Cronaca

“Caffè amaro” a Brindisi con la scrittrice Simonetta Agnello Hornby

Simonetta Agnello Hornby, la nota scrittrice e avvocato palermitana che da anni vive a Londra, ha presentato lunedì sera “Caffè amaro”, la sua ultima fatica letteraria, un romanzo d’amore e storico al tempo stesso, ambientato nella Sicilia degli inizi del Novecento

BRINDISI - Simonetta Agnello Hornby, la nota scrittrice e avvocato palermitana che da anni vive a Londra, ha presentato lunedì sera “Caffè amaro” ( Feltrinelli, 348 pp, 18 euro), la sua ultima fatica letteraria, un romanzo d’amore e storico al tempo stesso, ambientato nella Sicilia degli inizi del Novecento. Ospite del settimo appuntamento della rassegna letteraria “Il Segnalibro-punto di lettura”, organizzata dalla Feltrinelli Point di Brindisi con il patrocinio del Comune di Brindisi, Simonetta Agnello Hornby ha intrattenuto piacevolmente la folta platea accorsa per la presentazione del suo ultimo lavoro nel giardino dell’ex convento Santa Chiara di Brindisi.  A dialogare con la scrittrice siciliana, il giornalista Salvatore Vetrugno.

Il pubblico della presentazione-3

Il libro racconta la storia di Maria, una quindicenne siciliana di inizio secolo, che con la sua bellezza fa innamorare un nobile trentaquattrenne che ama i viaggi, il gioco d’azzardo e le donne, Pietro Sala, che la sposerà. Maria invece proviene da una famiglia socialista di scarsi mezzi. Sposando Pietro la giovane lascia la sua casa, la sua famiglia e un amico che lei considera un fratello maggiore, Giosuè. Il matrimonio con il nobile Sala, nonostante le differenze che li separano, è felice. Maria però scoprirà il vero amore nel suo rapporto con Giosuè.

Il titolo del libro della Hornby, “Caffè amaro”, deriva da un ricordo di sua nonna Maria, raccontatogli dalla madre. Maria, quando era fidanzata, andò in visita alle cognate anziane e il caffè le fu servito amaro. Da quel momento nella famiglia dell’autrice si è diffusa l’abitudine di prendere il caffè amaro. Maria, la protagonista del libro, è però diversa dalla nonna dell’autrice. “Dopo la morte di mamma”, spiega la Hornby, “ho continuato a scrivere questo libro, ci sono stata cinque anni, mi sono sentita in pieno diritto di creare una nonna Maria totalmente impossibile per quel mondo, per quella società, forse anche per lei”.

Salvatore Vetrugno e Simonetta Agnello Hornby-2

La storia narrata nel libro inizialmente doveva terminare nel 1926, poi la visita dell’autrice, insieme alla nipote Costanza, ai bagni ebraici di Casa Professa a Palermo, l’ha portata ad una svolta: ambientare la storia fino al 1947. Così anche un protagonista del libro, Vincenzo, un siculo, nel corso della stesura è diventato l’ebreo Giosuè. “Per cui”, spiega ancora la scrittrice, “ho dovuto cambiare tutta la storia, tutto il passato, mettere gli ebrei, mettere tutta la storia di Formiggíni, che conoscevo ma non pensavo di metterci, un altro personaggio vero che ho messo nel libro. Cioè ho dovuto scrivere altre 150 pagine”.

“Questo è un romanzo di un grandissimo amore”, evidenzia l’autrice, “che dura a lungo, che permea tutto, che si vede nei gesti, nelle lettere, nelle guardate, nel non vedersi, nei silenzi, perché scrivendolo lo sentivo, altrimenti la storia non sta in piedi, sarebbe una storia ridicola, falsa, troppo lunga. Un romanzo d’amore, e l’amore quando è grande si può permettere tante cose che normalmente non possiamo avere”. La serata culturale è terminata con le domande dal pubblico. Il prossimo appuntamento con la rassegna letteraria si terrà il 29 luglio sempre alle 21.00 nel giardino dell’ex convento Santa Chiara, con la presentazione del libro di Pino Aprile “Carnefici”.

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