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Il carcere di Brindisi

Il carcere di Brindisi

Carcere di Brindisi sovraffollato: 80 in più della capienza

Duecento detenuti a fronte di 120 in 65 celle. Convenzione tra Comune e Procura per impiegare gli ospiti in lavori socialmente utili

BRINDISI – I numeri che si riferiscono al carcere di Brindisi stridono con la capienza massima: ci sono 200 detenuti, rispetto 120, limite massimo di ospiti previsti per la struttura che conta 65 stanze detentive. Ce ne sono 80 in più.

Il sopralluogo

Riccardo Rossi con la fascia tricoloreIl sovraffollamento denunciato più volte dai sindacati di polizia, e dalla stessa direttrice della casa circondariale, Anna Maria Dello Preite, è stato certificato dal sopralluogo al quale hanno preso parte il sindaco di  Brindisi, Riccardo Rossi, l’assessore ai Servizi sociali Isabella Lettori e il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Cellie. Visita necessaria per vedere e toccare con mano qual è la realtà (quella autentica) vissuta dietro le sbarre dai brindisini e da tutti gli altri ospiti per i quali è stata disposta la restrizione della libertà.

Il sovraffollamento

Quel muretto lungo via Appia che costeggia l’immobile edificato negli anni Trenta, separa la città da una comunità costretta a fare i conti con spazi più limitati di quanto è ammesso stando al numero di celle. Sovraffollamento costante che si trascina da anni e che, al tempo stesso, deve essere considerato come campanello d’allarme in relazione ai reati consumati (o tentati).

“Siamo stati accolti dalla direttrice e dagli agenti della polizia penitenziaria”, fa sapere il sindaco sulla sua pagina Facebook. Rossi non da voluto essere seguito da telecamere, né ha comunicato tramite i canali ufficiali la visita nel carcere di Brindisi, avvenuta lo scorso 26 gennaio. Ne ha dato notizia a cose fatte. “Ci hanno detto che il numero dei detenuti, circa 200, supera il limite di capienza della struttura di 120 persone: oltre alla carenza di spazi, questo ci racconta l’aumento dei crimini nella nostra terra”.

I detenuti più giovani

“Gli ospiti vengono da varie parti della Puglia, in particolare dal Salento”. Ci sono quelli arrestati in flagranza di reato e quanti sono in attesa di essere processati. “Abbiamo visitato l’intera struttura e quello che mi ha colpito è la giovane età dei detenuti”, si legge nel post di Rossi. Ci sono ragazzi di vent’anni. “Gli sguardi di questi ragazzi che non hanno avuto gli strumenti per scegliere una strada diversa, ma allo stesso tempo, dentro una struttura con pochi spazi a disposizione, ho visto tutta la volontà da parte di chi la dirige di creare occasioni di riflessione e riscatto”.

Il carcere di via Appia, a Brindisi-2

Le attività interne al carcere

Negli ultimi anni, la direttrice Dello Preite (nella foto in basso) ha dato impulso a una serie di attività con l’apertura di  salette ricreative, della  biblioteca, del laboratorio di ceramica. C’è anche “un progetto per uno spazio all’aperto che prevede la cura del verde seppure di aiuole di pochi metri quadrati”, racconta il primo cittadino. Mancano un campetto per giocare a calcio, basket o volley. Non c’è una palestra, stando a quanto si apprende leggendo la scheda del carcere pubblicata sul sito del Ministero della Giustizia, nel link sulla trasparenza. C’è un locale adibito al culto.

Sono stati già avviati i corsi di alfabetizzazione, per i detenuti che intendono avviare o terminare gli studi secondari, conseguendo il diploma. Nell’anno scolastico 2017-2018 ci sono stati 15 iscritti alle lezioni per arrivare alla maturità tecnica. Alle attività culturali, invece, negli ultimi 12 mesi hanno partecipato 59 detenuti. Nove hanno avviato la catechesi e partecipano a incontri religiosi.

Per i detenuti lavori socialmente utili

La direttrice del carcere di Brindisi Anna Maria Dello Preite“Il desiderio della dottoressa Dello Preite è impiegare i detenuti in attività socialmente utili per la città e mi sembra una buona idea di scambio attivo tra il dentro e il fuori della casa circondariale”, prosegue Rossi nel suo post su Facebook. L’idea è legata a “progetti di decoro urbano”. Per il sindaco si tratta di  “un modo per acquisire il rispetto dell’ambiente circostante, un’urgenza di Brindisi. Presto costruiremo questo nuovo percorso”, ha promesso alla fine del racconto affidato al suo profilo social.

L’esecutivo, in effetti, ha già deliberato il rinnovo della convenzione tra il Comune di Brindisi e la direzione della casa circondariale di Brindisi “finalizzata al reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti”. Il primo atto di indirizzo politico risale al 3 ottobre 2018, quando la delega ai Servizi sociali era della presidente Rita Ortenzia De Vito. Quell’input è andato avanti con la richiesta di coinvolgere la Procura nel progetto: in questa direzione si inquadra la decisione dell’esecutivo che risale al 10 gennaio scorso, su proposta dell’assessore Mauro Masiello.

La convenzione tra Comune e Procura

Comune e Procura, quindi, insieme definiranno progetti per i detenuti nella “consapevolezza che il lavoro riveste un ruolo di assoluta centralità in ogni percorso riabilitativo, finalizzato al reinserimento sociale”. La collaborazione sarà finalizzata alla organizzazione di lavori di pubblica utilità, “da svolgere presso l’edificio della Procura”, si legge nel testo della convenzione. 

Mauro Masiello-2In tal modo, inoltre, Comune, casa circondariale e Procura di Brindisi daranno “concreata attuazione ai principi costituzionali volti a favorire le sanzioni alternative dalla detenzione carceraria: lo svolgimento di lavori socialmente utili è “più efficace rispetto alla funzione rieducativa che ispira la Carta costituzionale e i principi del nostro Stato”, è stato sottolineato nella delibera della Giunta. Nelle prossime settimane saranno definiti modalità e tempi di inserimento di alcuni detenuti  ospiti nel carcere di Brindisi, in lavori di pubblica utilità, per il Comune e per la Procura.



 

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