Cronaca

"Spese pazze" per le case di cura: 113 chili di carne in un mese e ora niente soldi per stipendi

Un quantitativo di carne pari a 113 chili acquistato in un solo mese, dicembre 2013, per i "cinque o sei" anziani di una Residenza sanitaria di Brindisi, gestita dalla stessa cooperativa che si occupa della struttura comunale di Ostuni "Pinto - Cerasino"

BRINDISI - Un quantitativo di carne pari a 113 chili acquistato in un solo mese, dicembre 2013, per i “cinque o sei” anziani di una Residenza sanitaria di Brindisi, gestita dalla stessa cooperativa che si occupa della struttura comunale di Ostuni “Pinto - Cerasino” che ora rischia di non avere più i mezzi per andare avanti. Ci sarebbe un profondo rosso superiore ai 300mila euro, secondo quanto scoperto dal nuovo Cda, un groviglio di debiti, vertenze in atto, spese ritenute ‘anomale’ che produce un risultato, quello denunciato da soci e lavoratori della coop Orizzonti, che riferiscono che i 41 dipendenti non percepiscono lo stipendio.  Sono 47 invece gli anziani ospiti del ‘Pinto’ che fino a questo momento, nonostante le difficoltà economiche, vengono curati e assistiti senza che vi siano per loro conseguenze di sorta.

Dai primi accertamenti sulla passata gestione, rileva il nuovo Cda, emergerebbe che siano state “sperperate” le risorse economiche della coop anche per via della gestione di un centro per anziani di Brindisi per “cinque/sei anziani assistiti”, proprio lì dove si è rilevato il consumo di carne di 113 chilogrammi per un mese, pari a 800 grammi di carne a testa.

E’ un grido d’allarme quello che viene rivolto agli organi istituzionali e alla politica locale da parte dei componenti tutti della cooperativa perché si intervenga in qualche modo ad ovviare alle enormi difficoltà economiche che potrebbero mettere in ginocchio il “Pinto” fino a determinare soluzioni drastiche che si augurano di poter evitare tanto per garantire i 41 posti di lavoro e scongiurare l’ipotesi che si finisca tutti a casa, quanto per non dover interrompere il servizio di assistenza ai 47 anziani che vivono nella casa di cura e per cui i famigliari pagano una retta.

Il ‘Pinto’ è una struttura comunale per cui viene pagato un affitto annuale. Vi soggiornano persone bisognose di cure per cui viene corrisposta una quota mensile. Il Comune di Ostuni ha una quota riservata di posti da assegnare a persone indigenti, mentre con la Asl vi è un contenzioso anch’esso non di poco rilievo nel computo complessivo dei guai economici della casa di cura.

La nuova dirigenza punta il dito contro vecchia, in particolare su chi si è occupato delle sorti della Residenza socio sanitaria assistenziale negli ultimi diciotto anni e scavando tra le carte trova traccia di fatture che documentano spese ritenute non propriamente giustificabili. Per non parlare delle cause di lavoro che rischiano di appesantire ancora di più la situazione.

In coro tutti i soci chiedono che si accendano i riflettori sugli anziani del Pinto, ma anche sulla condizione di ‘dissesto’ che non consente di pagare gli stipendi perché qualcuno “si interessi di questa situazione e assuma le adeguate misure”. 

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