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Cronaca

Calma apparente al Cie di Restinco. In attesa di altri arrivi da Lampedusa

BRINDISI – Giornata di tregua nel Cie-Cara (Centro di identificazione ed espulsione e Centro accoglienza richiedenti asilo ndr) di Restinco dopo la “notte di fuochi” tra sabato e domenica sia sul fronte degli attacchi alle forze dell’ordine, sia sul fronte dei possibili nuovi arrivi, mentre peggiora la situazione a livello internazionale. Finora a Lampedusa, non si sono registrati nuovi sbarchi anche se sull’isola ci sono al momento 2.200 immigrati con il centro di accoglienza che scoppia e necessariamente gli ospiti dovranno essere trasferiti nel resto delle strutture disponibili in Italia, laddove non dovessero essere respinti.

BRINDISI - Giornata di tregua nel Cie-Cara (Centro di identificazione ed espulsione e Centro accoglienza richiedenti asilo ndr) di Restinco dopo la "notte di fuochi" tra sabato e domenica sia sul fronte degli attacchi alle forze dell'ordine, sia sul fronte dei possibili nuovi arrivi, mentre peggiora la situazione a livello internazionale. Finora a Lampedusa, non si sono registrati nuovi sbarchi anche se sull'isola ci sono al momento 2.200 immigrati con il centro di accoglienza che scoppia e necessariamente gli ospiti dovranno essere trasferiti nel resto delle strutture disponibili in Italia, laddove non dovessero essere respinti.

L'emergenza, che il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva definito nelle ultime ore "umanitaria", si è trasformata - sempre secondo il responsabile del dicastero - in "emergenza biblica". Ed inevitabili i riflessi di questa emergenza si rifletteranno in primis sull'Italia, mèta d'arrivo di nuovi disperati, e quindi su Brindisi. La voce su un possibile trasferimento di una cinquantina di nuovi profughi che circolava in mattinata, non trova al momento conferme né in prefettura né in questura, i primi enti ad essere allertati in caso di nuovi trasferimenti. Ma a Restinco sono sempre gli attuali ospiti a tenere desta l'attenzione delle forze dell'ordine vista l'impressionante escalation di tentativi di fuga messi in atto da un nugolo di circa 35 tunisini molto pericolosi, probabilmente evasi dalle patrie galere, nelle recenti rivolte che hanno costretto il presidente della nazione africana Ben Alì alle dimissioni.

Sono loro a preoccupare rispetto agli altri tranquilli ospiti del centro con le loro incursioni ad intermittenza con una frequenza di quasi quarantott'ore a distanza l'uno dall'altro. La notte tra sabato e domenica, tra le 23 e le 5 del mattino, la guerriglia tra i tunisini e una cinquantina tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari del "San Marco", è stata contenuta e non ha registrato feriti solo grazie alla grande esperienza maturata dalle forze dell'ordine. Il rischio che la guerriglia si trasformasse in un vero e proprio conflitto dagli esiti imprevedibili è stato alto dal momento che il gruppo, particolarmente coeso e violento è arrivato perfino ad utilizzare bottiglie d'alcol prelevati nei magazzini del Cara (completamente devastati) usandoli come lanciafiamme contro i sorveglianti. Le devastazioni oltre che i magazzini (saccheggiati di lamette, estintori ed ogni altro oggetto utile ad offendere) hanno interessato mense e alloggi mentre altri punti del muro di cinta sono stati interessati con l'apertura di nuovi varchi da cui fortunatamente, e grazie alle forze dell'ordine nessuno è riuscito a fuggire. Al momento il gruppo di facinorosi rispetta il copione: dorme di giorno per recuperare energie utili la notte, cercando quella giusta per colpire, devastare ed evadere.

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