Sversavano tonnellate di veleni: Brindisi come la "Terra dei Fuochi"

Tre persone bloccate dalla polizia sabato accanto ad una fabbrica dismessa. Stavano vuotando reflui in un terreno e nei tombini

Le foto sono di Salvatore Barbarossa

BRINDISI – Non era un mistero che Brindisi potesse rientrare nella geografia della Terra dei Fuochi. Ce ne sono tanti in Italia, di territori così, con gente senza scrupoli che trasforma i veleni in euro. I misteri piuttosto sono altri, e ci sta provando la Squadra mobile di Brindisi, assieme alla Procura della Repubblica, a svelarne almeno uno: quello che parte da un intervento di sabato 16 maggio della polizia, su segnalazione, in un’area della zona industriale della città, tra via Corbino e via Newton, dove si trova il capannone dismesso di una azienda, la Europlastic Sud Srl, trasformato in un luogo di stoccaggio di reflui industriali pericolosi.

Quando la polizia è arrivata, racconta uno stringato comunicato della Questura di Brindisi, una persona stava coordinando le operazioni di sversamento in un terreno attiguo, ma anche in alcuni tombini, di cisterne da una tonnellata l’una di rifiuti presumibilmente tossici. Parecchia roba era già stata sparsa nell’area, come dimostravano altre cisterne già vuotate. C’erano due muletti che facevano la spola tra i contenitori accumulati in un piazzale, ed il terreno. All’arrivo della polizia, il soggetto che dirigeva le operazioni ha cercato di far rientrare i muletti prima che fossero notati dagli agenti, ma era troppo tardi.

Il cartello di sequestro del capannone Europlastic-2

Ben presto il luogo è diventato molto frequentato: polizia, tecnici del Dap Arpa di Brindisi, e i Vigili del Fuoco del Nucleo Nbcr (Nucleare batteriologico chimico radiologico). Qualcuno parla di liquidi scuri, come oli esausti di macchine industriali e schiume come quelle dei lubrificanti dei torni e delle macchine da taglio. Alcuni fumavano, esalazioni visibili tipiche di reflui speciali pericolosi. Sull’operazione tutte le fonti sono bloccate, non trapela praticamente nulla.

Al presidente del Consorzio Asi, Domenico Bianco, che era all’oscuro dell’accaduto, abbiamo chiesto se la rete fognaria della zona industriale sia cieca o collegata a un depuratore. Ci ha spiegato che esiste una rete in origine collegata all’ex impianto di trattamento dei rifiuti industriali pericolosi di Termomeccanica (che oltre alla discarica ormai messa in sicurezza, e al termovalorizzatore, disponeva anche di un impianto per i reflui). Ma ora quella rete è inutilizzata. Se per lo sversamento dei liquidi scoperto sabato scorso dalla Mobile sono stati usati tombini di quella rete, vuol dire che sarà un grosso problema bonificarla, ma i reflui non sono finiti in mare o altrove.

Il terreno dove era in corso lo scarico dei veleni in zona industriale a Brindisi-2

Il terreno invece è gravemente inquinato. Gli esiti dei primi prelievi dell’Arpa saranno subito comunicati alla Procura di Brindisi, sia per esigenze di configurazione del reato che per i necessari provvedimenti da assumere assieme agli enti preposti. Al momento ci sono tre indagati, tutti a piede libero: il coordinatore delle operazioni di sversamento dei reflui e due conduttori dei muletti. Sarà la Squadra Mobile a cercare le risposte ai quesiti principali: quello sulla provenienza dei rifiuti; quello sull’eventuale committente o intermediario.

All’Arpa e ai Vigili del Fuoco invece il compito non solo di individuare la natura e la composizione dei reflui, ma anche il livello stimato di inquinamento causato e un primo intervento di messa in sicurezza. Non bisogna dimenticare che sull’economia brindisina pesa come una cappa il fardello delle caratterizzazioni e delle bonifiche richieste dalla condizione di area Sin non solo della zona industriale ma anche di gran parte dei bacini portuali. Non bisogna dimenticare la difficoltà che anni gravano sulla bonifica della falda della stessa zona industriale e sul costo di operazioni come quella per la messa in sicurezza della discarica Micorosa. Ma forse c’è molto altro di cui solo i responsabili sono a conoscenza.

Il sindaco: "Fuori i delinquenti dalla nostra terra"

"Lo sversamento di rifiuti liquidi altamente pericolosi in un terreno e nei tombini della fogna in zona industriale è un atto criminale di una gravità inaudita. Tre persone Sabato  sono state sorprese, in un terreno di un'azienda chiusa da tempo, intente nello sversare migliaia di litri di sostanze pericolose rivenienti da lavorazioni meccaniche. Fusti da mille litri sono stati ritrovati. Sono atti criminali nei confronti di un'intera comunità che devono essere perseguiti con la massima severità", ha dichiarato il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi in serata. 

"Nei prossimi giorni seguiremo l'intera vicenda con l'Arpa per comprendere il livello di inquinamento prodotto ed effettuare le bonifiche necessarie. Se l'azienda dalla quale provenivano i rifiuti dovesse risultare consapevole e coinvolta su quanto accaduto faremo di tutto perché non riapra mai più. Fuori i delinquenti dalla nostra terra."

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