Cronaca Via Francesco Crispi

Sciopero generale di otto ore, comizi e manifestazioni anche a Brindisi

"Così non va", è questo lo slogan che accompagnerà lo sciopero generale di otto ore indetto per venerdì 12 dicembre dai sindacati Cgil e Uil, a cui hanno aderito la Federazione Flp e la confederazione Cse. Lo sciopero riguarderà tutti i settori pubblici e privati. A Brindisi si svolgerà una manifestazione

BRINDISI – “Così non va”, è questo lo slogan che accompagnerà lo sciopero generale di otto ore indetto per venerdì 12 dicembre dai sindacati Cgil e Uil, a cui hanno aderito la Federazione Flp e la confederazione Cse. Lo sciopero riguarderà tutti i settori pubblici e privati. A Brindisi si svolgerà una manifestazione che partirà da piazza Crispi alle 9 e sfilerà passando dalla sede della Prefettura e sul lungomare. Si concluderà con un comizio finale in viale Regina Margherita, dove interverranno Michela Almiento, segretario generale Cgil Brindisi e Alfonso Gagliano segretario regionale Uil Puglia.

Secondo la Cgil e la Uil il Governo non sta andando nella direzione giusta per far uscire il Paese dalla crisi. “Non è vero che si crea lavoro riducendo i diritti. Servono politiche di investimento in tutti i settori produttivi, politiche di inclusione attiva e di equità sociale. Di fatto non c’è un’estensione dei diritti a chi, finora, era stato escluso, è esattamente il contrario: si stanno cancellando i diritti di chi oggi è tutelato, una sorta di “parità al ribasso”.

E poi ancora “Il jobs act, la riforma del mercato del lavoro, annulla il diritto di essere reintegrato nel proprio posto di lavoro in caso di licenziamento Michela Almiento, segretaria Cgil Brindisiillegittimo, lascia carta bianca al Governo, attraverso la delega, di modificare le regole nel mondo del lavoro svuotando di valore la contrattazione. Non fa pulizia sulle 46 tipologie diverse di contratto, e apre, invece, alla possibilità di utilizzare il lavoro accessorio (i buoni-lavoro o voucher) in tutti i settori produttivi, che significa aumentare il lavoro precario. Non  reintroduce una norma contro le dimissioni in bianco, né ci sono misure concrete di politiche attive del lavoro per le donne, per i giovani inoccupati e per i tanti disoccupati”.

“Nella legge di stabilità non si mettono a disposizione risorse economiche per il contrasto alla povertà, tenuto conto dell’aumento esponenziale del numero dei “nuovi poveri”, le vittime della grave crisi economica, che non chiedono assistenza ma lavoro. Non si modificano le storture della legge Fornero, non si aumentano le pensioni minime, ma si aumenta la tassazione per i lavoratori rispetto a previdenza complementare e Tfr. Si fa cassa sul fondo dei Patronati, e si tagliano miliardi alle Regioni, alle Province e ai Comuni, che significa aumento della tassazione locale e gravi ricadute sui servizi sanitari e sociali.  Per le Province, in particolare, nulla è dato sapere su come reperire le risorse economiche per garantire i servizi essenziali di competenza, e su quale sia il futuro dei dipendenti diretti e indiretti, fino ad oggi in carico all’Ente. Serve creare lavoro e servono regole certe e norme severe per contrastare quel sistema di illegalità diffusa e di corruzione che è il vero cancro distruttivo  dell’economia sana nel nostro Paese".

Anche la federazione Flp e la confederazione Cse scendono in piazza il 12 dicembre per lo sblocco dei contratti, contro lo smantellamento della pubblica amministrazione, l’abolizione dei diritti e la precarietà. “Abbiamo con impegno lavorato per una mobilitazione generale che fosse veramente in grado di costringere il Governo e le controparti a modificare quei provvedimenti che invece di intaccare privilegi, rendite parassitarie, evasione, sprechi e corruzione, diminuiscono invece i diritti dei più deboli, rendono più precaria la condizione di vita e di lavoro di  milioni di giovani, più poveri e indifesi i pensionati, non investono su scuola, ricerca e sanità e smantellano i presidi di legalità sul territorio, applicando tagli selvaggi alle Pubbliche amministrazioni”.

“Purtroppo in qualcuno ha prevalso la logica di scioperi settoriali che, ben lungi dal caratterizzare le peculiarità, rischiano di perpetuare steccati e divisioni e oggettivamente dividono la forza e la qualità della risposta del mondo del lavoro. Una scelta che non potevamo in alcun modo condividere. Ecco il perché, pur consapevoli delle differenze che ci sono e che permangono rispetto alle altre Confederazioni che hanno indetto lo sciopero generale per il giorno 12 dicembre, non abbiamo esitato per un solo istante a proclamare lo sciopero generale nazionale dei lavoratori pubblici e privati nella stessa giornata, convinti che, pur nelle diversità, debbano prevalere le ragioni della lotta e della mobilitazione unitaria dei lavoratori”.

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