rotate-mobile
Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

Caso Laudati: ascoltato Dinapoli

ROMA - Caso Laudati: Giornata di udienze, quella odierna, presso il Consiglio superiore della magistratura, dove ha tenuto banco anche l’audizione dell’attuale numero uno della Procura brindisina, Marco Dinapoli.

ROMA - Caso Laudati: Giornata di udienze, quella odierna, presso il Consiglio superiore della magistratura, dove ha tenuto banco anche l'audizione dell'attuale numero uno della Procura brindisina, Marco Dinapoli.

Con quelle compiute stamattina - e che hanno visto protagonisti i procuratori aggiunti Annamaria Tosto e Pasquale Drago, il capo dei gip Antonio Lovecchio e l'attuale procuratore capo di Brindisi - la Prima Commissione del Csm ha esaurito il giro di audizioni che aveva previsto per verificare se ci sono gli estremi per l'avvio di una procedura di trasferimento d'ufficio nei confronti del capo della procura di Bari Antonio Laudati, accusato dal suo ex sostituto Giuseppe Scelsi di aver rallentato la conclusione dell'inchiesta sulle escort portate da Gianpaolo Tarantini nelle residenze del premier Silvio Berlusconi.

Dinapoli avrebbe confermato a Palazzo dei Marescialli quanto aveva già detto il 18 agosto scorso al Procuratore generale di Bari, Antonio Pizzi, nell'ambito dell'istruttoria su Laudati avviata su disposizione del procuratore generale della Cassazione. Durante quella deposizione, Dinapoli spiegò di aver saputo da Scelsi, tra fine giugno e inizio di luglio del 2009, che Laudati (che era stato nominato dal Csm procuratore di Bari ma non si era ancora insediato, cosa che fece il 9 settembre 2009) aveva tenuto una riunione, il 26 giugno, in una caserma della Guardia di finanza di Bari alla quale avevano partecipato il generale della Gdf Vito Bardi, ufficiali e militari delle Fiamme Gialle e lo stesso Scelsi.

Della riunione, sebbene Dinapoli fosse il coordinatore anche di quelle indagini, non fu "informato da alcuno", se non da Scelsi a cose fatte e con tono "meravigliato e seccato". Scelsi raccontò a Dinapoli - a quanto risulta dall'audizione dell'agosto scorso da parte del pg di Bari - che durante la riunione, in sostanza, Laudati «aveva chiesto ai presenti di non prendere iniziative in relazione alle indagini sulle escort sino a quando non si fosse insediato alla procura di Bari".

"Inoltre - è scritto nel verbale - (Laudati, ndr) indicò ai presenti il generale Bardi come punto terminale di tale indagine, nel senso che tutto doveva essere riferito al generale Bardi da parte della Guardia di finanza che investigava". "Ricordo - conclude Dinapoli - che Scelsi riteneva questo comportamento di Laudati alquanto anomalo e lo viveva come una vera e propria interferenza. Ricordo che discutemmo se prendere delle iniziative. Scelsi disse che, poichè il procuratore era in arrivo, non era il caso di formalizzare il tutto per non creare un clima negativo in procura fin dall'inizio. Difatti Scelsi non mi fece una relazione scritta e quindi, di conseguenza, non presi alcuna iniziativa".

Ieri, intanto, avevano negato ogni ritardo nelle indagini sulle escort che Gianpaolo Tarantini ha portato nelle residenze di Berlusconi tra il 2008 e il 2009 i tre pubblici ministeri inquirenti di Bari (Eugenia Pontassuglia, Renato Nitti e Ciro Angelillis) ascoltati dalla prima commissione del Csm. La Commissione, presieduta dal laico del Pdl Nicolò Zanon, che in un primo momento sembrava intenzionata a chiudere l'istruttoria, starebbe invece valutando se andare avanti con altre convocazioni, che stavolta potrebbero anche riguardare persone estranee alla magistratura.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Caso Laudati: ascoltato Dinapoli

BrindisiReport è in caricamento