Cronaca

Brindisino morto sul Vespucci: rinviati a giudizio cinque alti ufficiali della Marina

Saranno processati tutti e cinque gli alti ufficiali della Matina Militare coinvolti nell’inchiesta sulla morte di Alessandro Nasta, il sottocapo nocchiere brindisino che il 24 maggio 2012 morì a seguito di una rovinosa caduta dall’albero di maestra di nave Vespucci. Il gup di Civitavecchia ha rinviato a giudizio per omicidio colposo l'attuale capo di stato maggiore della Marina Militare

BRINDISI – Saranno processati tutti e cinque gli alti ufficiali della Matina Militare coinvolti nell’inchiesta sulla morte di Alessandro Nasta, il sottocapo nocchiere brindisino che il 24 maggio 2012 morì a seguito di una rovinosa caduta dall’albero di maestra di nave Vespucci. Il gup di Civitavecchia, su richiesta di Gianfranco Amendola, fino a qualche giorno fa procuratore della repubblica della cittadina portuale, ha rinviato a giudizio per omicidio colposo l'attuale capo di stato maggiore della Marina Militare, l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, l'ex capo di stato maggiore della Difesa, l'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e l'ammiraglio Bruno Branciforte, quest'ultimo capo di stato maggiore della Marina dal 2010 al 2012.

In particolare, l'accusa nei confronti dei tre e' legata all'omessa l'applicazione di una circolare del 1962, poi integrata da altre leggi nel 2008 e 2010, sulla valutazione dei rischi presso le strutture e i comandi intermedi dipendenti.

A processo anche l'ex comandante della Vespucci Domenico La Faia e al suo comandante in seconda, il capitano di fregata Marco Grassi. Il processo, con rito monocratico, prendera' il via il 16 marzo prossimo, davanti al giudice Flavia Mangiante. Al momento della disgrazia, la nave era in navigazione isolata al largo dell'Argentario, 40 miglia a Nord di Civitavecchia.

Nasta, 29 anni, durante una manovra alle vele, precipitò battendo la testa sul ponte di coperta, mentre era “comandato di servizio 'marinaresco' - è detto nel capo di imputazione - in condizioni di potenziale pericolosita' nelle attivita' svolte in quota". Trasportato in elicottero, il sottocapo nocchiere mori' nell'ospedale di Civitavecchia in seguito dell'aggravarsi delle condizioni cliniche e per le numerose fratture riportate.

L'inchiesta giudiziaria, condotta personalmente da Amendola con l'intervento dell'Ispettorato del lavoro e con il sequestro di atti, l'esecuzione di perizie e l'espletamento di interrogatori, e' durata due anni.

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