che l’indomani mattina ci sarebbe stato lavoro per lui”. La mattina, l’imprenditore gli avrebbe indicato il campo, dove poi i carabinieri lo hanno sorpreso a “piantumare meloni”.

“Cominciò a lavorare alle 5,30 e sapeva che avrebbe continuato per sei ore, ma non ricevette alcun dispositivo di protezione individuale, né effettuò una visita medica”, ha scritto sempre il collegio. A fronte di queste dichiarazioni testimoniali, il gip del Tribunale di Brindisi ha ipotizzato conformemente a quanto ritenuto dal pubblico ministero che fosse “un’abitudine di De Leo, reclutare manodopera” per un altro imprenditore agricolo, tanto più che dalla visura camera dell’impresa, risultano regolarmente impiegati dieci lavoratori nel corso di un anno”. Lavoratori  - è scritto ancora – “in parte non reperiti dalla pg all’atto del controllo”.

Le indagini e le ipotesi investigative

FOTO ARRESTO ZINZERI - DE LEO 2-2-2-2Secondo i giudici del Riesame, “ciò che manca nell’ipotesi in esame per potersi configurare la fattispecie penale contestata all’indagato, è la prova della durevolezza delle condizioni di sfruttamento, dal momento che sulla base delle dichiarazioni rese” dai due lavoratori, escussi con il traduttore negli uffici del comando dei carabinieri, e dunque lontano dal contegno potenzialmente minaccioso e intimidatorio degli indagati, il reclutamento era avvenuto quella stessa mattina”. Aveva ad oggetto “un lavoro a giornata che sarebbe durato solo poche ore e che solo per ipotesi investigativa sarebbe proseguita nei giorni successivi”.

“Nel verbale di arresto non si documenta un’attività di osservazione e controllo del territorio condotta su quegli stessi fondi e su quegli stessi lavoratori nei giorni precedenti, né dalle disposizioni testimoniali escussi è emersa la pattuizione di accordi destinati a protrarsi nel tempo sì da integrare, pertanto, quella nozione di sfruttamento che postula, come accuratamente osservato, una violazione per un tempo apprezzabile degli interessi tutelati”.

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La conclusione

Per il Riesame, “l’indagine, sotto questo profilo, è carente: può ben dirsi che l’ipotesi investigativa sia corretta e che fosse una prassi abituale quella di reclutare e utilizzare manodopera in condizione di sfruttamento, tuttavia ad essa non è seguita l’acquisizione di elementi tali da delineare un grave quadro indiziario a carico di  De Leo”. Per questi motivi, il collegio ha annullato l’ordinanza con conseguente remissione in libertà dell’imprenditore, accogliendo il ricorso del penalista.

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