Cronaca

Cartelle pazze: "Chiesta l’Ici sulla prima casa a dispetto dell’esenzione”

Notificati dall'Abaco gli avvisi di pagamento per l’anno 2010. E monta la protesta dei contribuenti brindisini. “Assurdo: per contestare bisogna dimostrare la proprietà con il certificato della conservatoria dei registri immobiliari”

BRINDISI – “Ha ragione chi sostiene che arrivino cartelle pazze, perché quella che mi è stata notificata folle lo è davvero: 487 euro per l’Ici riferita alla prima casa nel 2010, a dispetto dell’esenzione”. L’avviso di pagamento è stato notificato nei giorni scorsi dall’Abaco, la società di riscossione dei tributi per conto del Comune, a un professionista di Brindisi.

E a quanto pare non sarebbe l’unico a essere stato spedito dalla sede della ditta, stando al numero delle richieste di chiarimenti pervenute negli uffici di via Bastioni San Giacomo, dove si trovano gli sportelli per la riscossione. Ne sono stati inviati diversi, sempre con riferimento all’Imposta comunale sugli immobili, relativamente a cinque anni addietro, tutti aventi ad oggetto la prima casa, vale a dire l’abitazione di residenza dei contribuenti.

E questo nonostante le disposizioni di legge con le quali è stata riconosciuta l’esenzione, ma questa circostanza evidentemente è sfuggita all’Abaco e al Comune. Come mai? Hanno provato a chiedere spiegazioni i destinatari delle cartelle di pagamento, tra i quali il professionista che ha contattato la redazione di BrindisiReport.it nel tentativo di fare chiarezza, anche per evitare la reiterazione di avvisi dello stesso tenore. Ma a quanto pare, non avrebbe ricevuto risposta, per lo meno non un riscontro tale da essere definito esaustivo.

“Ho fatto la domanda e mi sono sentito dire che l’Abaco procede sulla base dei dati trasmessi dal Comune di Brindisi”, riferisce il destinatario di una delle cartelle ribattezzate come pazze. “Mi hanno spiegato che non dipende da loro, ma dall’amministrazione che probabilmente non ha una banca dati aggiornata, fatto sta che avendo ricevuto la richiesta di pagamento, se intendo contestare devo dimostrare di aver diritto all’esenzione trattandosi di abitazione esclusiva di proprietà”.

“A quel punto ho chiesto cosa avrei dovuto fare concretamente e mi hanno risposto che, vista la situazione, altro non è possibile fare, se non andare presso la conservatoria dei registri immobiliari, chiedere il certificato da cui risulta che si tratta di prima abitazione e nel mio caso, unica, e consegnarlo”, continua a raccontare il professionista brindisino.

“Semplicemente assurdo. Oltre al fastidio in termini di tempo che inevitabilmente si perde per andare presso la conservatoria, i contribuenti che si trovano nella mia stessa situazione dovranno ovviamente pagare per ottenere l’attestazione: 25 euro”. “Siamo più che d’accordo sulla necessità di contrastare le sacche di evasione e di elusione, che purtroppo resistono e di conseguenza gravano sulle condizioni di salute del bilancio comunale. Ma su quanto sta avvenendo in questi giorni, non è possibile tacere”.

“Mi chiedo come mai non c’è la giusta comunicazione tra il Comune e il concessionario per la riscossione dei tributi, in questo caso l’Abaco, che spedisce avvisi di pagamento, giusti o sbagliati che siano non importa, visto che sono state emesse cartelle come la mia, giustamente definita pazza. Peccato che a farne spese siano sempre i contribuenti” .

In attesa di dimostrare lo status di proprietario di prima casa, resta valida la cartella con annessa richiesta di pagamento pari a 487 euro, importo nel quale sono compresi cinque euro e 18 per spese di notifiche, oltre a sanzioni amministrative e interessi di mora.

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