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Martedì, 5 Luglio 2022
Cronaca

Uccise l'amante dandogli fuoco: confermata la condanna a 15 anni

E' stata confermata anche in appello la condanna a 15 anni inflitta in primo grado al termine di un processo con rito abbreviato a Dora Buongiorno, la bracciante agricola di Carovigno (Brindisi) che il 26 dicembre del 2010 uccise l'amante, Cosimo Damiano De Fazio, arso vivo dal fuoco e morto due giorni dopo in ospedale.

CAROVIGNO - E’ stata confermata anche in appello la condanna a 15 anni inflitta in primo grado al termine di un processo con rito abbreviato a Dora Buongiorno, la bracciante agricola di Carovigno che il 26 dicembre del 2010 uccise l’amante, Cosimo Damiano De Fazio, arso vivo dal fuoco e morto due giorni dopo in ospedale.

La Corte d’assise d’Appello di Lecce ha rigettato la richiesta dell’avvocato Roberto Cavalera di sottoporre la donna a perizia psichiatrica. Si trova ai domiciliari con l’autorizzazione ad andare a lavorare. Il gup di Brindisi nella sentenza di condanna le aveva riconosciuto le attenuanti generiche, equivalenti alle aggravanti oltre allo sconto di un terzo della pena dovuto alla scelta del rito alternativo. Dora Buongiorno era accusata di omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà: aveva somministrato all’amante un farmaco soporifero, lo aveva condotto in campagna e aveva appiccato il fuoco all’altezza dei genitali.

Dora BuongiornoCon la scusa di un rapporto sessuale – si legge nel capo d’imputazione – lo avrebbe indotto a uscire dall’auto per poi cospargerlo di benzina, contenuta in una tanica, e gli avrebbe dato fuoco allontanandosi mentre veniva investito dalle fiamme”. Dalla relazione tra la donna e la vittima era nato un figlio che il giorno dell’omicidio, il 26 gennaio 2012, maturato secondo la difesa della donna in un contesto di gravi violenze e soprusi, compiva 14 anni. Dora Buongiorno ha raccontato agli inquirenti di essere da anni vittima di soprusi da parte dell’imprenditore di Brindisi, versione da sempre negata dai famigliari di quest’ultimo, sposato e padre di altri cinque figli, che si sono costituiti parte civile con gli avvocati Gianvito Lillo e Marcello Tamburini. L'imputata, una bracciante di Carovigno che fu arrestata il 23 gennaio del 2013 confessò tutto un mese dopo l'esecuzione del fermo. 

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