Cronaca

Canile affidato a Multiservizi e Lepa, proprio nel giorno del sequestro

Tre giorni dopo gli affidamenti diretti per la sistemazione di strade e rotatorie per 477mila euro, la Multiservizi incassa un nuovo servizio: si occuperà della "gestione integrata" del canile di contrada Santa Lucia per trentamila euro al mese, per volontà del Comune che ha ufficializzato la decisione nelle stesse ore in cui i carabinieri nel Nas hanno eseguito il sequestro della struttura

BRINDISI – Tre giorni dopo gli affidamenti diretti per la sistemazione di strade e rotatorie per 477mila euro, la Multiservizi incassa un nuovo servizio: si occuperà della “gestione integrata” del canile di contrada Santa Lucia per trentamila euro al mese, per volontà del Comune che ha ufficializzato la decisione nelle stesse ore in cui i carabinieri nel Nas hanno eseguito il sequestro della struttura.

Mera coincidenza temporale. Fatto sta che il nuovo lavoro consegnato direttamente alla Multiservizi srl di cui il Comune è socio unico, è arrivato dalla Giunta che si è riunita nella tarda mattinata di oggi (6 luglio) nella sala di Palazzo Nervegna, su proposta dell’assessore Antonio Monetti, titolare della delega in abbinamento all’Ecologia e all’Ambiente.

La partecipata è stata chiamata alla responsabilità dell’intero rifugio sanitario per cani di proprietà dell’Amministrazione cittadina in uno con l’associazione animalista Lepa di Brindisi, iscritta nello speciale albo regionale. Il tandem ha ottenuto la titolarità del contratto  “alle stesse condizioni e con gli stessi patti”  riconosciuti all’associazione temporanea di impresa costituita dalla società Brunda srl (in qualità di capofila) e dalla cooperativa sociale Terra Viva (mandante), sino a qualche tempo fa gestori, in virtù dell’aggiudicazione dell’appalto che è stato risolto il 14 maggio scorso. Sempre su decisione dell’esecutivo di centrosinistra per “gravi inadempienze” che nel frattempo potrebbe esercitare l’azione civile per chiedere il risarcimento dei danni. Il corrispettivo è pari a 25.354 euro e 37 centesimi oltre Iva al 22 per cento, ovvero 30.932,33.

Resta pendente l’inchiesta avviata dalla Procura di Brindisi sulla struttura con un “giallo” venuto a galla in occasione dell’ultimo consiglio comunale dedicato al canile, per effetto di un’interrogazione presentata dalle opposizioni, con Massimiliano Oggiano primo firmatario.  A Palazzo di città mesi addietro arrivò un certificato del laboratorio “Sca-Servizi Chimici Ambientali”, sulle analisi delle acque, ma la srl non lo riconobbe come proprio. Quel documento non sarebbe partito dalla sua sede di Mesagne. C’è una lettera che lo dice, per fugare ogni dubbio. E allora chi ha fatto quelle verifiche?

Come mai esiste quell’attestazione? Risposte ufficiali non ce ne sono. Non ancora, almeno. Vero è che il Comune ha fatto le sue verifiche e che la scoperta non sarebbe neanche recente, se il caso del certificato risale al periodo a cavallo tra novembre e dicembre. Anzi, a voler essere precisi, sarebbe proprio quel documento non riconosciuto il motivo posto alla base della risoluzione del contratto tra il Comune di Brindisi e l’Ati Brunda di Brindisi e Terra Viva di Mesagne, vincitrici dell’appalto per la gestione della “casa” per cani, con il massimo ribasso. Importo a base d’asta pari a un milione e 500mila euro, lavori assegnati per 912mila, per la durata di tre anni, a partire dal 13 giugno 2013. Brunda per la parte della manutenzione, Terra Viva per gli aspetti nutrizionali. 

A scoprire quel certificato di analisi è stato proprio l’assessore titolare della delega sul Canile, Antonio Monetti, dirigente del laboratorio di analisi dell’Ospedale Perrino, uomo di “mestiere”. “I tabulati presentavano quella che in apparenza era una regolare certificazione della società Sca che ha sede a Mesagne”, spiegò l’assessore a margine di quel Consiglio comunale. “Ma siccome conosco bene la professionalità del laboratorio di analisi, ho chiesto spiegazioni, non prima di aver comunicato il tutto al sindaco Mimmo Consales”.

“A quel punto ci siamo rivolti alla società e da qui ci hanno fatto sapere di non riconoscere assolutamente quel documento, nonostante la certificazione. Cosa sia successo siamo a primi a volerlo sapere. Di certo, per l’Amministrazione,  ci sono gravi inadempienze, tali da giustificare la risoluzione del contratto, comunicata il 13 novembre, proprio dopo la scoperta di quel certificato poi disconosciuto dal laboratorio. Scoperta che va chiarita. Ed è proprio per questo motivo che il certificato è stato immediatamente trasmesso in Procura, assieme a tutto il carteggio che attiene alla gestione del canile, a partire dal capitolato d’appalto, per arrivare alle singole determine”.

Nel fascicolo che per ora è sul tavolo del procuratore capo Marco Dinapoli sono confluiti tutti i documenti acquisiti dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, tra cui i rilievi mossi dai dirigenti del settore Veterinario della Asl. L’ultima visita al Comune risale alla fine di marzo. Esiste anche una relazione del sindaco sulla storia dell’appalto, così come c’era la richiesta di spiegazioni sulle condizioni di salute dei cani ospiti della struttura da parte del presidente dell’associazione Ugda, Paola Suà, che assieme ai volontari di un’altra Onlus, la Arcamica, chiese di accedere al canile per vedere i box. Tanto da documentare tutto in un reportage fotografico. Alcuni scatti finirono su Facebook. In alcuni si vedono Angel e Frida pelle e ossa, rannicchiati su se stessi. Quell’immagine ha fatto il giro della rete.

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