Caso Ferrarese: "A Forleo 14 anni"

TARANTO – Il processo d’appello bis per i fatti della tragica notte tra il 13 e il 14 giugno del 1995, principio della fine di quello che per gli inquirenti fu e agì come settore deviato della questura di Brindisi, ha assunto oggi una piega molto seria per gli imputati. Davanti alla Corte d’Assise di appello di Taranto, indicata dalla Cassazione per la ricelebrazione del giudizio di secondo grado sull’uccisione del contrabbandiere brindisino Vito Ferrarese, il magistrato della procura generale ionica Antonella Montanaro ha sostenuto la tesi a carico dell’ex questore di Brindisi, Franco Forleo, dell’omicidio volontario con dolo. Ed ha chiesto per il funzionario 14 anni e 4 mesi di carcere.

Francesco Forleo

TARANTO – Il processo d’appello bis per i fatti della tragica notte tra il 13 e il 14 giugno del 1995, principio della fine di quello che per gli inquirenti fu e agì come settore deviato della questura di Brindisi, ha assunto oggi una piega molto seria per gli imputati. Davanti alla Corte d’Assise di appello di Taranto, indicata dalla Cassazione per la ricelebrazione del giudizio di secondo grado sull’uccisione del contrabbandiere brindisino Vito Ferrarese, il magistrato della procura generale ionica Antonella Montanaro ha sostenuto la tesi a carico dell’ex questore di Brindisi, Franco Forleo, dell’omicidio volontario con dolo. Ed ha chiesto per il funzionario 14 anni e 4 mesi di carcere.

In primo grado a Brindisi il questore protempore era stato condannato a 6 anni e tre mesi, quindi a tre anni e 6 mesi nel processo di appello a Lecce annullato poi con rinvio dalla Corte di Cassazione. La pubblica accusa non ha tenuto conto delle condizioni cliniche di Forleo. Sull’elicottero dai cui quella notte si abbatté un fiume di pallottole sullo scafo blu in fuga pilotato da Ferrarese, c’era come secondo in grado il vicequestore Pietro Antonacci, nei confronti del quale il pg Antonella Montanaro ha chiesto 10 anni e 2 mesi (4 anni e 6 mesi nel processo di appello annullato). Anche Antonacci aprì il fuoco, quella notte, ma ha collaborato nel corso dei lunghi anni delle indagini e dei processi, ben 17, e quindi gli sono state riconosciute dall’accusa le attenuanti prevalenti.

Modificate dalla procura generale anche le richieste di pena per il gruppo della Sezione catturandi della Squadra mobile dell’epoca, comandata dall’ispettore Pasquale Filomena e da questi trasformata in un impenetrabile compartimento stagno per gli altri investigatori. Perché? Perché il gruppo gestiva una relazione illegale con il gruppo dei latitanti brindisini in Montenegro, in una sorta di partita a scacchi in cui – tuttavia – grazie al rapporto controverso tra Filomena e l’allora capo Scu in esilio, Benedetto Stano, a Brindisi erano arrivate armi da guerra per imbastire finti sequestri, finti attentati, ma anche notizie e dritte sugli affari di altre squadre contrabbandiere, sino al punto di scortare il latitante in Umbria. Ma il gruppo deviato era già sotto controllo, e scattarono gli arresti in flagranza di reato.

Per Filomena, dunque, il pg Antonella Montanaro ha chiesto 14 anni e 2 mesi, la stessa pena del processo di primo grado (l’ispettore si prodigò anche per depistare le indagini sulla morte di Ferrarese, facendo trovare nello scafo blu un’arma). Poi quattro anni e sei mesi per l’ispettore Giovanni Perrucci; 6 anni per Francesco Vacca; 4 anni per Mario Greco; 4 anni e sei mesi per Emanuele Carbone, ispettore. Era il nucleo scelto di Filomena, qualcuno di loro anche in affari con alcune squadre contrabbandiere.

Infine, richiesta di conferma della pena per il gruppo dei pregiudicati implicati nelle indagini sulle attività collaterali di Filomena e degli altri: per Fabio Fornaro, detto la Belva, 9 anni; nove anni anche per Oliver Cannalire; 6anni e otto mesi per Aldo Cigliola; 6 anni per Flavio Maggio; 3 anni e sei mesi per Aldo De Santis; 4 anni e dieci mesi per Teodoro Sciarra. Due richieste di proscioglimento per intervenuta prescrizione, riguardano le posizioni di Massimo Greco e Cosimo Patronelli.

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