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Cronaca

Caro estinto, richieste di condanna per tutti

BRINDISI - Arriva, ma solo per iscritto, il conto dell’accusa nel processo sul racket del caro estinto in cui sono imputate 18 persone, alcuni dipendenti della Asl all’epoca dei fatti in servizio all’obitorio dell’ospedale Perrino di Brindisi, impresari funebri e un medico legale.

BRINDISI - Arriva, ma solo per iscritto, il conto dell’accusa nel processo sul racket del caro estinto in cui sono imputate 18 persone, alcuni dipendenti della Asl all’epoca dei fatti in servizio all’obitorio dell’ospedale Perrino di Brindisi, impresari funebri e un medico legale. Il pm Giuseppe De Nozza ha presentato stamani una memoria al Tribunale indicando anche le richieste di pena per tutte le persone coinvolte: 2 anni e 8 mesi per Rita Laveneziana, ritenuta il capo dell’associazione per delinquere, accusa contestata a vario titolo agli imputati, dipendente dell’ospedale; 2 e sei mesi per un altro dipendente Asl, Mario Faggiano; 2 e 7 mesi per il collega Antonio Grande, tutti operatori tecnici dell’assistenza (personale Ota), 1 anno per Anna Ciraci che si occupava insieme agli altri della vestizione delle salme.

Passando agli impresari funebri: 2 anni e 3 mesi per Teodoro Giustizieri; 2 anni e 3 mesi per Marco Giustizieri; 10 mesi per Domenico Genco; 2 anni e 3 mesi per Caterina Gatto; 2 anni e 3 mesi per Maurizio Manfreda; 1 anno e 6 mesi per Antonio Pietanza; 1 anno e 6 mesi per Giacomo Leo; 1 anno e 6 mesi per Daniele Leo; 1 anno e 6 mesi per Giuseppe Giustizieri; 1 anno e 6 mesi per Alessandro Stasi; 2 anni e 3 mesi per Vincenzo Curia; 1 anno e 6 mesi per Lorenzo Stabile; 1 anno e 6 mesi per Michele Palazzo. Infine richiesta di 1 anno e 4 mesi per il medico legale Alessandro Bocchini.

Secondo quanto fu accertato nel corso di indagini dei carabinieri su fatti compiuti negli anni compresi tra il 2005 e il 2007, vi era un sistema di presunte tangenti finalizzate ad agevolare alcune agenzie di onoranze funebri in caso di decesso in ospedale per l’aggiudicazione del servizio funebre. La gravità della condotta degli imputati, stando a quanto stigmatizzato oggi dal pm che ha presentato al collegio giudicante una memoria scritta, starebbe anche in quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche, durante le indagini.

Al telefono, piuttosto che di salme, si parlava di “scampi”. Le accuse a vario titolo sono di associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di reati di corruzione e peculato. Dietro compenso, secondo le accuse, avvertivano alcuni impresari di pompe funebri non appena avveniva un decesso e il cadavere veniva trasportato nella camera mortuaria dell’ospedale. In questo modo, l’impresario contattato avvertiva immediatamente i parenti del defunto e si assicurava il funerale.

I tre dipendenti dell’ospedale rispondono di peculato, essendosi, secondo la pubblica accusa appropriati della cifra che gli impresari di pompe funebri consegnavano (poco più di cento euro a defunto) per l’accertamento immediato della morte (ai sensi dell’art. 8 del regolamento di Polizia mortuaria). Cifra che spetta all’Asl. Alessandro Bocchini, medico necroscopo dell’ospedale Perrino, è imputato per falso in atto pubblico per avere “redatto falsi reperti di vista necroscopica, nei quali attestava, contrariamente alla realtà, di avere eseguito la visita necroscopica” su diciannove salme di persone decedute nell’ospedale. Il medico, in pratica, avrebbe stilato questi referti senza effettuare la visita, datandoli il giorno successivo alla morte.

L’inchiesta ebbe inizio dall’esposto presentato da un impresario funebre, Franco Fiorini, all’allora dg Asl Bruno Causo. “Già da tempo – si leggeva nella denuncia di Fiorini – presso la camera mortuaria dell’ospedale Perrino di Brindisi si verificano illeciti atti di procacciamento di affari ad opera di dipendenti dell’azienda a vantaggio di alcune imprese di onoranze funebri operanti nella città di Brindisi. Ciò comporta, evidentemente, gravi danni economici alle altre imprese operanti nello stesso settore e gravissimo danno all’immagine dell’azienda e al suo buon andamento”.

La Asl si è costituita parte civile al suo fianco. Oggi hanno anche discusso i rispettivi avvocati, che hanno chiesto la condanna degli imputati. Fiorini l’11 ottobre scorso a pochi giorni dall’udienza del processo è stato vittima di un’aggressione, in pieno centro, in via Palma, nei pressi della sua agenzia di onoranze funebri le cui ragioni sono ancora al vaglio degli investigatori e non si esclude che possano essere collegate al suo ruolo nel giudizio. Fiorini era stato altresì ascoltato tempo addietro come testimone dell’accusa.

Fanno parte del collegio di difesa gli avvocati Laura Beltrami, Ernestina Sicilia, Concetta de Giorni, Fabio Di Bello, Emilia Marinosci, Giuseppe Guastella, Alessandro Longo, Orazio Vesco, Ladislao Massari, Pietro Monaco, Francesca Palazzo, Liana Serafino, Ferruccio Gianluca Palazzo, Lorella Simone, Rosario Almiento, Mauro Masiello, Angelo Iaia e Raffaele Missere. Le arringhe difensive e la sentenza sono previste per il 15 novembre prossimo.

 

 

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