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Bunkeraggio tra bonus e conti paralleli: business da un milione e 800mila euro

Quattordici indagati, nove ai domiciliari: ruolo di capo del presunto sodalizio contestato a Luigi Velletri, 55 anni, di Fasano. Sequestrati beni per un valore di un milione mezzo: conti correnti, un terreno, sei immobili, tre auto, una moto, un rimorchio. Operazioni "fantasma" nei porti di Brindisi, Savelletri e Monopoli

BRINDISI – “B” come bunkeraggio ma anche “b” come bonus, uno “sconto di dieci centesimi per ogni litro di gasolio per i pescherecci, fatturato fittiziamente”  -  solo sulla carta -  e ancora “b” come business perché secondo la Procura l’éscamotage sarebbe stato ripetuto almeno 30 volte su cento operazioni, per un milione e 800mila euro di Iva evasa più tre milioni di litri di carburante frodato e immesso sul mercato nero dell’autotrazione.

Marco Dinapoli e Jolanda Chimienti, operazione Bunker-2Un’architettura contestata a vario titolo a 14 persone, nove delle quali ai domiciliari da questa mattina con l’accusa di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata all’evasione delle accise oltre che dell’Iva: il ruolo di capo è stato contestato a Luigi Velletri, 55 anni, di Fasano, titolare di una società di bunkeraggio, delegata da un grossista di Bari alla rivendita di gasolio destinato ai pescherecci nei porti di Monopoli e Savelletri e in quello di Brindisi. Gli altri indagati sono proprietari o comandanti dei pescherecci.

Velletri è accusato anche di false dichiarazioni dei redditi e di emissione di fatture false perché ritenute riconducibili a operazioni non esistenti, se non nella contabilità “interna” alla ditta che avrebbe dovuto restare segreta. O quanto meno lontano dalla portata dei finanzieri. E invece quei conti paralleli sono stati scoperti dai militari del Nucleo di polizia Tributaria di Bari, agli ordini del colonnello Oriol De Luca, e sono finiti sul tavolo del procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, e del sostituto Daniela Jolanda Chimienti (nella foto), con accertamenti ancora in atto perché restano da individuare coloro i quali davano vita all’altro mercato, quello non legale, per usare il gasolio frodato.

Operazione Bunker 2-2Tutto è partito da una verifica fiscale avviata tra i mesi di febbraio e marzo 2014, una delle quelle che la Finanza porta avanti di ruotine, a carico del rivenditore: “Tutto regolare in apparenza sino a quando non è stata scoperta la contabilità parallela”, ha spiegato il procuratore capo Dinapoli nel corso della conferenza. “Ogni cliente aveva un conto in nero dove erano riportate le fatture, gli acconti corrisposti e allo stesso tempo sotto la lettera B i bonus o i bunker a credito degli stessi clienti”.

Stando a quanto accertato dai finanzieri e riportato, sia pure per stralci, nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Brindisi Paola Liaci, il bonus sarebbe stato pari a dieci centesimi per ogni litro: “Era uno sconto, in frode alle disposizioni di legge in materia, dal 2010 sino al 2013, anni ai quali si sono estese le verifiche a ritroso”.

“Il business avrebbe avuto ulteriore prosecuzione, se non ci fossero state le indagini del Nucleo di polizia tributaria di Bari”, si legge nel provvedimento di arresto nella parte in cui il gip condividendo l’impostazione della procura, motiva l’attualità del pericolo di reiterazione del reato, ritenendo la misura dei domiciliari, tenuto conto dello status di incensurato, come l’unica idonea a porre fine alle condotte.

Operazione Bunker 5-2Le verifiche poste in essere hanno portato ad accertare l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un totale di 2.021.248, 70 euro, accisa evasa per un milione e 726.391,58 euro, Iva dovuta pari a 852.541,94 e ricavi non dichiarati per un milione e 884.242,44 euro. Quanto alle operazioni bunkeraggio, ne sono state scoperte 197, pari al 30 per cento del totale, “non autorizzate” tra Savelletri, Monopoli, dove non sono ammesse, e Brindisi. Qui nel capoluogo, il rifornimento dei pescherecci con gasolio dalle autobotti è possibile solo su un molo, fermo restando le autorizzazioni necessarie rilasciate dalla Capitaneria di porto, con la presenza del servizio antincendio.

Sotto sequestro, a scopo preventivo, sono stati posti beni mobili e immobili per un valore di circa un milione e mezzo di euro: i sigilli sono stati apposti a sei fabbricati, un terreno, tre autovetture, un motoveicolo, un rimorchio. Sotto sequestro anche diversi conti correnti. “Ciò che colpisce in questa inchiesta è che non si tratta di reati di necessità, consumati cioè da persone senza lavoro o in difficoltà-economico-finanziaria”, ha detto il procuratore capo. “Gli indagati sono imprenditore e pescatori che hanno un lavoro regolare, hanno una fonte lecita di guadagno: credo che siano stati mossi dall’avidità”.

Operazione Bunker 8-2Durante il periodo delle verifiche, il pm titolare del fascicolo, ha disposto l’ascolto degli indagati, ma si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Potranno fornire la loro versione dei fatti, per spiegare la propria posizione nelle prossime ore, in sede di interrogatorio di garanzia. Sempre che non decidano di proseguire lungo la strada del silenzio seguita sino ad ora.

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