Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

"Usurai sì, ma non per la Scu": pm chiede rinvio a giudizio per quattro brindisini

Usura, ma senza l’aggravante di aver favorito la Sacra corona unita: esclusa l’aggravante, trasmessi gli atti, è stata proprio la procura di Brindisi a formulare la richiesta di rinvio a giudizio per quattro presunti strozzini che dovranno affrontare l’udienza preliminare il 3 marzo prossimo.

BRINDISI - Usura, ma senza l’aggravante di aver favorito la Sacra corona unita: esclusa l’aggravante, trasmessi gli atti, è stata proprio la procura di Brindisi a formulare la richiesta di rinvio a giudizio per quattro presunti strozzini che dovranno affrontare l’udienza preliminare il 3 marzo prossimo. Sarà il gup Maurizio Saso (e non quindi il gup di Lecce) a decidere se mandare a processo o meno

Vincenzo Madaghiele, 74enne ex vigile sanitario di Brindisi, difeso dagli avvocati Ladislao Massari e Albino Quarta, e Tommaso De Milo, 73 anni, titolare di una ditta specializzata nella riparazione di marmitte. Furono arrestati il 27 marzo 2014 nell’operazione Sanguisuga insieme ad altre due persone (Giovanni Mauramati, 55 anni e Carlo Zuccaro, 53 anni), che nel frattempo sono state scarcerate. Sono accusati di aver vessato oltre che prestato denaro a tassi d’interesse usurari un imprenditore di Brindisi, Giuseppe Barletta, che è stato poi a sua volta arrestato per detenzione di un ingente quantitativo di droga.

Il teorema “Mesagnesi – Scu” che aveva supportato l’aggravante dell’articolo 7 (ossia dell’aver utilizzato metodo mafioso o favorito un’associazione di stampo mafioso) non aveva retto né dinanzi al tribunale del Riesame, né in Cassazione: l’avevano spuntata i difensori degli indagati che avevano sostenuto che non bastasse citare amici di Mesagne per tirare in ballo la Sacra corona unita. Divenuto definitivo il giudizio in fase cautelare sulla sussistenza di gravi indizi oltre che delle esigenze cautelari in merito all’usura e all’estorsione aggravate, gli atti sono stati trasmessi alla procura di Brindisi che ha formulato richiesta di rinvio a giudizio escludendo il carico da 90.

I pm erano di tutt’altra opinione: “Il chiaro riferimento alla notoria operatività dell’associazione di tipo mafioso, tale riconosciuta giudiziariamente con decisioni irrevocabili, benché non si tratti di requisito indispensabile, con il richiamo alla città di Mesagne, località di nascita di Giuseppe Rogoli, fondatore della Scu, epicentro delle dinamiche criminali della provincia di Brindisi e notoriamente centro direzionale delle attività criminali dell’associazione mafiosa, essendo di essa nativi e in essa domiciliati tutti i maggiori esponenti che si erano avvicendati negli anni al vertice, era evidentemente diretto a rafforzare l’efficacia delle minacce a Giuseppe Barletta e idoneo alla forza di intimidazione del vincolo associativo e alla condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva” si leggeva nell'atto di appello.

Quanto ai fatti, i quattro presunti usurai, le indagini sono state svolte dagli agenti della Squadra mobile di Brindisi, diretti dal vicequestore Alberto Somma che hanno raccolto nel gennaio 2014 la denuncia dell’imprenditore taglieggiato. A quanto accertato l’uomo era sprofondato in una spirale di minacce e aggressioni a partire dal novembre del 2011, quando per la prima volta si rivolse a Zuccaro per chiedergli un prestito.

Il primo prestito richiesto a Zuccaro ammonta a 10 mila euro; l’imprenditore gliene restituisce 15 mila. Da lì in poi, si scatena l’effetto domino. Il commerciante si rivolge altre tre volte a Zuccaro: la prima, gli chiede 15mila euro, ricevendo una richiesta di restituzione di 22mila e 500 euro; la seconda, gli chiede 20mila euro, con richiesta di restituzione di 36mila euro; la terza, è costretto a chiedergli 50mila euro, con richiesta di restituzione pari a 75mila euro. L’imprenditore, a questo punto, non riuscendo a fronteggiare tassi di interesse che in alcuni casi potevano giungere fino al 300%, si rivolge ad altri due usurai, Tommaso De Milo e Vincenzo Madaghiele, che sulla base di quanto appurato dagli inquirenti avrebbero agito in concorso.

La vittima chiede loro 62mila e 500 euro. La somma da restituire è pari a 79mila euro. Infine, entra in gioco anche Mauramati, al quale la vittima avrebbe  chiesto una cifra pari a 15 mila euro, con richiesta di restituzione pari a 18mila euro.  Subito dopo la formalizzazione della denuncia, vengono avviati i riscontri investigativi.

Sequestrati gli assegni, via alle richieste d’arresto. Le indagini sono proseguite, nel frattempo, anche tenuto conto che la vittima ha affrontato propri guai giudiziari, perché arrestata dalla Finanza in quanto trovata in possesso di un ingente carico di droga. I procedimenti, ora, sono tutti a Brindisi. Se ne riparlerà il 3 marzo prossimo. 

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