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“Business della droga dall’Albania: in un carico nove milioni di dosi”

Marijuana destinata a Brindisi: contestata l’aggravante dell’ingente quantitativo a Maurizio Carratta, Maurizio Muscogiuri e Giuseppe Vantaggiato, arrestati ieri dai finanzieri e a Michele Muscogiuri, rimasto a piede libero. Interrogati dal gip: negano le accuse. La difesa al Riesame

BRINDISI – “Erba” in quantità, marijuana a chili dall’Albania per il mercato di Brindisi e Lecce: secondo la Procura, in un solo viaggio sarebbero stati scaricati a Giancola 84 borsoni per quasi due tonnellate, dalle quali sarebbe stato possibile ricavare “oltre nove milioni di dosi medi”. Un business, stando alle indagini della sezione navale della Guardia di Finanza.

L’aggravante dell’ingente quantitativo di sostanza stupefacente trasportata e introdotta sul territorio italiano e in particolare lungo la costa a Nord di Brindisi è stata contestata ai tre brindisini arrestati ieri dai militari della Guardia di Finanza: Maurizio Carratta, Maurizio Muscogiuri e Giuseppe Vantaggiato. Sono ristretti in carcere, essendo stato ritenuto concreto il pericolo di reiterazione del reato, tenuto conto dei contatti imbastiti nel Paese delle Aquile e di quelli avviati in città per la distribuzione della droga. La stessa aggravante è stata contestata a Michele Muscogiuri, figlio di Maurizio, rimasto a piede libero (il pm aveva chiesto l’arresto anche per lui).

Nell’ordinanza di arresto sono stati riportati alcuni tabulati di traffico telefonico su utenze in uso a Vantaggiato, dai quali sarebbe emerso che l’indagato “aveva diversi contatti con l’estero, Belgio, Francia, Cipro, Ungheria, Albania e Croazia” in un ristretto arco di tempo, tra il 25 gennaio e il 6 febbraio scorso. A confermare l’esistenza di contatti con l’Albania come canale di approvvigionamento della droga anche la circostanza che la “policia Kufitare” sequestrò 1.500 chilogrammi di marjiuana su un gommone trovato senza occupanti nella notte tra il 9 e il 10 febbraio, sulle coste albanesi. L’imbarcazione sarebbe stata la stessa partita dal porticciolo turistico di Brindisi il 4 febbraio: un gommone di colore grigio, con motore fuoribordo da 225 cavalli, fotografato dai militari della Guardia di Finanza, con a bordo Giuseppe Vantaggiato e un altro brindisino i cui nome è leggibile nel provvedimento di arresto, ma al momento non risulta tra gli indagati.

Nell’ordinanza sono stati riportati anche altri nomi di uomini residenti a Brindisi nella descrizione di incontri con gli arrestati e nel sunto delle conversazioni telefoniche e ambientali che costituiscono i gravi indizi di colpevolezza.

Vantaggiato, Muscogiuri e Carratta sono stati interrogati dal gip Paola Liaci nella mattinata di oggi, alla presenza degli avvocati difensori Daniela d’Amuri e Cinzia Cavallo: hanno respinto gli addebiti, negando qualsiasi coinvolgimento nelle traversate in Albania e nel trasporto della droga, dopo aver ammesso la conoscenza fra loro legata alla riparazione di un'auto. Le penaliste già nella giornata di domani depositeranno ricorso al Riesame per chiedere l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare o in subordine l'attenuazione della misura con il riconoscimento dei domiciliari.

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