Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Carovigno

Marijuana per lenire l'ansia da Covid: Riesame scarcera imprenditrice

La donna era agli arresti domiciliari, trovata con 800 grammi di stupefacente. Non veniva spacciato, serviva a mitigare l'apprensione per la difficile situazione economica, ha spiegato la donna

CAROVIGNO - Il Riesame ha negato i gravi indizi di reità, la marijuana era per uso personale, sebbene 800 grammi siano tanti. Una scorta, insomma. E così i giudici di Lecce hanno disposto la scarcerazione dell'imprenditrice 42enne di Carovigno (difesa dall'avvocato Pasquale Lanzilotti), arrestata a fine luglio dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni. Il gip del Tribunale di Brindisi Tea Verderosa aveva disposto gli arresti domiciliari, il pm è Paola Palumbo della Procura di Brindisi. La donna ha spiegato che la marijuana sequestrata era per uso personale, per lenire l'ansia, ansia legata alla difficile situazione economica che l'imprenditoria nostrana attraversa durante questa pandemia da Covid-19.

La donna, spiegano i giudici del Riesame, non è un pusher, non ci sono prove che avesse clienti che acquistassero la marijuana da lei. E' vero, la quantità "pesa" sulla vicenda, si parla di oltre 800 grammi sequestrati dai militari durante la perquisizione. La donna è stata trovata in possesso di 182 grammi di marijuana, nascosti in un boccaccio di plastica e di altri 684 grammi della stessa sostanza, nascosti in un sacco di plastica di cui la 42enne aveva tentato di disfarsi, lanciandolo in un terreno confinante. La perquisizione estesa alla sua abitazione ha consentito di rinvenire vario materiale idoneo alla produzione e coltivazione indoor di marijuana.

Si legge nel provvedimento del Riesame: "La tesi difensiva (dell'avvocato Pasquale Lanzilotti, ndr) si incentra quindi su un'asserita detenzione per uso personale. A sostegno di ciò si rileva come non risulti dagli atti alcun accesso di tossicodipendenti o comunque acquirenti, la presenza [...] di uno spinello parzialmente consumato a riprova che la persona offesa e la sorella ivi dimorante ne facessero uso diretto, l'assenza di strumenti per pesatura, dosaggio e confezionamento delle dosi da destinare al sospettato spaccio". 

Ma che l'indagata, l'imprenditrice di Carovigno, detenesse la marijuana è un dato certo. L'ha ammesso anche lei, la coltivava e ne faceva uso per "alleviare l'ansia indottale dalle difficoltà economiche conseguenti all'epidemia per Covid-19". Insomma, la marijuana era detenuta per uso personale. Il mero quantitativo - spiegano i giudici citando la Cassazione - non può "essere assunto ad elemento univocamente significativo [...] della detenzione ai fini di spaccio". La marijuana sequestrata, ha spiegato l'imprenditrice, è il raccolto ottenuto da nove piantine precedentemente coltivate.

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