Cronaca

Acque Chiare: nei primi mesi del 2015 decise le sorti del villaggio. Ma il Pug non c'è

Archiviato un anno per nulla risolutivo sul fronte giudiziario, sarà probabilmente nei primi due mesi del 2015, sette anni dopo il sequestro, che il popolo di Acque Chiare otterrà una prima risposta importante ai fini della definizione del futuro del villaggio

BRINDISI - Archiviato un anno per nulla risolutivo sul fronte giudiziario, sarà probabilmente nei primi due mesi del 2015, sette anni dopo il sequestro, che il popolo di Acque Chiare otterrà una prima risposta importante ai fini della definizione del futuro del villaggio la cui confisca, confermata in appello, è in bilico per via delle determinazioni della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha fissato un principio: senza condanna nessun bene può restare sotto chiave ed essere sottratto al suo proprietario.

A metà gennaio, infatti, appena chiuso il periodo festivo, la Consulta si esprimerà su una questione di legittimità costituzionale sollevata  in Cassazione su un caso “gemello” rispetto a quello nostrano, una lottizzazione abusiva di Sabaudia per cui pure v’era stata prescrizione. A fine febbraio, invece, a quanto informalmente appuntato dagli Ermellini che attendono proprio la pronuncia della Corte Costituzionale, dovrebbe essere fissata l’udienza del processo “madre” Acque Chiare, quello in cui sono imputati in quattro: il costruttore Vincenzo Romanazzi, il notaio Bruno Romano Cafaro, l’ex capo dell’Utc del Comune, Carlo Cioffi e il progettista Severino Orsan.

Sono stati condannati in primo e in secondo grado (in entrambi i casi sempre nel mese di febbraio), nel frattempo il reato di lottizzazione abusiva è andato prescritto per loro così come per l’esercito dei 220 proprietari che erano finiti alla sbarra nel giudizio Acque Chiare bis. La gran parte di essi (esclusi 4 che sono certi di poter mirare all’assoluzione) ha scelto di non rinunciare alla prescrizione, nella speranza che gli effetti giuridici del trascorrere del tempo potessero di fatto salvare i loro immobili ritenuti il frutto di uno stravolgimento dell’assetto del territorio, in riva al mare di Brindisi, dovuto a una mutazione del tutto forzata oltre che non regolare della destinazione d’uso della zona.

Per un centinaio fra questi, il pm Antonio Costantini ha impugnato la sentenza di non luogo a procedere emessa dal giudice monocratico Vittorio Testi, ritenendo che (si tratta di coloro che hanno deciso in un secondo momento, a dibattimento in pieno corso di fruire della prescrizione) non avrebbe dovuto essere concesso loro di “allinearsi” ai settanta “decisi” della primissima ora così tardivamente. Sono coloro che dal maggio 2008 non possono accedere alle proprie “villette al mare” che hanno acquistato “in buona fede” hanno sempre affermato, ma in cui non possono neppure mettere piede da anni. Hanno infatti la custodia giudiziale degli immobili ma priva di facoltà d’uso. Ciò significa che non possono fruirne.

Ritornando ai due nodi che si scioglieranno a quanto è dato sapere nei primi due mesi del 2015 e probabilmente, come da tradizione, sempre entro febbraio: tutto parte da una sentenza della Cedu, confermata dalla Grande Chambre (il secondo e ultimo grado di giudizio in quel di Strasburgo) che il 28 marzo 2014 aveva rigettato il ricorso dell’Italia sulla sentenza Varvara confermando quanto già stabilito in Europa il 28 ottobre 2013 quando la Cedu aveva condannato l’Italia al pagamento dei danni non patrimoniali per 10mila euro e patrimoniali da concordare (la difesa ha chiesto 500mila euro) in favore di un imprenditore di Gravina in Puglia che aveva attraversato i tre gradi di giudizio da imputato per lottizzazione abusiva per il Garden Village di Cassano Delle Murge, realizzato nell'1985. In Cassazione ci era arrivato quando il reato era già prescritto ma sulla confisca delle 17 villette nulla aveva potuto. "E' illegittima - sostiene la Corte Europea - la confisca di un bene se il reato di lottizzazione abusiva è prescritto".

Il pm Antonio CostantiniCosa è accaduto dopo: il principio avrebbe dovuto essere recepito anche in Italia. Dovrà esserlo, forse. Nella prima occasione utile, il 22 maggio 2014, è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale nell'ultimo trado processo sul “Villaggio del parco” di Sabaudia. In questo caso specifico è stato dichiarato il non doversi procedere per prescrizione per tre persone. Ci sono delle parti civili, i promissari acquirenti e gli acquirenti degli immobili. E’ un caso in cui “non può dirsi che dagli atti emerga l’assoluta assenza della prova di colpevolezza a carico di ciascun imputato, ovvero la prova positiva della sua innocenza”.

Per la vicenda Acque Chiare l’udienza dinanzi alla Suprema corte era stata rinviata (il 27 febbraio 2013) a nuovo ruolo. Ma è chiaro a questo punto che converrà attendere di conoscere come la pensa la Consulta per poi eventualmente “adeguarsi”. A metà gennaio, insomma, appuntamento con il verdetto più importante, quello dei giudici costituzionali (che varrà per tutti i casi analoghi). Poi, qualora i ricorsi di Acque Chiare dovessero essere ritenuti ammissibili, gli Ermellini non potranno che dichiarare la prescrizione del reato, trattandosi di calcolo aritmetico. Per poi decidere se confermare o meno, in via definitiva, la confisca del complesso edilizio che, va ricordato visto che il Pug è ancora lontano dall’essere predisposto, è al momento non altro che una mega struttura ricettiva. 

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