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Casa diventata serra: “Ho fatto cinquanta piante con le lampade”

Paolo Chiarella e Walter Margherito al telefono: “Un’altra annaffiata ci vuole. Come concime sangue di bue”. Dubbi sulla crescita: “Secondo me non ti danno lo sballo”

BRINDISI – “Un’altra annaffiata ci vuole, non bisogna perdere il ritmo. Ho fatto 50 piante a sessanta giorni, con le lampade”. Coltivazione a chilometro zero di marijuana, in una casa alle porte di Brindisi, diventata una serra, scoperta dai carabinieri, con conseguente accusa mossa nei confronti di Paolo Chiarella e Walter Margherito, a distanza di quasi un anno dall’arresto di Savio Brandi. Brandi, per il quale si procede separatamente venne sorpreso il 22 marzo 2017 dai militari del comando stazione di Brindisi Casale. Era alle prese con le piante.

L'accusa

CHIARELLA Paolo, classe 1965-2Chiarella e Margherito, invece, sono stati identificati in un secondo momento e l’accusa di coltivazione e detenzione illecita di marijuana è stata mossa nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita mercoledì 7 febbraio 2018, nell’ambito dell’inchiesta chiamata Tuono. Il primo è agli arresti domiciliari, l’altro in carcere (nei suoi confronti c’è anche la contestazione di una sparatoria e di altre episodi legati alla droga).

Le intercettazioni

“Le intercettazioni telefoniche e ambientali – si legge nel provvedimento firmato dal gip Stefania de Angelis – emergeva oltre alla responsabilità di Savio Brandi, il pieno coinvolgimento di Margherito e Chiarella”, questi ultimi impegnati nella “coltivazione di 50 piante di marijuana. Margherito avrebbe avuto contatti con un “non meglio precisato uomo di nazionalità albanese, al quale ammetteva in maniera esplicita di aver fatto 50 piante” usando la lampada, nell’arco di due mesi.

I prezzi e il concime

La conversazione ritenuta di rilievo ai fini delle indagini è quella del 7 marzo 2017, quando Margherito chiede anche i prezzi di vendita, ipotizzando importi che vanno da 700 sino a mille euro al chilogrammo.

Il 12 marzo, Margherito viene intercettato mentre è in auto con Chiarella: parlano durante il tragitto per raggiungere l’abitazione che si trova all’incrocio fra le strade provinciali 37 e 38. “I due facevano esplicito riferimento al concime che Chiarella aveva usato per accelerare lo sviluppo delle piante e al loro relativo stato di crescita”. “Ieri ho usato un poco di cosu, di concime”, dice. “Ci metto sempre due-tre tappini di quell’altro insieme a quello rosso”.

Le fotografie e le lampade con il timer

MARGHERITO Walter, classe 1979-2Attorno alle 16, una volta arrivati, i due decidono ci fare un paio di foto con il telefonino: “Così le facciamo vedere a quell’altro”. Lo scatto si rendeva necessario perché “Margherito manifestava i propri dubbi circa lo stato di crescita delle piante, a suo parere in notevole ritardo”. E diceva: “Secondo me queste non ti sballano, non ti danno lo sballo” E ancora: “L’acqua la stai dando?”.

Nel dialogo si comprendeva – sostiene il gip – che “Chiarella si occupava di innaffiare le piante e si intuiva che per accelerarne la crescita, aveva installato delle lampade con un timer che regolava la loro accensione e il loro spegnimento”.

I due dieci giorni dopo sono tornati nella serra e in questa occasione “Margherito indica a Chiarella il tipo di concime da utilizzare”. “Il coso volevo che compravi, il sangue di bue, rosso”. Gli indagati sono in attesa dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip.

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