Cascione: “Quando Cozzoli mi offriva il caffè prometteva tangenti da dividere con gli altri”

L’ex sindaco di Cellino San Marco, Francesco Cascione, sugli appalti per il canile, il campo sportivo e l’area industriale: “In trattoria parlammo di sovrastimare". “Pensava a un consorzio per acquistare i lotti della zona Pip: un immobile voleva darlo a me”

CELLINO SAN MARCO – “L’imprenditore Antonio Cozzoli utilizzava l’espressione caffè facendo chiaramente intendere che sarebbe stata data a me una tangente di entità non esattamente quantificata che poi avrei diviso con gli altri. Come per tutte le opere pubbliche effettuate presso il Comune di Cellino San Marco, richiedevo che fossero interessate ditte e manodopera locali che io gli assessori segnalavamo”.

Secondo l’ormai ex sindaco di Cellino, Francesco Cascione, il “patto” tra lui e i componenti della sua Giunta, espressione del centrodestra, travolti lo scorso aprile dall’inchiesta Do ut des e arrestati, sarebbe “intervenuto poco dopo l’insediamento” della squadra di governo, così come affermato dal pm Antonio Costantini. Con la sola eccezione di Marina del Foro, assolutamente estranea,  che “aveva un pessimo rapporto con Pezzuto e Prisco, tanto da non volersi nemmeno sedere allo stesso tavolo durante le riunioni ed ero io a chiamarla per farla intervenire, anche per raggiungere il numero necessario affinché potesse passare la delibera”.

Cascione, dopo aver precisato quando e chi, avrebbe fatto parte del gruppo qualificato dall’accusa come “associazione per delinquere”, ha consegnato la sua versione del rapporto imbastito con l’imprenditore di Brindisi, Antonio Cozzoli, ai domiciliari sino all’accoglimento dell’istanza presentata dal suo difensore. E ancora indagato, in attesa della conclusione di questo filone di indagine, per il quale Cascione ha chiuso il conto con la giustizia: nel patteggiamento a tre anni e quattro mesi è stato conteggiato anche il capo di imputazione relativo alle tangenti offerte da Cozzoli, come chiesto dall’avvocato Giuseppe Guastella.

“Appresa la notizia della fatiscenza degli immobili e dell’intenzione del Comune di venderli, come da delibera che vi consegno, iniziò a proporre varie soluzioni, tra cui un project financing”, si legge nel verbale reso dall’ex primo cittadino che ha ammesso i suoi errori. “A seguito della gara che intendeva vincere anche grazie al mio aiuto, gli immobili potevano essere venduti e il Comune avrebbe potuto percepire la somma idonea, all’epoca stimata in 300mila euro, pari al valore dei beni prima del recupero. Cozzoli si offrì di intercedere presso l’ufficio della Provincia tramite sue conoscenze. In tal caso promise un regalino che però non quantificò”.

“Quanto alla gestione dei cani randagi, Cozzoli si era offerto di creare con il mio aiuto un canile a Cellino e in tal modo, circostanza da me ritenuta conveniente anche dal punto di vista politico, far lavorare persone del posto e a noi vicine anche attraverso cooperative”. Cascione ha fatto i nomi delle coop. “Anche in questo caso, si dimostrò disponibile a pagare il solito caffè”. I due avrebbero avuto modo di parlare della gestione del canile a Brindisi e in tale occasione, Cozzoli disse di “avere amicizie giuste per ottenere anche dalla Regione le autorizzazioni necessarie”.

“Questo discorso,  come quello della pubblica illuminazione (altro appalto finito nel mirino della Procura, ndr) fu intavolato con Cozzoli, alla presenza di Molendini, alla trattoria, esercizio presso il quale, dalla lettura dell’ordinanza (di custodia cautelare, ndr) ho appreso di essere stato pedinato. Si è anche parlato delle fatture da sovrastimare, la cui strategia di implementazione ammetto”.

“Tengo a precisare che tale modo di procedere era stato suggerito da Cozzoli perché così egli mi disse aveva fatto con altre Amministrazioni. Dai calcoli che facemmo, al gruppo sarebbe andata la somma di circa 7mila euro, qualora fosse passato come debito fuori bilancio. A Cozzoli, sarebbe stato in definitiva pagato il reale importo dei lavori effettuati”. Ma Cascione ha ammesso di “essere a conoscenza che non fossero stati effettuati a regola d’arte” e ha spiegato di “avere urgenza che la questione fosse definita affinché il campionato calcistico di Promozione in cui militava il Cellino, iniziasse con regolarità, atteso che il campo era stato dichiarato inagibile. Analoga esigenza avevo per il palazzetto di basket e volley”.
Sul fronte del campetto di calcio a cinque, “non ricordo assolutamente che Cozzoli arrivò ad offrire 25mila euro di cui all’imputazione, penso che la somma si aggirasse tra 15 e 20mila euro”. 

Il discorso in chiave do ut des sarebbe stato analogo anche per “la costruzione di immobili presso la zona Pip (industriale): Cozzoli mi fece organizzare una riunione di maggioranza con i consiglieri, promettendo, insieme ad altri imprenditori presenti che non conoscevo, che avrebbero provveduto a costruire un consorzio che, dopo aver acquisito tutti i lotti, avrebbe urbanizzato l’area realizzando con ditte e persone di Cellino gli immobili. Uno dei quali avrebbe trovato il modo di cedere anche a me. Nell’occasione mi promise di entrare in questo consorzio come legale di fiducia, non si parlò di offerta di soldi”. Non se ne fece nulla. “Tutte le promesse fatte da Cozzoli e da me accettate, lui non ha mai dato alcuna somma di denaro. Io, pur accettando la futura dazione non ho mai chiesto niente”.

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