Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Carovigno

Carovigno, la criminalità punta sui parcheggi di Torre Guaceto e sulla politica

Prima la commissione ispettiva del ministero degli Interni, adesso le parole durissime sul contesto cittadino contenute nella relazione della Dia

CAROVIGNO - Nel giugno 2020 il ministero degli Interni invia una commissione d'indagine nel Municipio di Carovigno. Al Viminale sono allarmati: l'8 giugno è scattata l'operazione Reset: nove persone indagate con accuse pesanti: il 48enne Andrea Saponaro, di Carovigno, avrebbe procacciato dei voti (sia con le minacce che con il pagamento di somme di denaro) in occasione delle elezioni amministrative che si sono svolte a Carovigno nel giugno 2018, con l'obiettivo di far vincere il candidato, individuato nel sindaco Massimo Lanzillotti, che poi gli avrebbe dovuto garantire la gestione dei parcheggi della riserva di Torre Guaceto. Ora, nella relazione della Direzione investigativa antimafia, si parla della realtà criminale di Carovigno con i termini "effervescente" e "complessa".

Si legge nella relazione della Dia, che si focalizza sul periodo gennaio - giugno 2020: "L'operazione Reset (condotta dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, ndr) nell’offrire un significativo spaccato su quanto sia complessa ed effervescente la realtà criminale a nord della città di Brindisi, ricostruisce una vicenda che vede come protagonisti due fratelli, legati alla frangia dei mesagnesi della Sacra corona unita brindisina, i quali 'avrebbero condizionato l'Amministrazione comunale per ottenere la gestione dei parcheggi nell'ambito del progetto relativo alla realizzazione della Porta di accesso alla Riserva' di Torre Guaceto. Tale era stata la pressione e l'efficacia dell'attività intimidatoria esercitata che il sindaco si era dimesso dalla carica determinando l'avvio di una campagna elettorale nella quale la compagine mafiosa locale aveva tentato di incidere dapprima attraverso l'individuazione di candidati 'amici' e in seguito procurando voti con modalità illecite (il riferimento è alle elezioni del 10 giugno 2018)".

Le compagine associative locali, oltre a gestire il traffico di droga, avrebbero condizionato la politica del paese. Per gli inquirenti queste frange erano vicine al clan mesagnese Vitale, anche se il gip per quanto riguarda il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso ritiene che non ci siano sufficienti elementi probatori. Quindi per il gip cade anche l'accusa di concorso esterno per Lanzillotti e altri tre indagati. Scorrendo la relazione Dia, ci si imbatte in un altro passaggio importante: "L'inchiesta, infatti, veniva avviata a seguito di un attentato incendiario compiuto in danno dell'automobile della moglie dell'allora sindaco di Carovigno, il quale si stava occupando della gestione dei parcheggi della Riserva Naturale di Torre Guaceto. A causa delle pressioni mafiose sul primo cittadino 'al fine di condizionarne le scelte politiche in favore dei loro interessi, collegati alla gestione monopolistica dei parcheggi della Riserva Naturale di Torre Guaceto', questi, poco tempo dopo, si dimetteva dalla carica".

Oltre alle mire sul business dei parcheggi di Torre Guaceto, c'è la droga. Altro passo indietro, il 30 gennaio del 2020 i carabinieri arrestano 20 persone per armi, droga, corruzione ed estorsioni. E' l'operazione Bronx. Condotta dal Norm della compagnia dei carabinieri di San Vito dei Normanni, per la Dia è "uno spaccato interessante su come agisce la criminalità a Carovigno. L'indagine ha documentato oltre allo spaccio, tra l'altro con il coinvolgimento di minori, la matrice di vari attentati incendiari (alcuni dei quali ai danni di soggetti concorrenti nello spaccio di stupefacenti) e di azioni estorsive nei confronti di imprenditori locali". Le indagini sono scaturite da una denuncia per tentata estorsione da parte di un imprenditore di Carovigno nei confronti di Armando Caccetta, 38enne di Carovigno. In un caso gli inquirenti hanno accertato anche una fuga di notizie a favore di uno degli indagati, un sanvitese. A "spifferare" informazioni riservate sulle indagini sarebbe stato un carabiniere della compagnia di San Vito dei Normanni, poi sospeso. Le indagini Reset e Bronx hanno dimostrato come la criminalità organizzata a Carovigno sia un problema cocente, affrontato anche dalla commissione d'indagine del Viminale, della quale si attendono i risultati.

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