Caso Lusi, ripercussioni a Brindisi

BRINDISI - L’effetto dello scandalo Lusi, il tesoriere della Margherita accusato di essersi appropriato di 13 milioni di euro dalla casse del partito, non si ferma a Roma ma si propaga alla periferia, arrivando fino a Brindisi, dove la storica sede della Dc, poi passata di mano in mano fino a diventare la sede del comitato elettorale del sindaco Consales, sta per finire nel patrimonio di un professionista brindisino. Su quell’appartamento infatti Equitalia reclama circa 50mila euro di tasse mai versate nel corso degli ultimi 20 anni. Una storia che l’ex consigliere comunale Raffaele Iaia, già tesoriere della segreteria provinciale del partito, ha vissuto in prima persona.

Raffaele Iaia

BRINDISI - L’effetto dello scandalo Lusi, il tesoriere della Margherita accusato di essersi appropriato di 13 milioni di euro dalla casse del partito, non si ferma a Roma ma si propaga alla periferia, arrivando fino a Brindisi, dove la storica sede della Dc (in via Casimiro), poi passata di mano in mano fino a diventare la sede del comitato elettorale del sindaco Consales, sta per finire nel patrimonio di un professionista brindisino. Su quell’appartamento infatti Equitalia reclama circa 50mila euro di tasse mai versate nel corso degli ultimi 20 anni. Una storia che l’ex consigliere comunale Raffaele Iaia, già tesoriere della segreteria provinciale del partito, ha vissuto in prima persona.

Di che tasse si tratta?

«Dell’Ici non pagata. Un po’ perché non c’erano i soldi, un po’ perché non arrivavano le cartelle, e un po’ perché è sempre stato difficile risalire alla effettiva proprietà dell’immobile»

Non è un problema solo brindisino, a  quanto pare?

«Esatto, in tutta Italia ci sono circa 400 immobili dislocati in altrettanti comuni. Solo quello di Brindisi è un appartamento di circa 150 metri quadrati. Pensate un po’ di che patrimonio stiamo parlando».

Ma come mai nessuno pagava?

«Perché dal 94 in poi, dopo lo scioglimento della Dc, nessuno era legittimato a firmare documenti. Alla fine degli anni ’90 ci comunicarono da Roma che la nostra sede rientrava nel patrimonio acquisito da una certa Universo, ditta che dopo qualche anno si trasferì all’estero per poi rientrare in Italia».

E come si arriva a Lusi?

«I soldi da lui distratti dovevano finire alle varie segreterie provinciali per pagare i fitti e le spese ordinarie. Nel 2007 e 2008 fu proprio Lusi a scrivere a noi tesorieri delle periferie, invitandoci a tenere aperti i conti bancari perché presto sarebbero arrivati i soldi dal nazionale. Stiamo ancora aspettando».

Lei cosa propone?

«Difficile che questo appartamento si possa salvare. Però credo che tutti i segreterai provinciali del partito dovrebbero costituirsi contro Lusi, perché alla fine tutti abbiamo subito il danno».

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